
Favole e Filastrocche
per bambini, i loro genitori e nonni
decima puntata
Testi di Giacomo Scotti, disegni di Enrico Mason e Narima Mason
Un bambino mi chiede:
Le favole, che cosa sono?
Sono un poco di fantasia per farti pił buono.
Sono un piccolo dono in prosa o in poesia.
Le mie piccole favole in versi sono i sorrisi tuoi che qui dispersi.
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LE FAVOLE
dedicato a voi tutti e in particolare
ai bambini e alle bambine della Palestina e di Israele
Umberto De Pace, Patrizia Zocchio, Giuseppe Biassoni |

dalla raccolta
VOLANO GLI UCCELLI,
MILIONI DI FRATELLI
(Quasi un poema)
TERZA PUNTATA

Nelle fiabe si dice
dell'araba fenice
dai piumaggi splendenti.
Suoi lontani parenti
sono forse la starna,
la quaglia, e la pernice.
Ricordiamo ancora lo smergo
(ventre biancastro
e molto scuro il tergo):
è un'anatra tuffatrice
con un ciuffo di piume
sul collo e sulla cervice.
Discende dallo germano,
come il cigno e l'alzàvola;
e questa è la più piccola
fra tutte le anatre.
Un altro uccello acquatico
con ciuffo sull'occipite
è la spàtola: il becco
è simile a una pala,
ha gambe nere e lunghe
e per il resto candida
dal collo all'ala.
Nei luoghi paludosi
fanno pranzo e toletta
il voltapietre con l'albastrella,
il piovanello con l'avocetta,
il beccaccino con la beccaccia
e i cacciatori gli danno la caccia.
l'avocetta ha il becco a lèsina,
lungo e volto all'insù.
Simile al gufo, invece,
è l'assiolo o chiù:
di notte, da un anfratto,
spia la sua preda, in tutto
simile a un gatto.
Come si vede, è veramente vario
il mondo degli uccelli.
L'uccello sagittario
adorna l'occipite
con un ciuffo di lunghe piume
ed è perciò chiamato segretario.
Più giù del Sahara è molto comune,
è distruttore di rettili
e il suo secondo nome è serpentario.
Ha zampe a trampoliere,
la coda tricolore ed ali nere.
Nel Pacifico e nell'Asia lontana
vive la salangana,
parente del rondone.
Laboriosa, inventiva,
fa i nidi sulle rocce
con alghe cementate di saliva.
I cinesi, che sono curiosi,
hanno trovato i nidi appetitosi
(direte: questa è una cineserìa)
e da tempo li mangiano
come una leccornìa.
Il forasiepe o forafratte: chi
ha un nome così?
È il piccolo scricciolo,
non più alto di un dito,
dal becco appuntito
che scricchiolando sgambetta
sempre con la coda eretta.
Uccelli minuscoli
son pure i calandrini,
i chiurli, i fanelli,
le tortore, i fringuelli,
i francolini,
l'uccello crociere
che va a beccarsi i frutti
dei larici e dei pini,
e tanti, tantissimi altri
che per sopravvivere
si fanno scaltri;
e tante ne inventano
e tante ne sanno
che a parlare di tutti
ci vorrebbe un anno.
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* * *
Gli uccelli sono tanti,
dai monti al mare,
e tutti non si possono contare.
Famiglia cosmopolita
è quella dei passeri e affini:
uccelli piccolini
di non facile vita,
piumaggio non vistoso,
dal canto melodioso
in primavera.
Ecco la capinera
elegante e graziosa
quando passeggia,
deliziosa
quando gorgheggia.
Ed ecco il merlo nero
col becco giallo
che vive nei boschetti,
nelle siepi, nel brolo,
negli orti, nei giardini;
e c'è il merlo acquaiolo
a caccia di girini e pesciolini
nelle acque giulive
dei torrenti montani;
va in cerca di coccole
di ginepro e di olive
il tordo bottaccio:
è di carne squisita e, poveraccio,
è attivamente cacciato.
Appartengono allo stesso casato
pettirossi, usignoli
e tutto un popolo vario
con pigliamosche, balie
e il passero solitario.
Questo, detto pure montìcola,
con un piumaggio azzurro-cobalto,
tesse il suo nido in alto
sui tetti rovinosi,
su rupi e campanili,
in luoghi deserti e rocciosi,
lontano dagli schioppi e dai fucili.
C'è la passera lagia
detta Petronia.
La passera mattugia,
uccello boschereccio,
emette un cicaleccio
come se fosse ubriaca,
muove la coda e l'ali
quando saltella,
vivace e pazzerella.
La passera scopaiola
è nascosta nell'èrica.
Ma passero non è
la pesciaiola,
uccello degli Anidi.
Nè passero è il calandro
o passera marina,
somigliante a un'allodola,
come quella carina.
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* * *
Oggi spesso gli uccelli
lasciano il bosco e il campo
dove spara il fucile
e cercano uno scampo
in città, meno ostile,
nei parchi e nei giardini.
E sono quasi sempre
gli uccelli più piccini:
come l'averla querula,
l'averla canterina,
che porta sugli occhi
la mascherina;
come lo storno, uccello
che, secondo qualcuno,
inventò lo stornello;
o come il balestruccio
la rondine europea
che rapida volteggia
in graziosa livrea
sopra i tetti nostrani
più cari a lei dei lidi
esotici e lontani.
Molti altri uccelli ancora
hanno la loro dimora
qui a noi d'intorno,
e cantano esaltando
la vita ogni giorno.
Purtroppo, spesso, in gabbia
finisce il cardellino
e, insieme a lui, il festoso
vivace lucherino.
Per il soave canto
e il piumaggio multicolore
in gabbia gli sta accanto
cantando di dolore
il mite canarino.
* * *
Abbiamo finito?
No, il mondo degli uccelli
è un mondo infinito.
Alta, slanciata, snella
(un'alata gazzella)
con in testa un ventaglio,
graziosa in ogni dettaglio
è la veloce gru.
La rima e la famiglia
chiamano il marabù
dal becco grosso e lungo
suppergiù
trenta e passa centimetri.
Parente delle cicogne,
delle mittèrie, del jarabù,
si ciba di carogne,
ma ha piume bianche e morbide
nel sottocoda,
piume che un tempo andavano di moda.
Cugino del marabù,
e come quello incivile
per gusti gastronomici,
è l'uccello urubù
che vive nel Cile.
Nudi ha la testa e il collo,
tutto vestito in nero,
simile allo sparviero
all'avvoltoio e al còndor.
Lo sparviero è feroce
nella caccia alle allodole,
ha la faccia grifagna
e piume di color grigio-lavagna.
Nell'America latina
sta l'uccello trombettiere,
cognome: àgami.
Se ti svegli una mattina
presso un lago, qui da noi,
trovi un alto trampoliere
di nome guardabuoi,
stirpe dell'airone.
E trovi il porciglione,
con l'otarda, la fòlaga
e il furbo voltolino.
Grosso come un tacchino
è il serièma d'America
di serpi cacciatore;
si addomestica facile
e dalla prateria
finisce in fattoria.
Una sorta di airone è la garzetta
sempre vestita a festa,
sempre in belletta:
le zampe e il becco neri,
un bel codino in testa,
i piedi gialli
e un candido piumaggio da poesia
con penne sfilacciate
un tempo molto usate
in modisteria.
Curioso è il tarabuso
uccello fra i più illustri
nei terreni palustri;
col collo ritto come un stelo
e il becco verso il cielo
sembra che aspetti un invito
(io credo al ristorante)
e lancia in alto un verso rimbombante
che è simile a un muggito.
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5 ottobre 2024
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