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Democrazia ed estrema destra
Il caso monzese
Umberto De Pace

fasci

Tra i tanti problemi che l'Europa si trova oggi di fronte, il riemergere di movimenti di ispirazione fascista e o nazista sarebbe un grave errore ritenerlo un fenomeno marginale. Se era prevedibile che tra gli effetti della grande crisi economica mondiale di questi anni, accompagnata dall'imponente fenomeno delle migrazioni, vi fosse anche la deriva populista, xenofoba e razzista, le politiche fin qui adottate per contrastarla, in gran parte hanno contribuito ad ampliare il consenso verso chi con demagogia e spregiudicatezza sfrutta il disagio sociale per i propri scopi e fini politici.
Sulla democrazia - 3


Imperfetta, impossibile, incompiuta, insostenibile, ipocrita, quanti altri aggettivi critici o denigratori accompagnano il sostantivo? E se la forza della democrazia stesse propria nella sua presunta o millantata debolezza?


Per Gianfranco Pasquino – politologo e accademico: “ Alle democrazie manca sempre qualcosa. È giusto così. Forse è persino meglio così perché nelle democrazie è possibile continuare a cercare quello che manca, spesso trovandolo … La democrazia riguarda esclusivamente la sfera politica, quella nella quale si affida a qualcuno il potere di decidere “secondo le forme e i limiti della Costituzione”. È ciascuna Costituzione a stabilire quelle forme e i relativi limiti. Qualcuno deve arbitrare relativamente alle forme e ai limiti. Dalla Costituzione Usa in poi quel qualcuno è una Corte costituzionale, il “giudice delle leggi”, la cui esistenza e la cui attività non vanno a scapito della democrazia tranne quella interpretata in chiave populista dove il popolo deciderebbe tutto con il suo voto, a prescindere dalle forme e dai limiti, finendo spesso nelle braccia di leader populisti e demagoghi e con loro fuoriuscendo dalla democrazia.” Pasquino inoltre evidenzia come: “ Le democrazie si reggono su un'unica eguaglianza assoluta, quella di fronte alla legge: isonomia. Non è un'eguaglianza che esiste in natura. Deve essere creata e alimentata, mantenuta e riprodotta in continuazione. La democrazia è rule of law, governo della legge. Nessuna democrazia ha mai promesso l'eguaglianza di risultati. Non soltanto impossibile da conseguire, un'eguaglianza di questa specie impedirebbe a ciascuno di noi di soddisfare effettivamente le sue priorità e le sue preferenze.” (Il Fatto quotidiano del 3 settembre 2018 “Le democrazie sono imperfette” ).

Gustavo Zagrebelsky

Il pensiero di Gustavo Zagrebelsky – già presidente della Corte Costituzionale e professore di Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale – tratto dal suo libro “Contro l'etica della verità” (Editori Laterza, gennaio 2008) è il seguente: “Il terreno della democrazia è quello della res dubiae, cioè delle questioni che possono essere legittimamente decise in un modo o in un altro. Solo questa possibilità giustifica il confronto delle idee, la competizione politica, la difesa delle minoranze e le libere elezioni: in breve, tutte le istituzioni democratiche. Dove invece non vi siano res dubiae ma res certae non si può deliberare che in un unico modo e solo chi aderisce alla verità ha diritto di cittadinanza. L'errore è infatti il male da estirpare, correggere o, almeno, mettere in condizione di non nuocere. Lo spirito di tolleranza, confronto e comprensione è l'essenza della democrazia. Ma chi si erge a depositario della verità si sente investito di una missione che esige lo spirito opposto.” Ciò vale ovviamente per tutte le “fedi” non solo quelle religiose ma anche quelle politiche. “La democrazia, non basandosi sulla verità, ammette le opinioni. Ciò non significa affatto assecondare un'idea “tiepida” e scettica della società democratica, approvare l'apatia e il nichilismo etico di chi pensa che una cosa valga l'altra e quindi tutto è indifferente (salvo ciò che tocca il proprio egoismo): la mancanza di concezioni etiche comuni è altrettanto esiziale quanto il monolite dell'unica verità. Ciò che occorre è che tutte le convinzioni e le fedi, per quanto profondamente radicate, cessino di essere verità e si trasformino in opinioni quando diventano pubbliche nel rapporto degli uni con gli altri.”
A questo punto per comprendere meglio il concetto di democrazia occorre andare più a fondo del semplice significato della parola che possiamo trovare su qualsiasi vocabolario: “Forma di governo in cui la sovranità risiede nel popolo che la esercita per mezzo delle persone e degli organi che elegge a rappresentarlo.” Per Gustavo Zagrebelsky la risposta non può basarsi su fondamenta puramente strumentali e utilitaristiche, né si può far uso della propaganda, strumento che la democrazia non si può permettere a differenza di qualsiasi altra forma di governo, in quanto: “In ogni forma di propaganda è implicita una tentata violenza all'altrui libertà di coscienza. La democrazia è dialogo paritario e, se vuol essere tale, questo deve farsi deponendo ogni strumento di pressione …”. Nella sostanza l'essenza della democrazia si può esprimere in un semplice concetto “il rispetto di sé”, in quanto è l'unica forma di reggimento politico che rispetta la dignità del singolo nella sfera pubblica, riconoscendolo capace di discutere e decidere della propria esistenza in rapporto con gli altri. “Ma non basta il rispetto di sé; occorre anche il rispetto, negli altri, della stessa dignità che riconosciamo in noi.” Ma se la dittatura suscita reazione e ribellione, la democrazia stanca: “La virtù democratica è cosa “pénible” (ndr dolorosa) come annotava Montesquieu: ”La virtù politica (della democrazia) è una rinuncia a se stessi, ciò che è sempre molto faticoso da sopportare. Questa virtù consiste nella preferenza continua prestata all'interesse pubblico invece che agli interessi propri”. Dunque, rispetto agli istinti egoistici, essa, se non proprio una cosa contro natura, almeno è una sfida permanente.” Ricorda Zagrebelsky come il filosofo Norberto Bobbio nel suo scritto “Il futuro della democrazia” (ed. Einaudi, 1984) indicava tra le “promesse non mantenute” della democrazia lo spirito democratico. Perché a differenza del luogo comune per il quale “ … l'attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo …” in realtà è più facile che essa stessa induca all'assuefazione “ … e l'assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto.”


Ma parlare di “promesse non mantenute” non nasconde forse un malinteso? “La democrazia non è qualcosa fuori di noi, indipendentemente da noi, e tanto peggio per noi se ci siamo illusi. Non è lecito parlare di promesse non mantenute della o dalla democrazia, come se questa ci avesse un tempo dato affidamenti, poi rivelatisi vani. La democrazia non promette nulla a nessuno, ma richiede molto a tutti. E' non un idolo, ma un ideale corrispondente a un'idea di dignità umana, e la sua ricompensa sta nello stesso agire per realizzarlo. Se siamo disillusi, è per illusione circa la facilità del compito. Se abbiamo perduto fiducia, è perché siamo sfiduciati in noi stessi. Le promesse sono quelle che ci scambiamo tra noi nel dire di volere la democrazia (art.1 della Costituzione) e, se non sono state mantenute, è perché abbiamo mancato verso noi stessi ed è qui, in questo scarto tra ciò cui aspiriamo e la bruta realtà delle cose, che, naturalmente, si innesta il nostro tema: la pedagogia democratica, l'insegnar democrazia.” E l'insegnamento non può fermarsi alle sole regole, alla struttura e alla forma, ma deve saper cogliere il “fattore spirituale” deve saper coltivare l'ethos della democrazia che Zagrebelsky riassume, quale semplice proposta, in un decalogo. Prima di tutto: “La fede in qualcosa che vale. La democrazia è relativistica, non assolutistica …”. Deve credere in se stessa e sapersi difendere e il suo relativismo sta nel senso preciso della parola: “ … fini e valori sono da considerarsi relativi a coloro che li propugnano e, nella loro varietà, ugualmente legittimi.” Se dal punto di vista dei singoli relativismo significa che “tutto è relativo” e quindi che una cosa vale l'altra, cioè che nulla ha valore il “… relativismo dell'insieme è condizione della democrazia …” quanto nichilismo e scetticismo sociali rappresentino una minaccia. “Se non si ha fede in nulla, perché difendere una forma di governo come la democrazia, che vale in quanto le proprie convinzione possono essere fatte valere?”. E a seguire nel decalogo: la cura delle individualità personali, essendo la democrazia fondata sugli individui e non sulla massa; lo spirito del dialogo e quello dell'uguaglianza; il rispetto delle identità diverse; la diffidenza verso le decisioni irrimediabili in quanto perennemente dialogica; l'atteggiamento sperimentale e quello altruistico; per concludere con: “La cura delle parole. Essendo la democrazia dialogo, gli strumenti del dialogo, le parole, devono essere oggetto di cura particolare, come non è in nessun'altra forma di governo.” Nel suo libro “De senectute” (ed. Einaudi, 1996) Norberto Bobbio sottolineava come “… la capacità di dialogare e di scambiarsi argomenti, anziché accuse reciproche accompagnate da insolenze, sta alla base di una qualsiasi pacifica convivenza democratica.” sottolineando altresì come non basta parlarsi per intraprendere un dialogo in quanto due monologhi non fanno comunque un dialogo.
Con un approccio più accademico Robert A. Dahl nel suo saggio già citato “Sulla democrazia”, individua fra i criteri del processo democratico: la partecipazione effettiva di tutti i membri; la parità di voto; il diritto all'informazione; il controllo dell'ordine del giorno; l'universalità del suffragio. Mentre alla domanda posta da Zagrebelsky sul perché si deve sostenere la democrazia, lo studioso statunitense risponde presentando dieci vantaggi per questa forma di governo: ostacola la tirannia, garantisce diritti essenziali e una gamma di libertà personali, l'autodeterminazione, l'autonomia morale, il progresso umano, gli interessi personali essenziali, l'uguaglianza politica, la pace e la prosperità più di qualsiasi altra alternativa possibile.

Stefano Rodotà

Per Stefano Rodotà (1933-2017) – giurista, politico e accademico – nel suo libro “ Solidarietà un'utopia necessaria” (Editori Laterza, novembre 2014) ammonisce come: “L'esperienza storica ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano pure per la democrazia.” E se di storia si parla l'antropologo Carlo Tullio Altan ricorda come: “ … studi sulla storia del nostro Paese presentino tutti una lacuna formidabile, che riguarda il problema della formazione incompiuta della coscienza nazionale e del consolidamento di quei valori democratici sui quali nelle moderne società occidentali si fonda ogni simile sentimento.” Gran parte delle nefaste conseguenze che hanno costellato la storia del nostro Paese “… rappresentano la concreta espressione dei disvalori che dominano oggi la scena della vita sociale e politica in Italia ...” e ciò è dovuto “ ... all'assenza di una vera e propria religione civile, fatta di democrazia non solo formale ma sostanziale, basata su quei principi … E' vero che la nostra democrazia “incompiuta” rappresenta un fenomeno di lunga durata contro il quale la violenta imposizione ideologica di un programma di vita alternativo, come è accaduto con il regime fascista, è destinata al fallimento, ma non bisogna dimenticare che il carattere nazionale di un popolo è un prodotto culturale della storia ed è soggetto quindi a venir trasformato nel corso della storia stessa, grazie alla perseverante pazienza di coloro che ne sentano moralmente la necessità e operino a questo fine in modo adeguato e con capacità autocritica.” (Gaspari Editore, La coscienza civile degli italiani, gennaio 1997).

Papa Francesco

A distanza di quasi vent'anni dagli auspici del famoso antropologo, nell'affrontare il tema globale della crisi ecologica e ambientale e del degrado umano e sociale papa Francesco a proposito della cultura afferma: “Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c'è bisogno di costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia.” (Laudato sì, n.53 – 24/05/2015).

Umberto De Pace

GLI ARTICOLI PUBBLICATI
0 - Prologo
1 - Perché Monza?
2 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 1
3 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 2
4 - Forza Nuova - 1
5 - Forza Nuova - 2
6 - CasaPound - 1
7 - CasaPound - 2
8 - CasaPound - 3
9 - Lorien e Progetto Zero
10 - Lorien e Compagnia Militante
11 - A.D.ES.
12 - Le radici dell'estrema destra monzese - 1
13 - Le radici dell'estrema destra monzese - 2
14 - Sul neofascismo - 1
15 - Sul neofascismo - 2
16 - Sul neofascismo - 3
17 - Sul neofascismo - 4
18 - Sull'antifascismo - 1
19 - Sull'antifascismo - 2
20 - Sull'antifascismo - 3
21 - Sull'antifascismo - 4
22 - Sull'antifascismo - 5
23 - Sull'antifascismo - 6
24 - Sull'antifascismo - 7
25 - Sull'antifascismo - 8
26 - Sull'antifascismo - 9
27 - Sull'antifascismo - 10
28 - Sull'antifascismo - 11
29 - Sull'antifascismo - 12
30 - Sulla democrazia - 1
31 - Sulla democrazia - 2
32 - Sulla democrazia - 3



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  11 dicembre 2019