prima pagina pagina precedente



Boicottare Israele ma non solo
Umberto De Pace



(tratto dal sito bdsitalia.org)

Non ci sono più parole per descrivere l'orrore e la distruzione che l'esercito su mandato del governo israeliano sta attuando nella Striscia di Gaza. Il tutto con il sostegno, l'assenso, la complicità e l'ipocrisia di buona parte dei governi di tutto il mondo, con spiccata sollecitudine da parte delle cosiddette democrazie occidentali. Italia compresa. Non servirebbero comunque le parole, tante ne sono state spese in tutti questi mesi che ci separano dal 7 ottobre del 2023, quando l'infame massacro di israeliani nei Kibbutz e al festival musicale Supernova nei pressi del confine con la Striscia di Gaza, perpetrato dalle milizie palestinesi di Hamas e di altre formazioni, con la cattura di più di 200 ostaggi, ha dato il via alla feroce vendetta israeliana. Le parole non servono a fermare il massacro in corso perché per il governo israeliano è l'occasione per dare corpo ai propri progetti espansionistici, al consolidamento di uno stato etnoconfessionale, a una pulizia etnica di territori che nella delirante visione messianica di alcuni dei suoi ministri gli apparterrebbero, non ultimo per biechi interessi personali del suo primo ministro. Per Hamas è una battaglia per la propria sopravvivenza giocata sulla vita degli ostaggi israeliani e dell'intero popolo palestinese. Le forze esterne che potrebbero fermare quel massacro, hanno sempre avuto posizioni precostituite, nelle quali gli interessi economici, politici e geostrategici sono enormemente prevalenti, non solo sulla vita delle persone che la storia ci insegna aver poco valore, ma sugli stessi principi che, almeno sulla carta, rappresentano le fondamenta delle proprie società. Quindi che fare? Occorre chiederselo, tanto più in un momento così buio della storia. Se chi è deputato a governare le nostre sorti è parte del meccanismo che alimenta e muove la macchina dell'orrore e della distruzione, è compito della società civile tentare di tutto per fermare quella macchina. Dalle parole occorre quindi passare ai fatti e ciò che noi cittadini e cittadine possiamo fare da subito è quello di boicottare Israele, paese nel quale il radicalismo ebraico e l'estrema destra sono al governo e sono responsabili dei crimini di guerra e contro l'umanità che si stanno consumando nella Striscia di Gaza e dei soprusi e delle violenze in Cisgiordania. Boicottare Israele fino a quando i palestinesi non avranno pari diritti, pari dignità, terra e libertà. Questa è la condizione prioritaria senza la quale non potrà mai esserci pace e sicurezza anche per il popolo israeliano.
Occorre riportare alla realtà dei fatti ciò che sta accadendo in quella terra maledetta dagli uomini. Nella sua complessa semplicità questo conflitto ci parla di oppressi e oppressori, di colonizzati e colonizzatori, ci parla innanzitutto di ingiustizia, soprusi e privazione dei più elementari diritti. Lo Stato di Israele è l'oppressore, il popolo palestinese è l'oppresso. Il solo doverlo ricordare e sottolineare è significativo dei tempi cupi che stiamo attraversando dove anche la realtà dei fatti, appunto, viene manipolata e distorta. E come in tutti i conflitti di questo genere, la violenza, l'odio e la sofferenza non risparmia nessuno, e vede tutti coinvolti, oppressi e oppressori, giungendo a tragedie inenarrabili, come lo è stato il 7 ottobre per mano palestinese e come da allora e ancor oggi lo è per mano israeliana. Fermare la guerra e il massacro, assicurare alla giustizia i suoi responsabili, liberare gli ostaggi, soccorrere, proteggere e curare le vittime, assicurare pari diritti, dignità, terra e libertà ai popoli palestinese e israeliano, è compito della comunità internazionale. Purtroppo oggi essa non è in grado di farlo, tocca quindi a ognuno di noi fare in modo che ciò accada. Ciò che possiamo fare è boicottare innanzitutto l'oppressore, Israele, e in questo può esserci di aiuto l'esperienza e l'organizzazione della campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), il movimento internazionale non violento che opera dal 2005, promosso da oltre 170 associazioni della società civile palestinese e al quale hanno aderito anche realtà italiane dando vita a BDS Italia.
Non ci sono più parole per descrivere l'orrore e la distruzione che l'esercito su mandato del governo israeliano sta attuando nella Striscia di Gaza. Il tutto con il sostegno, l'assenso, la complicità e l'ipocrisia di buona parte dei governi di tutto il mondo, con spiccata sollecitudine da parte delle cosiddette democrazie occidentali. Italia compresa. Non servirebbero comunque le parole, tante ne sono state spese in tutti questi mesi che ci separano dal 7 ottobre del 2023, quando l'infame massacro di israeliani nei Kibbutz e al festival musicale Supernova nei pressi del confine con la Striscia di Gaza, perpetrato dalle milizie palestinesi di Hamas e di altre formazioni, con la cattura di più di 200 ostaggi, ha dato il via alla feroce vendetta israeliana. Le parole non servono a fermare il massacro in corso perché per il governo israeliano è l'occasione per dare corpo ai propri progetti espansionistici, al consolidamento di uno stato etnoconfessionale, a una pulizia etnica di territori che nella delirante visione messianica di alcuni dei suoi ministri gli apparterrebbero, non ultimo per biechi interessi personali del suo primo ministro. Per Hamas è una battaglia per la propria sopravvivenza giocata sulla vita degli ostaggi israeliani e dell'intero popolo palestinese. Le forze esterne che potrebbero fermare quel massacro, hanno sempre avuto posizioni precostituite, nelle quali gli interessi economici, politici e geostrategici sono enormemente prevalenti, non solo sulla vita delle persone che la storia ci insegna aver poco valore, ma sugli stessi principi che, almeno sulla carta, rappresentano le fondamenta delle proprie società. Quindi che fare? Occorre chiederselo, tanto più in un momento così buio della storia. Se chi è deputato a governare le nostre sorti è parte del meccanismo che alimenta e muove la macchina dell'orrore e della distruzione, è compito della società civile tentare di tutto per fermare quella macchina. Dalle parole occorre quindi passare ai fatti e ciò che noi cittadini e cittadine possiamo fare da subito è quello di boicottare Israele, paese nel quale il radicalismo ebraico e l'estrema destra sono al governo e sono responsabili dei crimini di guerra e contro l'umanità che si stanno consumando nella Striscia di Gaza e dei soprusi e delle violenze in Cisgiordania. Boicottare Israele fino a quando i palestinesi non avranno pari diritti, pari dignità, terra e libertà. Questa è la condizione prioritaria senza la quale non potrà mai esserci pace e sicurezza anche per il popolo israeliano.
Occorre riportare alla realtà dei fatti ciò che sta accadendo in quella terra maledetta dagli uomini. Nella sua complessa semplicità questo conflitto ci parla di oppressi e oppressori, di colonizzati e colonizzatori, ci parla innanzitutto di ingiustizia, soprusi e privazione dei più elementari diritti. Lo Stato di Israele è l'oppressore, il popolo palestinese è l'oppresso. Il solo doverlo ricordare e sottolineare è significativo dei tempi cupi che stiamo attraversando dove anche la realtà dei fatti, appunto, viene manipolata e distorta. E come in tutti i conflitti di questo genere, la violenza, l'odio e la sofferenza non risparmia nessuno, e vede tutti coinvolti, oppressi e oppressori, giungendo a tragedie inenarrabili, come lo è stato il 7 ottobre per mano palestinese e come da allora e ancor oggi lo è per mano israeliana. Fermare la guerra e il massacro, assicurare alla giustizia i suoi responsabili, liberare gli ostaggi, soccorrere, proteggere e curare le vittime, assicurare pari diritti, dignità, terra e libertà ai popoli palestinese e israeliano, è compito della comunità internazionale. Purtroppo oggi essa non è in grado di farlo, tocca quindi a ognuno di noi fare in modo che ciò accada. Ciò che possiamo fare è boicottare innanzitutto l'oppressore, Israele, e in questo può esserci di aiuto l'esperienza e l'organizzazione della campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni), il movimento internazionale non violento che opera dal 2005, promosso da oltre 170 associazioni della società civile palestinese e al quale hanno aderito anche realtà italiane dando vita a BDS Italia.



(tratto dal sito bdsitalia.org)

Sono ad esempio in corso le campagne di boicottaggio contro la catena di supermercati Carrefour (che commercializza i suoi prodotti nelle colonie illegali e sostiene l'esercito israeliano) e contro Teva (azienda farmaceutica leader mondiale per i farmaci generici, che trae profitto dal mercato vincolato palestinese controllato da Israele e anch'essa sostiene l'esercito israeliano) entrambe realtà commerciali presenti e radicate anche sul nostro territorio. Aderire a queste iniziative non vuol dire necessariamente condividere del tutto le analisi e le ricostruzioni storiche del movimento BDS, o le sue prese di posizione politiche, quanto utilizzare uno strumento di pressione efficace e concreto per costringere Israele e la comunità internazionale a una trattativa seria di risoluzione del conflitto.
Ma non è sufficiente boicottare Israele se non si affianca a tale azione un boicottaggio, sotto forma di distanziamento politico netto e inequivocabile, nei confronti del radicalismo islamico, rappresentato in Palestina dalle organizzazioni responsabili dei crimini contro l'umanità perpetrati il 7 ottobre 2023, Hamas e Jihad Islamica. Nessun sostegno, nessuna copertura o giustificazione alle loro azioni, non da ultimo e non meno importante, nessuna legittimazione ai loro programmi politici fondamentalisti e teocratici.

Umberto De Pace

Articoli precedenti dello stesso autore:

Dalla parte dei popoli israeliano e palestinese
Criminali e ipocriti di guerra
Orrore e speranza
Chi sono i responsabili dei crimini di guerra israeliani?
Il punto di non ritorno
Costruttori di morte
Terramaledetta
L'antisemitismo del governo israeliano e dei suoi sostenitori
Hamas e il popolo palestinese
Palestina libera, indipendente e laica
Israele: coloni e colonialismo
Il governo israeliano tra crimine e democrazia
7 ottobre: il massacro continua
Complici di un massacro


EVENTUALI COMMENTI
lettere@arengario.net
Commenti anonimi non saranno pubblicati


Condividi su Facebook
Segnala su Twitter


in su pagina precedente

  12 gennaio 2025