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REALTÀ VIRTUALE
Realtà virtuale e cinema
Tania Marinoni


Lo schermo è racchiuso in uno smartphone, eppure la narrazione diviene realtà: è questo il moderno paradosso espresso dal sodalizio tra cinema e tecnologia, tra la settima arte e la realtà virtuale. Il cinema fruito in questa inedita modalità richiede di indossare un visore, un dispositivo non comodissimo che graverà sul setto nasale se portato per lungo tempo, ma in cambio restituisce un'immersione completa nei contenuti proposti. Un Gear VR collegato ad uno smartphone compatibile, quindi, oppure, anche un semplice Cardboard sono adatti a chi volesse superare i confini della realtà, nella consapevolezza che più sofisticati sono gli apparecchi, migliore sarà la resa. Ma anche alcune sale da proiezione sono attrezzate per offrire un'esperienza ultrasensoriale. La prima in Italia è stata aperta nel 2017 a Milano e ha già portato sul grande schermo avvincenti thriller ed horror, oltre ad imperdibili documentari. Dallo scorso ottobre fino a marzo l'Ultrareal World, il progetto di Milano Film Festival e BASE, ha stupito gli appassionati con le novità dei Festival internazionali di tutto il mondo. Seduti su sedie girevoli, muniti di visore, in molti hanno già spinto la realtà oltre la fantasia.


Era il 2016 quando la VR debuttava in numerosi settori: tra questi non poteva mancare il cinema. Dopo gli esperimenti presentati a Cannes, veniva proiettato alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia il primo lungometraggio in realtà virtuale: un anteprima di 40 minuti, dedicato alla vita di Gesù. L'assenza del montaggio ha suscitato negli spettatori una strana sensazione: quella di non trovarsi davanti ad un film, ma piuttosto ad un'opera teatrale. Nonostante le fragilità di un linguaggio ancora in divenire, Jesus VR sarà tuttavia ricordato come un'esperienza molto significativa: il primo film “vissuto”, che non aveva la pretesa di mostrare le potenzialità di una tecnologia in fieri.


Alla realtà virtuale l'ultima edizione del festival di Venezia ha dedicato un'intera sezione di 22 progetti: la Venice Virtual Reality, ospitata sull'isola del Lazzaretto vecchio, si è articolata in tre categorie. Le installazioni, scenari predisposti per immergere lo spettatore e portarlo fino al limite dell'incredibile; quanto possano essere coinvolgenti lo dimostra Draw me close, che simula lo struggente incontro tra un figlio e la madre colpita dal cancro in fase terminale. Gli stand up sono invece postazioni che richiedono solo di indossare un visore per venire catapultati in una dimensione virtuale. La modalità fruitiva è particolarmente adatta ai documentari come Greenland Melting, che conduce lo spettatore nei paesaggi della Groenlandia per sensibilizzarlo sul tema dello scioglimento dei ghiacciai. La terza categoria, il VR Theatre, è quella più simile al cinema tradizionale: sedili girevoli ed un visore coinvolgono totalmente lo spettatore, senza tuttavia permettergli di interagire con il contesto.
Una nuova sezione destinata alla realtà virtuale costituirà l'importante novità anche al ShorTS International Film Festival, la manifestazione che Trieste dedica da 19 anni ai cortometraggi da tutto il mondo. Così, in Piazza della Borsa, dal 29 giugno al 7 luglio gli spettatori saranno protagonisti nello spazio creato da IKON.
Anche l'industria del film porno si è naturalmente buttata su questa nuova tecnologia.


E delle nuove potenzialità della tecnologia virtuale si è parlato lo scorso novembre a Potsdam, durante il convegno tenutosi alla presenza di esperti provenienti da Hollywood e di alcuni esponenti della National Geographic. In un prossimo futuro un visore ci consentirà di vedere con gli occhi del protagonista: qualcosa destinato a rivoluzionare non solo la fruizione, ma anche i codici del linguaggio cinematografico. Tuttavia, per questo ulteriore e stravolgente passo avanti dovremo ancora attendere.

Quest'anno vedremo The Miracles of Jesus VR, un'interpretazione virtuale del Vangelo di Giovanni, frutto della collaborazione tra Italia e Stati Uniti e girato, come Jesus VR, a Matera.
Alla VR è dedicata, a livello contenutistico, anche l'ultima pellicola di Steven Spielberg, che con il suo avventuroso e distopico Ready Player One, ci catapulta in un apocalittico 2045, dominato dal caos e salvato dalla dimensione artificiale. Il film, tratto dall'omonimo best seller di Ernest Cline, ed uscito nelle sale a fine marzo, è sicuramente un'importante occasione per riflettere sul tema della fuga nel virtuale.

Tania Marinoni

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  18 aprile 2018