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Favole e Filastrocche
per bambini, i loro genitori e nonni
Settima puntata
Testi di Giacomo Scotti, disegni di Enrico Mason


LE FAVOLE
Un bambino mi chiede:
Le favole, che cosa sono?
Sono un poco di fantasia per farti pił buono.
Sono un piccolo dono in prosa o in poesia.
Le mie piccole favole in versi sono i sorrisi tuoi che qui dispersi.


dedicato a voi tutti e in particolare
ai bambini e alle bambine della Palestina e di Israele
Umberto De Pace, Patrizia Zocchio, Giuseppe Biassoni


dalla raccolta

LO ZOO IN VERSI





LA COCCINELLA


Eccola qui, stupita,
con l'elitre sue rosse pronte al volo,
sulla punta delle mie dita.
Stupita e bella,
la coccinella
ha sette punti neri
come sette misteri.
Le dico: “Vola, coccinella mia,

stendi le alucce e via,
sali nel cielo azzurro…”
Mi risponde un sussurro,
l'insetto è già volato.
Più non rosso né nero,
è soltanto un ronzìo,
un punto indefinito
nel cielo immacolato;
soltanto un luccichìo nell'infinito.




VERSI O VOCI
DI ALCUNI ANIMALI

Il modo di “parlare”
degli animali in cielo,
sulla terra e nel mare
è voce, suono o verso;
da un animale all'altro
è però sempre diverso.

Conosciamo il maiale detto porco
e tutti abbiamo capito:
la voce che gli esce dal grugno
è soltanto un grugnito.

Nei campi ed allo zoo
molti hanno sentito
buoi e mucche muggire,

le pecore belare,
il leone ruggire,
il gatto miagolare.
C'è chi conosce pure l'ululare,
che è il lamentoso e cupo
urlo del lupo.

Se il cavallo nitrisce
nessuno si stupisce;
dicendo che l'asino raglia
nessuno si sbaglia.

Ma il grido, verso o canto
che lancia dalla stalla
il mulo che è figlio
di un asino e di una cavalla,
come vien definito?
Un raglio o un nitrito?

Nulla di tutto questo.
In stalla o nella vigna,
se si arrabbia o se canta,
il mulo rigna. Rigna!

La lepre e lo scoiattolo ganniscono,
(la loro voce è un gannito).
Il cervo e la tigre bramiscono,

il loro è un bramito.
L'elefante barrisce,
lancia un barrito.

Nel grano, su una spiga,
la cicala frinisce.
Il coniglio ziga.

Il canto della cicala
si dice pure stridìo;
e stridono ancora,
d'estate, ognora,
con insistenza, assillo,
la cavalletta e il grillo.

Di mattina e di sera
la voce del leopardo
e della pantera
è sempre un mugolare.
(Mùgolano anche i cani
se molestati dalle zanzare).
Non tartaglia il tacchino
e nemmeno farfuglia,
ma glogotta o gurguglia.

Anche l'oca glogotta per parlare,
mentre il verso dell'anatra
è semplice: anatrare.


Se attraversi un campo di peri,
di meli, susini e noci
senti un concerto di uccelli,
un continuo frullare e cantare,
ascolti le loro voci:
è tutto un cinguettare,
un garrire, squittire,
un chiurlare, un chiocciolare
Sono fischi, gorgheggi, pigolìi,
trilli, zirli, cingottìi.
Il gallo, suona la sveglia.
Cantando, fa così:
chicchirichì!
Si sveglia la cascina,

Schiamazza la gallina
mentre il pulcino pigola:
fa pio-pio-pi.

La ruota fa il tacchino
gurgugliando: glu-glu.
Ihà: raglia il ciuchino
e leva la testa in su.

Nella sua cuccia abbaia
il cane: bau-bau-bau.
Il gatto esce sull'aia
e miagola: mau-mau.



Gru-gru fa il porcellino
che grufola o grugnisce.
Il cavallo nitrisce,
il vitellino e il bue
muggiscono ambedue.

Gra-gra, là nello stagno
gracida soddisfatto
il ranocchio e fa il bagno.
Con mosche ed api in gara,
zuu, ronza la zanzara.

Nel prato, l'agnellino
belando fa be-bee.
Sul ramo l'uccellino
cincia, cinguetta, dice:
adesso tocca a me.
Ma gli uccelli son tanti
e i loro canti
sembrano arpeggi:
sono fischi, son trilli,
sono zirli, gorgheggi...

Ecco, sfrecciando in aria,
garrisce il rondone;
la rondine cinguetta
o squittisce dal nido
sotto un balcone.

Ma chiurla la civetta
nascosta sulla vetta
di un annoso cipresso.

Senti tubare spesso
il colombo e il piccione.
Nei tiepidi giorni
fischiettano i rigoli,
i merli e gli storni.
E zirlano i tordi
facendo gli accordi.

Trilla il cardello,
il pettirosso spittina,
va frignando il fringuello,




gorgheggia l'usignolo
quando scende la sera.
Gorgheggio è pure il canto
della capinera.

Garriscono se stridono,
squittiscono se cantano
con voce acuta e leggera.
Squittiscono le rondini
a primavera,
squittisce il pappagallo,
ma non il gallo.
Pochi sanno però
che a pranzo e a cena
ed anche prima e dopo
squittisce pure il topo.

Anche il parlare della furba volpe
-che dica arrivederci oppure addio-
è sempre uno squittìo.

A proposito del gallo
che annuncia l'albeggiare
col suo chicchirichì
(dal verbo chicchiriare),

le cose stanno così:
quel canto è una chicchiriata;
il gallo, dunque, chicchirichìa.
Proprio così si dice e così sia.


L'animale più ricco
di … voci e di versi
è il nostro amico cane.

si mette ad abbaiare:
se gli getti un pezzo di pane
o un osso di capretto,
per esprimerti il suo affetto;
per dare l'allarme e vigilare
sulla sicurezza del focolare.
Il nostro amico del cuore
geme, guaisce e mugola
esprimendo il dolore;
latra e ringhia per rabbia
se lo mettiamo in gabbia.
Per insofferenza ùggiola
ed anche per impazienza.
Sa perfino squittire
quando ha voglia di dire
tutto il bene che porta
al suo amico più antico.
* * *


Più strane ancora e varie
sono le voci
di dolore o di festa
delle bestie feroci
nella foresta.
Comune è il grido, l'urlo
del leone e del vento:
è quel forte ruggire
che fa spavento.
Risponde allora il lupo
con l'ululo suo cupo,
e ringhia l'orso, ringhia
pure il gorilla.
Brumisce il cervo,
la scimmietta strilla.

Non è certo serena
la voce della iena:
somiglia alla risata
di un demente.
Il malfido serpente
dalla sua tana sibila...
Finalmente è di scena
il potente elefante:
facendo l'altalena
con la proboscide,
dice la sua: barrisce.
E qui la filastrocca
ammutolisce.
Il modo di “parlare”
degli animali in cielo,
sulla terra e nel mare
è voce, suono o verso;
da un animale all'altro
è però sempre diverso.



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  12 giugno 2024