21 luglio 2025
Sull'inchiesta di Milano mi sembra interessante l' articolo (a pag. 9 de "La Stampa" di stamattina, 21 luglio) dell'ex PM di Mani Pulite Tiziana Parenti "Adesso è molto peggio di Tangentopoli. I vantaggi sono personali, non per la politica". Ne consiglio la lettura, limitandomi a riportarne alcuni "occhielli": "Niente mazzette: vince gli appalti chi assume gli amici come consulenti"; "Oggi ci sono solo individui che per fare la loro scalata utilizzano qualunque mezzo"; "La casta attuale si fa la legge o l'abolisce a seconda del suo tornaconto individuale"; "Milano era una città inclusiva, adesso nessuno può comprarsi casa se non fa parte della cerchia giusta". Ma, oltre la valutazione sullo "spaccato" ETICO- POLITICO-CIVILE della città di Milano, emergente da questa inchiesta (comunque vada a finire PENALMENTE), occorre anche riflettere sul "pendant" politico-partitico e mediatico, cioè sugli effetti di questa "super inchiesta" sulla situazione politica e il "posizionamento" dei vari partiti (in particolare del PD) in vista della ormai prossima tornata elettorale regionale. I Partiti della coalizione di Governo oscillano ambiguamente tra la prosecuzione dell'attacco alla magistratura e al potere giudiziario (è prossimo il secondo - su quattro - "via libera" parlamentare alla Legge di Riforma costituzionale della Giustizia) e la tentazione di non contrastare i magistrati milanesi nell'accusa a Sala e alla Giunta di centro-sinistra, in modo da farla cadere e di sostituirsi ad essa, come esplicitamente si augura Matteo Salvini. Giorgia Meloni e FI sono più "attendisti", trincerandosi dietro il loro "garantismo". Più complicata e difficile è la situazione del PD (e di Elly Schlein al suo interno) nei confronti degli altri Partiti del cosiddetto "campo larghissimo" e della unità dell'opposizione, auspicabile per avere una minima possibilità di vittoria alle prossime elezioni regionali. Schlein ha, allo scoppio del caso Milano, espresso "piena solidarietà" al sindaco Giuseppe Sala; e oggi il PD milanese ha autorizzato il sindaco a continuare nel suo mandato, ma richiedendogli e intimandogli di fatto un CAMBIAMENTO DELLA POLITICA URBANISTICA. Una sorta di "commissariamento" e un tentativo, a mio avviso, tardivo e inefficace, di rimettere insieme una frittata. Non saprei dire se atto di forza oppure di debolezza. Non invidio Elly Schlein: penso che non riesca ad uscire dal guado in cui si trova dall'inizio del suo mandato. All'interno del suo partito, Franceschini e Picierno "flirtano" con Meloni e la Cisl. Renzi "rivendica" come sua la vittoria della Salis a Genova (e lo stesso Giuseppe Sala aveva simpatie renziane e frequentazioni leopoldiane). Renzi e Calenda esaltano e difendono a spada tratta il "modello Milano", che sarebbe rinata e alla pari delle più avanzate metropoli europee e mondiali. A tale "entusiatico" giudizio pare si sia aggiunto ieri sera (su TV 7 a "In Onda") Paolo Mieli, che ha addirittura avuto il coraggio di collegare questa presunta "rinascita" milanese agli anni "eroici" della ricostruzione italiana postbellica, giustificando anche, in base ai risultati, le presunte (per ora!) irregolarità e reati penali. Paolo Mieli è onnipresente nei media e nelle TV italiane (Rai 3 e La 7 in particolare): se Mieli rappresenta il mainstream prevalente, l'opinione pubblica "moderatamente" progressista, c'è poco da star allegri. Mi sono sempre chiesto da dove deriva il grosso e duraturo potere che il "guru" Paolo Mieli ha sempre esercitato sulla stampa e sulla TV italiana: questione che andrebbe chiarita in sede di valutazione storico-politica.
Per tornare al punto che mi interessa, Elly Schlein, sia in politica estera, sia in politica interna, non riesce a compiere una buona volta una scelta netta. Non so quanto sia da Lei percorribile la via suggerita da Rosy Bindi:"Radicale (e "di sinistra") nel merito (cioè, nei contenuti programmatici); moderata (e "di centro riformista") nel metodo "gradualistico" e di "ampie convergenze". L'ipotesi bindiana mi sembra ardua: è come metter insieme il diavolo e l' acqua santa. Ma può darsi che anche in politica si verifichino i miracoli! Torno però a ribadire che, dopo l'involuzione del "partito liquido" veltroniano, il PD dovrebbe decidere, una volta per tutte, COSA FARE DA GRANDE: e se essere carne o pesce. Dovrebbe, a mio avviso, declinare in maniera corretta il rapporto che Enrico Berlinguer prefigurava tra "compromesso storico","diversità" del Partito, "questione morale". Rapporto che alla sua morte è stato falsato e "tradito" dal prevalere dell'area "migliorista" di Napolitano e dei "governativi" del PCI. Oggi più che mai la "questione morale" è determinante. Non si può eluderla con la scusa che la pone il M5S: qual è l'identità del PD attuale di fronte alla "questione morale" che anche l' inchiesta milanese evidenzia nella sua gravità? Elly Schlein, "hic Rodus, hic saltus"!
22 luglio 2025
Sull'inchiesta di Milano mi sembra interessante l' articolo (a pag. 9 de "La Stampa" di stamattina, 21 luglio) dell'ex PM di Mani Pulite Tiziana Parenti "Adesso è molto peggio di Tangentopoli. I vantaggi sono personali, non per la politica". Ne consiglio la lettura, limitandomi a riportarne alcuni "occhielli": "Niente mazzette: vince gli appalti chi assume gli amici come consulenti"; "Oggi ci sono solo individui che per fare la loro scalata utilizzano qualunque mezzo"; "La casta attuale si fa la legge o l'abolisce a seconda del suo tornaconto individuale"; "Milano era una città inclusiva, adesso nessuno può comprarsi casa se non fa parte della cerchia giusta". Ma, oltre la valutazione sullo "spaccato" ETICO- POLITICO-CIVILE della città di Milano, emergente da questa inchiesta (comunque vada a finire PENALMENTE), occorre anche riflettere sul "pendant" politico-partitico e mediatico, cioè sugli effetti di questa "super inchiesta" sulla situazione politica e il "posizionamento" dei vari partiti (in particolare del PD) in vista della ormai prossima tornata elettorale regionale. I Partiti della coalizione di Governo oscillano ambiguamente tra la prosecuzione dell'attacco alla magistratura e al potere giudiziario (è prossimo il secondo - su quattro - "via libera" parlamentare alla Legge di Riforma costituzionale della Giustizia) e la tentazione di non contrastare i magistrati milanesi nell'accusa a Sala e alla Giunta di centro-sinistra, in modo da farla cadere e di sostituirsi ad essa, come esplicitamente si augura Matteo Salvini. Giorgia Meloni e FI sono più "attendisti", trincerandosi dietro il loro "garantismo". Più complicata e difficile è la situazione del PD (e di Elly Schlein al suo interno) nei confronti degli altri Partiti del cosiddetto "campo larghissimo" e della unità dell'opposizione, auspicabile per avere una minima possibilità di vittoria alle prossime elezioni regionali. Schlein ha, allo scoppio del caso Milano, espresso "piena solidarietà" al sindaco Giuseppe Sala; e oggi il PD milanese ha autorizzato il sindaco a continuare nel suo mandato, ma richiedendogli e intimandogli di fatto un CAMBIAMENTO DELLA POLITICA URBANISTICA. Una sorta di "commissariamento" e un tentativo, a mio avviso, tardivo e inefficace, di rimettere insieme una frittata. Non saprei dire se atto di forza oppure di debolezza. Non invidio Elly Schlein: penso che non riesca ad uscire dal guado in cui si trova dall'inizio del suo mandato. All'interno del suo partito, Franceschini e Picierno "flirtano" con Meloni e la Cisl. Renzi "rivendica" come sua la vittoria della Salis a Genova (e lo stesso Giuseppe Sala aveva simpatie renziane e frequentazioni leopoldiane). Renzi e Calenda esaltano e difendono a spada tratta il "modello Milano", che sarebbe rinata e alla pari delle più avanzate metropoli europee e mondiali. A tale "entusiatico" giudizio pare si sia aggiunto ieri sera (su TV 7 a "In Onda") Paolo Mieli, che ha addirittura avuto il coraggio di collegare questa presunta "rinascita" milanese agli anni "eroici" della ricostruzione italiana postbellica, giustificando anche, in base ai risultati, le presunte (per ora!) irregolarità e reati penali. Paolo Mieli è onnipresente nei media e nelle TV italiane (Rai 3 e La 7 in particolare): se Mieli rappresenta il mainstream prevalente, l'opinione pubblica "moderatamente" progressista, c'è poco da star allegri. Mi sono sempre chiesto da dove deriva il grosso e duraturo potere che il "guru" Paolo Mieli ha sempre esercitato sulla stampa e sulla TV italiana: questione che andrebbe chiarita in sede di valutazione storico-politica.
Per tornare al punto che mi interessa, Elly Schlein, sia in politica estera, sia in politica interna, non riesce a compiere una buona volta una scelta netta. Non so quanto sia da Lei percorribile la via suggerita da Rosy Bindi:"Radicale (e "di sinistra") nel merito (cioè, nei contenuti programmatici); moderata (e "di centro riformista") nel metodo "gradualistico" e di "ampie convergenze". L'ipotesi bindiana mi sembra ardua: è come metter insieme il diavolo e l' acqua santa. Ma può darsi che anche in politica si verifichino i miracoli! Torno però a ribadire che, dopo l'involuzione del "partito liquido" veltroniano, il PD dovrebbe decidere, una volta per tutte, COSA FARE DA GRANDE: e se essere carne o pesce. Dovrebbe, a mio avviso, declinare in maniera corretta il rapporto che Enrico Berlinguer prefigurava tra "compromesso storico","diversità" del Partito, "questione morale". Rapporto che alla sua morte è stato falsato e "tradito" dal prevalere dell'area "migliorista" di Napolitano e dei "governativi" del PCI. Oggi più che mai la "questione morale" è determinante. Non si può eluderla con la scusa che la pone il M5S: qual è l'identità del PD attuale di fronte alla "questione morale" che anche l' inchiesta milanese evidenzia nella sua gravità? Elly Schlein, "hic Rodus, hic saltus"!
25 luglio 2025
l Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che, a settembre alla prossima Assemblea Generale dell'ONU, chiederà (primo degli Stati del G7) il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Non mi dilungo sugli effetti concreti di questo "riconoscimento", praticamente NULLI; e sugli scopi unicamente "propagandistici" di "marcare" la "grandeur" sua e della Francia. Parafrasando la famosa frase attribuita ad Ettore Fieramosca ("Vile, tu uccidi un uomo morto!"), direi, rivolgendomi a Macron: "Vile, tu riconosci uno Stato morto!". Perché è molto probabile
che, entro questa estate, Netanyahu porti a compimento l'occupazione di Gaza e della Cisgiordania, cioè finisca di "uccidere" un popolo e uno Stato, senza che Macron e & Co abbiano fatto NULLA per impedirlo.
Un altro fatto è degno di alcune considerazioni (una, di carattere generale; l'altra, relativa al caso specifico). L'altro ieri si è verificato un "cambiamento" nella stampa, nelle TV e nei media italiani nei confronti di Zelensky e della politica INTERNA dell'Ucraina. Non azzardo "ipotesi" sul significato di tale cambiamento. Mi limito ad una constatazione: cioé, il verificarsi d'uno iato nel sistema informativo e dell'emergere di ciò che fino all'altroieri era volutamente ignorato e tenuto nascosto. Già, nel modo in cui oggi vengono "ammanite" queste notizie, si sta cercando di rappezzare e "richiudere" questo squarcio su una realtà accuratamente nascosta, perché non corrispondente con la propria scelta ideologico-politica. Si presenta come "novità" (come se fosse la prima volta che si verifica) la contestazione pubblica degli ucraini nei confronti di Zelensky (in relazione alla Legge di smantellamento delle due Agenzie indipendenti sulla corruzione, da lui fatta approvare dal Parlamento con i poteri da lui ricoperti a norma dello stato di Legge marziale) e la presenza di un'opposizione politica in Parlamento e di una stampa NON "allineata" e critica. ll malcontento e l'opposizione ci sono stati effettivamente con la continuazione e l'inasprirsi della guerra (non si sa quanti siano i soldati ucraini morti e feriti, oltre alle vittime civili; l'arruolamento "forzato" è diventato insopportabile, così come i metodi "sbrigativi" con cui Zelensky governa), ma li si è volutamente "cancellati". E a questa "cancellazione" (equivalente, in una società mediatica, ad una "inesistenza") si sono adeguati, sino all'altro ieri, la stampa e i media italiani. Eppure da tempo nella stampa estera c'erano articoli che riportavano questa situazione (sulla "Deutsche Welle" e il "Kiev Indipendent", per esempio) con esplicite accuse alla corruzione e all'involuzione autoritaria (addirittura di "ditattura", non molto dissimile da quella di Putin) del governo Zelensky. Di fronte al "richiamo" e al "buffetto" di Ursula von der Leyen ("Che mi combini, ragazzaccio! Mi metti nei pasticci, mi scopri gli altarini!"), Zelensky ha rapidamente fatto marcia indietro e "ritirato" immediatamente la Legge altrettanto rapidamente imposta, promettendo di sostituirla con un rafforzamento dell'autonomia e della terzietà delle due Agenzie di controllo sulla corruzione.
Si vedrà, anche se, personalmente, non ho molta stima eccanismo della "mezza verità" che è alla base della tecnica di manipolazione della comunicazione e di creazione del consenso: non si dice TUTTA la verità, bensì solo quella PARTE che convalida la propria interpretazione ideologico politica e corrisponde ai propri interessi. O meglio, di una realtà complessa e multicomposita si rivelano solo alcuni elementi (quelli che ci "interessano") e se ne "nascondono" altri (quelli che NON ci "interessano"). Questa "omissione" è, in parte, involontaria e "in buona fede" (nella terminologia giuridica, "colposa"), in quanto la complessità del reale non è mai "visibile" e comprensibile appieno, ma è oggi, con il controllo onnipervasivo di videocamere, droni e satelliti, in massima parte VOLONTARIA e "in cattiva fede" ("dolosa", in termini giuridici). C'è poi un'ulteriore "operazione" sugli elementi "scelti" come unici fattuali: la loro interpretazione secondo il NOSTRO PUNTO DI VISTA, escludendo l'ALTRO (e/o gli ALTRI) punto di vista. Insomma, si vuole che si senta solo UNA campana: la propria. O meglio, quella del potere dominante.
Decostruire questo meccanismo del consenso, che è lo stesso della propaganda, è fondamentale. Ed è utile, a mio avviso, applicare questa "decostruzione" ai casi specifici e più emblema tici. Che sono quelli dei conflitti bellici, come le guerre in Ucraina e in Israele.
26 luglio 2025
Nel mio post di ieri, 25 luglio accennavo all'applicazione della "decostruzione" del meccanismo propagandistico al caso specifico dell'Ucraina. Oggi vorrei procedere alla stessa "decostruzione" relativamente all'altro caso specifico più "macroscopico": quello di Israele, verso cui non si è ancora verificato alcuno "squarcio" e "strappo" significativo, essendo ancora fortissima (e "ammutolente"!) l'accusa di "antisemitismo" per chi si azzarda a render noto qualsiasi elemento che possa minimamente suonare come critica al governo Netanyahu e alla sua propaganda. Nel caso dell'Ucraina, si è sì, analogamente, applicata l' accusa di "putinismo", ma essa ha senz'altro minor "incidenza" ed efficacia "zittenti". Il controllo rigido e totale dell'informazione non è applicato solo nei confronti dello scenario di guerra a Gaza e in Cisgiordania, ma anche, in una certa misura, all'interno della stessa parte "ebraica" di Israele. A parte le proteste e i sit-in anti-Netanyahu dei parenti degli ostaggi ancora in mano ad Hamas; a parte il quotidiano "HAARETZ" e quel che resta dell'opposizione politica di sinistra. pochissimi sono i dati che trapelano (e vengono recepiti nella stampa estera): 1) sul peggioramento della situazione economico-produttiva e della qualità di vita degli israeliani, stressati da un reale stato di guerra che non accenna a finire; 2) sul numero crescente di soldati morti, di suicidi, di "disobbedienza" a certi ordini e di renitenza alla leva dei cosiddetti "riservisti". Il patriottismo ebraico, che ha sin qui "retto", si sta, per la forza delle delle cose, esaurendo. Netanyahu è costretto ad accelerare e aggravare la sua politica di eliminazione totale di Hamas e del popolo palestinesi: cioè la realizzazione della "soluzione finale". Non gli resta infatti molto tempo: quello che manca alle elezioni di "mid-term" statunitensi. Il "vaso di Pandora" delle due guerre non potrà restare molto più a lungo ignorato e sigillato.
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
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RIFLESSIONI
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1
Riflessioni
2
Principi irrinunciabili
3
Tesoretto
4
La scuola
5
Catalogna e affini
6
Competenze
7
Identità e diversità
8
Identità e diversità 2
9
Igiene lessicale
10
Democrazia
11
Anniversari
12
Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13
Popolo!
14
Né patria, né matria, FRATR
ÍA
15
L'ipocrita polemica sulle fake news
16
Il discorso di Fine d'anno
17
Neologismi
18
La retorica dell'anniversario
19
Smartphonite
20
C'era una volta il dialogo!
21
La crisi istituzionale che viene da lontano
22
Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23
Le parole della politica: autonomia
24
Europa ed europeismo
25
La Svolta
26
Le parole della politica: "statalismo"
27
Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28
Utopia
29
Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30
Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31
L'insegnamento delle pandemia
32
Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33
"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34
Homo insaziabilis
35
Le parole della politica: "purtroppo"
36
Economia e Politica
37
Politica e Giornalismo politico
38
Parlamento e Governo
39
"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40
Le parole della politica: competenza, competente
41
Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42
Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
83 Il congiuntivo
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26 luglio 2025