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Le parole della politica: "statalismo"
Umberto Puccio
Sul Corriere della Sera di alcuni giorni fa Milena Gabanelli e Luigi Ufeddu riflettevano sulla mancanza in Italia di una vera e propria scuola di formazione del personale politico-amministrativo come quelle esistenti (e funzionanti!) in quasi tutti gli altri Paesi europei, a partire dalla Francia. Ciò solo in parte spiega l'anomalia italiana, diventata vera e propria cancrena politica dopo la scomparsa dei partiti politici della cosiddetta Prima Repubblica: partiti che garantivano un minimo di formazione della classe politica. Il meccanismo prevalente è quello di fedeltà al capo o alla ristretta consorteria che decide e spartisce i posti di potere secondo una logica clientelare e elettoralistica. Un politico "vale" a seconda della grandezza del "pacchetto" di voti che garantisce. Il richiamo alla "competenza" risulta puramente retorico e propagandistico. La confusione (voluta!) regna sovrana: si parla di governi "tecnici" o di governi "politici" giocando sull'ambiguità di questa distinzione. In realtà si è persa di vista la distinzione tra "politica" e "amministrazione", tra "indirizzo politico" e "capacità esecutivo-amministrativa": o meglio, la politica si è ridotta ad amministrazione dell'esistente. Alla lettera della distinzione classica tra i tre poteri legislativo-esecutivo-giudiziario, il Governo dovrebbe essere il detentore del potere esecutivo: ricoprire, cioè, quel ruolo (essenziale per il corretto funzionamento di una democrazia) di raccordo e di interpretazione tra l'indirizzo politico scaturito dalla maggioranza parlamentare e la sua traduzione in concreti atti amministrativi. Non a caso il Governo si definisce correttamente Consiglio dei ministri e il suo capo, presidente del Consiglio. Infatti i componenti possono essere "esterni" ai parlamentari: e quindi non individuati in base ad alchimie ed equilibri politico-partitici, ma alla loro capacità di garantire la fedeltà della concretizzazione amministrativa agli indirizzi politici prevalenti. Le figure del presidente e dei ministri sono quindi bifronti e la loro natura dovrebbe essere duplice: politica e tecnica insieme. Ma il deficit di formazione sia della classe politica, sia degli amministratori (nonché di quelli che costituiscono la cosiddetta "burocrazia") ha radici che vanno oltre la mancanza di "scuole di formazione". Ha delle motivazioni di carattere storico-culturale che si possono far risalire al prevalere in Italia del "particulare" guicciardiniano e alla sconfitta del pensiero di Machiavelli nella sua dimensione nazional-statuale. In Italia la dimensione statuale è vissuta in senso negativo: tutto ciò che concerne la dimensione pubblica viene riassunto nel termine assiologicamente negativo di "statalismo". Lo Stato è vissuto, non come struttura necessaria di convivenza, bensì come ostacolo alla libera espansione degli egoismi individuali e di gruppo: nella migliore delle ipotesi, come una struttura inutile, ingombrante e parassitaria. Anche il termine "burocrazia" assume una valenza negativa, da usare come comodo scaricabarile e arma di distrazione di massa. In altre società il funzionario pubblico gode di rispetto e di un' alta considerazione sociale; in Italia è esattamente l'opposto. L'impiego pubblico è considerato un ripiego, un sintomo di inferiori capacità e di parassitismo sociale. Ed è evidente che ciò corrisponde in parte anche alla realtà della struttura pubblica e burocratica italiana: è un circolo vizioso che si autoalimenta e che è molto difficile rompere, perché è ormai profondamente innervato nella società italiana. Bisognerebbe che qualcuno perlomeno tentasse. Forse proprio in questa difficile, ma necessaria opera di "riconversione" civile la Sinistra italiana potrebbe ritrovare una propria identità, un proprio "ubi consistam". Umberto Puccio 1 Riflessioni 2 Principi irrinunciabili 3 Tesoretto 4 La scuola 5 Catalogna e affini 6 Competenze 7 Identità e diversità 8 Identità e diversità 2 9 Igiene lessicale 10 Democrazia 11 Anniversari 12 Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta 13 Popolo! 14 Né patria, né matria, FRATR ÍA 15 L'ipocrita polemica sulle fake news 16 Il discorso di Fine d'anno 17 Neologismi 18 La retorica dell'anniversario 19 Smartphonite 20 C'era una volta il dialogo! 21 La crisi istituzionale che viene da lontano 22 Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica 23 Le parole della politica: autonomia 24 Europa ed europeismo 25 La Svolta 26 Le parole della politica: "statalismo" Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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