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Favole e Filastrocche
per bambini, i loro genitori e nonni
Undicesima puntata
Testi di Giacomo Scotti, disegni di Enrico Mason e Narima Mason


LE FAVOLE
Un bambino mi chiede:
Le favole, che cosa sono?
Sono un poco di fantasia per farti pił buono.
Sono un piccolo dono in prosa o in poesia.
Le mie piccole favole in versi sono i sorrisi tuoi che qui dispersi.


dedicato a voi tutti e in particolare
ai bambini e alle bambine della Palestina e di Israele
Umberto De Pace, Patrizia Zocchio, Giuseppe Biassoni



dalla raccolta
VOLANO GLI UCCELLI,
MILIONI DI FRATELLI
(Quasi un poema)

QUARTA PUNTATA

E qui non si è parlato
dei fenicotteri,
del gheppio, del grifone,
dell'ibis, del tantalo,
del porciglione,
della tordella e della calandrella,
della passera di palude,
del coturnice
che osserva gli orizzonti
dall'alto delle rocce
e degli inaccessibili monti.
Nulla si è detto del migliarino,
si è fatto appena il nome del pinguino...
Non si è parlato della procellaria
dell'umbretta e di tanti
che vanno per l'aria.
Oh quante storie
si potrebbero scrivere
dell'albatro e parentela
che planano sul mare
volando a vela;
di quel rapace notturno
all'apparenza sciocco
chiamato perciò allocco;
dell'allodola dalle lunghe ali
che si leva in cielo trillando
in voli verticali...

Avremmo potuto parlare
dell'alca e del cormorano,
dell'uria, del gabbiano
e della pulcinella di mare.

Un bravo uccellaio
narrerebbe del pollo sultano
del “becco a scarpa”,
del “becco a cucchiaio”
e del “pigliamosche”.
Ancora più interessante
(non dico bella)
sarebbe la storiella
degli uccelli serpenti
del genere Aminga:
ti infilzano un'aringa
con i becchi pungenti...

Certo, ci sarebbe molto da dire,
ma qui la filastrocca deve finire.
Finisce col canto dell'usignolo,
finisce col volo
della rondinella
che agile, snella,
squittendo ciarliera
ci porta ogni anno la primavera.


* * *

Lo zaino sulle spalle
senza bauli
sono stato alla Fiera dei volatili
a Osoppo, nel Friuli.
Ce n'erano d'ogni specie e colore
uccelli di terra e uccelli di mare;
facevano a gara nel cantare
con voci e versi detti pigolìo,
chiurlo, gorgheggio, trillo,
chioccolo, fischio, zirlo,
garrito, cinguettio...
Fischiavano, tubavano e cantavano
con gli accenti più strani e più carini
le quaglie, gli usignoli, i lucherini
i colombi, i gabbiani,
le peppole, le allodole,
gli sgargianti fagiani,
i merli neri dai becchi gialli,
cardellini e cardelli,
cigni, canarini, pappagalli
e tanti altri tipi di uccelli.
Perfino le gazze.
Erano centinaia, migliaia,
di tutte le razze.
Appartenevano a tutte le famiglie:
palmipedi e trampolieri,
gallinacei, passeracei,
uccelli notturni e uccelli migratori,
pacifici e battaglieri,
di passo, di richiamo, corridori,
volatili comuni e uccelli rari,
uccelli delle montagne
e uccelli dei mari.
A Osoppo ho visto pure
due volatori tra i più potenti
fra quanti ne avevo incontrati
prima in vita mia,
ma erano presenti soltanto in fotografia:
l'aquila, regina dei monti,
e la regina degli oceani
la procellaria.
Queste due forse sono le più belle
creature dell'aria.
Se vi capita, andateci anche voi
di luglio a Osoppo, perla del Friuli.
Andateci con lo zaino
senza bauli e senza la brenta.
Mangerete squisitamente
frico e polenta.
* * *



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  8 dicembre 2024