![]() Flebili e salvifiche dicotomie
Il Lucignolo café declama Eugenio Montale
Anna Marini
Chiedeva a gran voce l'oblio sulle sue opere, sceglieva il nulla eterno per le sue composizioni, il Poeta che cantò l'odore salvifico dei limoni. Ma al Lucignolo cafè l'amore per l'arte e la cultura declamano i suoi correlativi oggettivi nella nitidezza delle immagini letterarie. La serata di giovedì 26 novembre ha la veste sonora delle sue rime nelle voci partecipi di Giuliano Patti e Marina Panaro, mentre sussurra la tastiera di Antonio Gentile l'intenso e implacabile male di vivere. Alberto Panaro cala con scrupolosa cura nel contesto storico la vita e l'opera del grande premio Nobel per la letteratura. Così l'affezionato pubblico dell'Angolo del Lettore Augusto Daolio incontra il Poeta ormai anziano, apprezzando in principio ciò che Montale scrisse alla fine della vita. All'aura dannunziana dei poeti laureati, alla poesia intesa come missione rinuncia l'arte di chi spiò dalle aperture mal chiuse un tratto di agognata divinità. La sua poesia non reca i tratti dell'arte divinatoria, ma legge e canta la condizione umana nella discrasia da sempre percepita con la realtà. Non le profezie interessano le rime di Montale, ma il male di vivere che affligge l'uomo moderno, quel senso di angoscia che opprime quando ci si avverte gettati in una dimensione priva di senso. La parola non restituisce la verità entro margini costrittivi, così rigidi e coercitivi per l'animo, troppo complesso perché venga compreso. Nessuna aulica formula nella sua autorità indiscussa sancisce decreti assoluti, ma solo oggi qualche storta sillaba e secca può affermare ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Alla solennità di un linguaggio ricercato, come la rarità delle essenze in un giardino per pochi eletti, il Poeta preferisce l'immediatezza di un vissuto reale, dipinto nella scena quotidiana che la Liguria offre al suo abitante. Appena ventenne il giovane Eugenio contempla con amarezza inquieta la desolazione umana nel paesaggio ligure, assonnato e inerte nell'ora calda del meriggio. Si innalza allora il confine invalicabile, si impone alla vista dell'animo il limite che costringe nella circoscritta aridità: la muraglia, nella sua infinta imponenza, corre inarrestabile, protetta da cocci aguzzi di bottiglia. La struttura reticolare chiude, reprime, confina, ma accade che in qualche punto si incrini e in uno stralcio di miracolo si manifesta la fatidica epifania. E' l'anello che non tiene, lo sbaglio di Natura, un portone mal chiuso che spande nell'aria l'odore dolce dei limoni: pervade l'animo una gioia improvvisa per quella parte di ricchezza che qui tocca anche a noi poveri. Ma l'illusione si dissolve presto e l'aroma dell'interrotta catena viene disperso dal rigore invernale. La fioca luce dell'arido paesaggio urbano, nel clima cupo inaridisce l'animo. L'azzurro di un cielo che ha il colore del melodico fiore in un motivetto musicale, l'azzurro profondo che inghiotte gli strepitii degli uccelli, si mostra soltanto a pezzi nel tedio implacabile della città rumorosa. Un paesaggio onirico si staglia nell'intimità dell'interno contrapposto alla minaccia esterna di una guerra devastante. Dentro la donna angelica libera il fumo di una sigaretta sopra il gioco degli scacchi; fuori torri e cavalli si schierano a morte nel tragico duello dell'ombroso Lucifero. Ma gli occhi di acciaio dell' angelo visitatore fronteggiano lo specchio ustorio della follia nazifascista: Clizia, luminosa e fragile nelle penne lacerate di una razza non eletta, incarna i valori della civiltà europea e le virtù che donano forza, decisione e chiaroveggenza. Ma se Irma Brandeis, la docente statunitense giunta un giorno alla porta del Poeta, poteva più che l'odore dei limoni, ora è il ricordo della moglie defunta a vegliare sulle dicotomie invocate da Montale. Si scendevano allora migliaia di scale e il radar di pipistrello era più efficace del battagliero sguardo di acciaio: nella salvifica catabasi della vita, gli occhi miopi e amorevoli di Drusilla Tanzi si rivelavano la guida indiscussa del grande Poeta. Anna Marini
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