28 luglio 2025
Sull'"accordo del Campo di golf" sui dazi al 15% tra USA e UE, annunciato ieri 27 luglio da Trump e Von der Leyen, ma di cui non si conoscono ancora i dettagli, si concentrano stamattina i quotidiani italiani, dividendosi, a seconda delle diverse "simpatie" e collocazioni politiche, in due gruppi: quelli che lo ritengono tutto sommato positivo per l'Europa e comunque meno peggio di quanto ci si poteva aspettare; e quelli, invece, che lo ritengono del tutto negativo, come una sconfitta per la UE ("genuflessione a Trump", secondo "La Stampa"), con gravi conseguenze per l'economia, l'occupazione e il livello di vita degli europei, in particolare di quelli degli Stati più deboli, l' Italia in primis.
Sarebbe azzardato prendere posizione per l'una o per l'altra "lettura": è troppo presto e, in un meccanismo così complesso, complicato e interconesso, bisogna attenersi all'evoluzione concreta dei fatti.
Certo gli "impegni" nei confronti degli USA, seppur diluiti in tre anni, sono estremamente gravosi. Ma sarebbe inutile e controproducente strapparsi le vesti e prendersela col "bullo" Trump e la "bullizzata" Ursula. Occorre, a mio avviso, prender "laicamente" atto dell'attuale rapporto di forza tra Stati Uniti ed UE, sbilanciato a tutto vantaggio dei primi. Non da oggi e neppure da ieri o dall'altro ieri noi europei siamo totalmente condizionati e dominati dagli Stati Uniti e dalle loro multinazionali.
Basta considerare il sistema dei pagamenti: in ogni momento della nostra vita dipendiamo da VISA o MASTERCARD (oltre che da AMAZON!). Trump agisce a tutto campo: congiuntamente, sul piano economico-finanziario e "commerciale"; e su quello geopolitico e militare. La UE dovrebbe agire allo stesso modo per tutelare il PROPRIO interesse. Il problema è che la UE NON è uno Stato unito, non ha la benché minima coscienza di un proprio interesse unitario comune: è, di fatto, un'accozzaglia di Stati sovrani nazionali (e sempre più "nazionalistici"!) che si guardano in cagnesco, procedono per conto loro e scaricano sui limiti alla loro sovranità assoluta imposti dalle Direttive comunitarie la loro intrinseca debolezza e le loro difficoltà.
Anche oggi se la prendono con Ursula Von del Leyen, accusandola di debolezza nei confronti di Trump. La Presidente della Commissione UE in teoria dovrebbe rappresentare tutti i 27 Stati e la loro potenziale forza geopolitica, ma in realtà (e Trump lo sa bene e ci gioca su!) rappresenta solo il proprio potere personale e l'egemonia nordico-olandese-tedesca all'interno delle strutture politico-finanziarie dell'UE. Significativo è stato il giudizio positivo da parte del Cancelliere federale tedesco, Friedrich Merz, sui dazi al 15%, simile a quello della Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. Giudizio esattamente opposto a quello, negativo, del Premier francese Francois Bayrou.
Tutte queste considerazioni e constatazioni "de facto" non devono però ridursi ad un alibi per "giustificare" e accettare la situazione attuale bensì, partendo da essa, per iniziare a mutarla, cambiando prima di tutto "radicalmente" la prospettiva. Gli Stati Uniti hanno avuto ed hanno l'interesse a tenere legata a sé (in un ruolo subordinato) l'Europa a; ad allontanare l'Europa dalla Russia e dalla Cina, contrapponendola ad esse; ad ostacolarne l'apertura ai mercati e alle nuove Potenze mondiali (Brics e altre dell'Estemo Oriente asiatico e dell'area del Pacifico); a riportarla ad un "bilateralismo", che è contrario al "multilateralismo" che ha connotato, positivamente, la globalizzazione degli ultimi decenni. Certo, la precondizione è che l'Europa diventi un vero Stato, dotato di una struttura sovranazionale e di un Governo federali.
Anche dal lessico emerge questa debolezza e ambiguità di fondo: si continua a parlare di "europeismo" e non di "federalismo", confondendo due strutture istituzionali che sono profondamente diverse: la Confederazione di Stati sovrani che si "accordano" tra di loro su alcuni aspetti (i vari "Trattati") da una parte; e la Federazione, in cui il Presidente e il governo sono sovranazionali, espressioni di un unico Parlamento, i cui componenti sono eletti direttamente dai cittadini europei, dall'altra. Oggi, invece, tutti si dicono "europeisti", ma danno a questo termine contenuti diversi, anche contrapposti.
Bisognerebbe comunque prender coscienza che non esistono SOLO gli USA e l'alleanza con loro NON è un destino ineluttabile e imperituro. E che occorre, superando una ormai dannosa miopia, guardare altrove, ad altre possibili "alleanze" e a relazioni commerciali "libere" e "regolate" per la reciproca convenienza. Il cammino è lungo e difficile, ma non possiamo più posticipare il NOSTRO (di europei!) "Liberation Day". Se non ora, quando?
29 luglio 2025
Negli ultimi giorni una parola risuona dappertutto: "inaccettabile!". Dice "inaccettabile" chi è stato causa della situazione definita tale e continua a causarla. Dice "inaccettabile" chi ha sostenuto, favorito il responsabile di tale situazione, o non ha fatto nulla di concreto per porre fine a questa situazione. Dicono "inaccettabile" i poveri cristi a cui non rimane altro che indignarsi e protestare in piazza. Questa parola significherebbe "non accetto" proprio nel mentre siamo costretti ad accettarlo (cioè, a subirlo!). E' una tragica ammissione di impotenza.
Direi, per l'ultima volta, che è inaccettabile l'uso del termine "inaccettabile"! Per un minimo di decenza, eliminiamolo dal nostro vocabolario...
31 luglio 2025
Ieri anche Mattrella si è unito al coro unanime e onnirisuonante degli "inaccettabile!", usando un termine eqivalente: "intollerabile". Tra "accettabile " e "tollerabile" c' è comunque una "sfumatura" di significato. Quella che differenzia la logica binaria del accetto/non accetto da quella "aperta" e "pluralistica" della tollerabilità. Si sta analogamente ampliando la schiera degli Stati che manifestano l'intenzione di riconoscere "motu proprio" lo Stato di Palestina e/o di chiederne il riconoscimento alla prossima Assemblea generale dell'ONU. A questo proposito, mi sembra interessante la valutazione di Nathalie Tocci (su "La Stampa" di stamattina, 31 luglio), che considera tale "mossa" colpevolmente tardiva, di nessun immediato effetto concreto e con l'unica finalità di mettersi ipocritamente in pace con la propria coscienza. Personalmente, condivido appieno il giudizio di Nathalie Tocci. Mi si taccerà, ad opera dei detentori del "realismo" politico, di "moralismo": che è l'anatema (analogo a quello di "antisemitismo") con cui si cerca di squalificare qualsiasi interpretazione "divergente".
A parte questo aspetto "di metodo", continuo a pensare,"in direzione ostinata e contraria", che alla base e in fondo a qualsiasi valutazione politica ci debba essere un giudizio di valore (una "Wertbeziehung") etico-morale. Altrimenti la politica si riduce ad una lotta per il potere FINE A SE STESSA. Il che, naturalmente, può star bene a chi detiene il potere e gode dei suoi vantaggi. Quanto all'accusa di "russofobia", rimango della medesima opinione espressa a febbraio: l'accostamento tra HItler e Putin l'ho ritenuto allora (e lo ritengo anche oggi!) antistorico e "incauto" (o motivato da una ben precisa presa di posizione geopolitica): dire una tale cosa (dare del "nazista"), è del tutto prevedibile che innesti una reazione negativa da parte di coloro a cui la si è rivolta. Mi sembra comunque una "svista", una caduta di stile. Strana in Mattarella, che di solito "calibra" le sue parole. A meno che (ma mi fa paura solo a pensarlo!) non si sia trattato di una consapevole e voluta provocazione. Non nascondo che mi fa paura anche questo generale, trasversale, anzi trasversalissimo "peana" alla "fermezza" nordatlantica, di cui Mattarella sarebbe l'eroico custode e baluardo (dietro cui TUTTI corrono a trincerarsi!). Quanto sia contradditorio l'attacco a fondo di Mattarella nei confronti di Trump con la cosiddetta "fermezza" nord-atlantica e fedeltà alla NATO sembra non essere minimamente percepito. Certo, Trump NON SI IDENTIFICA con tutti gli Stati Uniti e non riuscirà (almeno si spera!) a trasformare la democrazia americana in dittatura presidenziale a vita. Non penso ne abbia il tempo. Ma, sic stantinbus rebus, Trump e USA sono oggi UN' UNICA COSA. Come un'unica cosa sono, per ora, Netanyahu e Israele.
1 agosto 2025
Continuando la riflessione sulle parole di più largo uso (sarebbe meglio dire "abuso") nella polemica politica, vorrei analizzare il termine "nazista", che viene usato, in funzione negativa, da TUTTI contro TUTTTI. Netanyahu dà del nazista a chi lo critica. I critici di Netanyahu lo accusano a loro volta di usare metodi nazisti. Zelensky (ma non solo) accusa Putin di essere nazista e di imitare Hitler. Putin, a sua volta, accusa gli ucraini di nazismo e giustifica la sua aggressione come operazione di "denazificazione" dell' Ucraina. Risulta evidente che tale termine NON ha alcuna validità storico-politica ed è unicamente strumento delle opposte propagande politiche. Andrebbe usato solo in sede di valutazione storica e rigorosamente all'interno del contesto storico di riferimento. Per il resto, dovrebbe essere messo da parte. E' altresì evidente la presenza di elementi ideologico-politici definibili come "neonazisti" sia nella Russia di Putin, sia in Ucraina, sia nelle "democrazie" occidentali e ex-sovietiche, sia in Israele, sia negli USA. Forse, per non cadere in una disputa fuorviante, sarebbe meglio sostituire l' espressione "neonazista" con altre che riproducano la SOSTANZA del comportamento e delle azioni concrete del nazismo e del fascismo storici. Che può risorgere (e sta, in effetti, risorgendo) in nuove forme, differenti l'una dall'altra e spesso abilmente e insidiosamente camuffantesi da comportamenti democratici.
2 agosto 2025
Sono passati ben 45 anni dalla strage alla Stazione di Bologna, eppure ancor oggi parlare di terrorismo fascista e di "strage di Stato" viene considerato "nostalgico", antipatriottico e contrario alla pacificazione e unità politica italiana. A ben guardare, da allora non è, purtroppo, cambiato molto. Il terrorismo ha solamente cambiato forma: non uccide più i corpi, bensì l' anima politica dei cittadini: cioè la loro libertà e i loro diritti. Questo è il volto reale del terrorismo contemporaneo. Chiamatelo come volete. Basta che vi ricordiate DA DOVE ha origine: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna. Chi vuol metterle nel dimenticatoio, sta facendo un altro, più subdolo, tipo di strage. Oggi prevale un "sentiment" rassicurante e anestetizzante: "Chi ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto. SCURDEMMUCI U PASSATU!". Noi, in direzione ostinata e contraria, NON ci scordiamo il passato!
...
Le parole usate dal Presidente della Repubblica israeliana, Isaac Herzog, in risposta alla dura condanna della strage perpetrata da Netanyahu a Gaza da parte del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, sono di un' estrema gravità. Herzog rappresenta TUTTO Israele, nel più alto grado di rappresentatività e ufficialità. Si è assunto una pesante responsabilità: di coinvolgere TUTTO Israele nella disumanità di questa strage di fronte all'opinione pubblica mondiale e al giudizio della storia. Insomma, Herzog ha così certificato che oggi ISRAELE e NETANYAHU sono UNA COSA SOLA.
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La scuola
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Competenze
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Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
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Né patria, né matria, FRATR
ÍA
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L'ipocrita polemica sulle fake news
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Il discorso di Fine d'anno
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Neologismi
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La retorica dell'anniversario
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Smartphonite
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C'era una volta il dialogo!
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La crisi istituzionale che viene da lontano
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Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
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Le parole della politica: autonomia
24
Europa ed europeismo
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La Svolta
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Le parole della politica: "statalismo"
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Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
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Utopia
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Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
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Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31
L'insegnamento delle pandemia
32
Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33
"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34
Homo insaziabilis
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Le parole della politica: "purtroppo"
36
Economia e Politica
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Politica e Giornalismo politico
38
Parlamento e Governo
39
"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40
Le parole della politica: competenza, competente
41
Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42
Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
83 Il congiuntivo
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1 agosto 2025