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Il governo israeliano tra crimine e democrazia
Umberto De Pace


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant (ANSA/EPA 12 febbraio 2024)

Assumiamo pure il dato che Israele sia un paese democratico, anche se ci sarebbe da discuterne nel merito e soprattutto in maniera critica e documentata e non ideologica come troppo spesso avviene. Rimane il fatto che alla guida del paese c'è un governo che persegue i suoi obbiettivi compiendo dei crimini in spregio delle leggi, dei trattati e delle convenzioni internazionali. Crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Questo è ciò che lascerà scritto con il sangue nella Storia, in modo inequivocabile, la carneficina ancora in corso perpetrata dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, e le violenze in Cisgiordania dei fanatici coloni ebrei coperti e/o affiancati, a seconda dei casi, dall'esercito stesso.

Sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e sul ministro della difesa Yoav Gallant, pende dal 20 maggio un mandato di arresto del procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Khan, in quanto sospettati di “aver ridotto deliberatamente i civili palestinesi alla fame”, di “omicidio volontario” e di “sterminio”. Nella stessa richiesta compaiono anche tre leader di Hamas, tra cui il leader Yahya Sinwar, accusati di “sterminio”, “presa di ostaggi” e “stupro e altre forme di violenza sessuale”. Nel frattempo pochi giorni fa il ministro israeliano delle finanze Bezalel Smotrich dichiara potrebbe essere morale e giusto" far morire di fame due milioni di cittadini di Gaza fino al ritorno degli ostaggi, ma che "nessuno al mondo ci permetterà di farlo". Un ministro quindi non solo criminale ma apertamente e ostentatamente genocida.
Con lungimiranza, a seguito del ricorso in data 29 dicembre 2023 del Sud Africa, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha aperto un'inchiesta su un possibile genocidio da parte di Israele. A seguire, il 26 gennaio 2024 la CIG ha chiesto a Israele di fare di tutto per “prevenire possibili atti genocidari” nella Striscia di Gaza e di consentire l'accesso agli aiuti umanitari; con ordinanza del 28 marzo 2024 ha ribadito e aggravato le misure nei confronti di Israele per quanto sta avvenendo a Gaza; il 24 maggio ha ordinato di mettere fine immediatamente alla sua offensiva militare a Rafah.
Sappiamo tutti come è andata a finire ogni volta. Nei primi due mesi di conflitto, come documentava uno studio del quotidiano israeliano Haaretz del 9/12/23 la proporzione di morti civili nella Striscia di Gaza è superiore a quella di tutti i conflitti mondiali del XX secolo.” Cinque mesi più tardi l'Onu rende noto che il 56% dei palestinesi uccisi sono donne e bambini. C'è chi nega o minimizza, così come c'è chi giustifica l'uccisione di civili sostenendo che sono usati come “scudi umani” da Hamas, tesi ampiamente sostenuta dalle autorità israeliane, le quali però fan finta di non sapere che a suo tempo, i loro predecessori “hanno nascosto armi e gruppi terroristici all'interno di ospedali e sinagoghe fin da prima della fondazione dello Stato: ciò viene ricordato anche in diverse placche commemorative esposte a Tel Aviv e altre città israeliane”, così come “esistono decine di video a riprova del fatto che i palestinesi – compresi giovani uomini e bambini – sono sovente utilizzati dai soldati israeliani come scudi umani durante le loro operazioni militari.” (“Senza casa non c'è ritorno”, Lorenzo Kamel, il Manifesto del 18/08/24).
A luglio la Corte internazionale di giustizia (Icj), il più importante tribunale delle Nazioni Unite, ha ribadito che le colonie israeliane nei Territori palestinesi e l'utilizzo delle risorse naturali che Israele fa in quelle zone, vìolano il diritto internazionale. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto decine di coloni, mascherati e armati, hanno preso d'assalto il villaggio palestinese di Jit, a ovest di Nablus in Cisgiordania. Un atto definito dallo stesso presidente israeliano Isaac Herzog https://arengario.net/poli/poli1071.html un “progrom”, lo stesso presidente che firmava i proiettili di artiglieria pronti per il lancio sulla Striscia di Gaza dopo il massacro del 7 ottobre, lo stesso capo di Stato che dichiarava che di quell'attacco terroristico: “E' responsabile l'intera nazione. E' falsa questa retorica dei civili inconsapevoli, non coinvolti, non è assolutamente vero.”. Anche il primo ministro Netanyahu condanna l'attacco dei coloni a Jit, lo stesso primo ministro che alla Icj rispondeva: “Il popolo ebraico non è conquistatore nella propria terra, né nella nostra eterna capitale Gerusalemme, né nella terra dei nostri antenati in Giudea e Samaria” – leggasi Cisgiordania. Nella stessa occasione i suoi ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, hanno chiesto “l'annessione” di larghe parti della Cisgiordania. Progetto perseguito con tenacia da Smotrich che qualche mese fa ha velocizzato il riconoscimento degli insediamenti tirati su in autonomia dai coloni, invitandoli a prendersi ancora più terra in Cisgiordania. Ben Givr – è grottesco ma va specificato che è il ministro della sicurezza nazionale – da parte sua per due giorni consecutivi ha provocatoriamente marciato e pregato sulla spinata delle moschee a Gerusalemme con centinaia dei suoi fanatici seguaci, lo stesso Ben Givr “condannato nel 2007 in via definitiva da un tribunale israeliano per incitamento razziale e sostegno al terrorismo.” come riporta il già citato articolo di Lorenzo Kamel.


Il ministro israeliano Ben Givr sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme (La Repubblica, 13 agosto 2024)

Non sono peraltro provocazioni estemporanee, quanto atti e azioni parte di un progetto politico ben chiaro portato avanti dall'estrema destra religiosa e fanatica israeliana che corre parallela, nella sua “follia”, all'estremismo jihadista islamico.
Per l'ufficio affari umanitari dell'Onu (Ocha) negli ultimi 10 mesi in Cisgiordania sono stati uccisi dalle forze armate israeliane e dai coloni più di 620 palestinesi, feriti oltre 5mila, senza contare gli incendi, la distruzione di case, gli sfollati.
Ebbene di fronte a tali fatti occorrono delle prese di posizione nette e chiare, che fino ad oggi non si sono viste, da parte dei nostri governi europei, con poche eccezioni. Le grottesche quanto pavide dichiarazioni di moderazione non nascondono la sostanziale complicità della maggioranza dei nostri governi, tra i quali quello italiano, con l'interminabile massacro di civili palestinesi e l'intera distruzione della Striscia di Gaza. L'inadeguatezza di dette prese di posizione, peraltro scontata e ampiamente prevedibile, come lo era l'evoluzione del conflitto fin dal 7 ottobre, non ha fatto altro che accentuare e prolungare le sofferenze del popolo palestinese, rendere improbabile il rilascio degli ostaggi, isolare sempre più il popolo israeliano e aumentare l'antisemitismo a livello mondiale.
Tutto ciò non era e non è tutt'oggi tollerabile, tanto più nei confronti di un governo cosiddetto democratico, quello israeliano, che si sta macchiando di crimini di guerra e contro l'umanità. Occorrono atti concreti non dichiarazioni al vento: il ritiro degli ambasciatori da Israele, la presentazione di condanne esplicite degli atti criminali accompagnate dall'adozione e applicazione dei mandati di cattura internazionali contro gli esponenti di entrambe le parti, il riconoscimento dello Stato di Palestina, il blocco totale e completo di invio, o anche solo di passaggio sul proprio territorio, di armi destinate ad Israele, sanzioni mirate e concrete contro i suoi esponenti di governo, così come contro i tutti i coloni della Cisgiordania, un boicottaggio studiato e mirato non solo nei confronti delle colonie ma anche contro il governo israeliano per indurlo a interrompere il regime di apartheid e di oppressione nei Territori Occupati, e ad accettare la creazione di uno Stato Palestinese. Occorre sostenere le istituzioni internazionali affinché si giunga a una imposizione, se occorre anche con la forza, del cessate il fuoco, al rilascio degli ostaggi e a una interposizione di forze internazionali a garanzia della pace e per l'apertura di un tavolo di trattativa tra le parti e non per interposta persona.
E' questo che occorre fare nei confronti del governo di Israele responsabile di crimini di guerra e contro l'umanità. Il fatto che sia “democratico” rappresenta a questo punto solo un'aggravante di colpa.

Dalla parte dei popoli israeliano e palestinese, senza bandiere, almeno fino a quando il tempo non avrà sbiadito il sangue innocente del quale oggi sono macchiate.

Umberto De Pace


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  19 agosto 2024