18 marzo 2024
Mi sembra interessante e degno di una approfondita riflessione quanto detto da Lucio Caracciolo sulle elezioni presidenziali nella Federazione Russa e in particolare sul MODO in cui sono state presentate ed è stato giudicato il loro risultato. Il direttore di Limea, (che ha sempre mantenuto uno sguardo "scientifico", da profondo conoscitore e analista delle dinamiche geopolitiche, al di sopra di opposti travisamenti ideologici e di schieramenti "di parte") ha notato, nella stampa, nei media, nei discorsi dei politici (e, quindi, dell'opinione pubblica) italiani, l'uso di parole e di espressioni che configurano una vera e propria "estremizzazione negativa" della tornata elettorale e di Putin.
In questa raffigurazione, la Federazione Russa è il nuovo "impero del Male"; e Putin è il nuovo Hitler (o Stalin, o zar Alessandeo: o tutt' e tre insieme). A parte la discutibilità, sul piano storico, di queste identificazioni, Caracciolo mette in evidenza che:
1) "trattare" con un simile "mostro" appare moralmente poco sostenibile (e, quindi, una giustificazione a non voler trattare; comunque, un ostacolo ad una possibile trattativa);
2) si rafforza, per reazione di orgoglio e di difesa della propria identità, il patriottismo russo e, quindi, il consenso a Putin e al suo "securitarismo", a prescindere dalla effettiva atrocità della sua dittatura. Rispetto alle precedenti elezioni, in quella attuale, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, e con la Russia in guerra da più di due anni, il numero dei votanti e la percentuale pro-Putin sono aumentati. Il che significa che, SINORA, la guerra favorisce il regime di Putin.
A mio parere, occorrerebbe andarci molto cauti nei giudizi su una realtà diversa dalla nostra: non solo perché la sprezzante definizione di "farsa" per le elezioni russe voglia Iddio non si rivolga contro chi l'ha formulata; ma anche perché la "democrazia" e relative "elezioni democratiche" le abbiamo "esportate" noi, occidente capitalistico e liberal-democratico.
L' involuzione della Russia, sino all'attuale condizione di illibertà e di aggressività imperialistica è anche responsabilità nostra. Abbiamo la memoria corta: non ci riordiamo cosa è stata l'applicazione selvaggia, di rapina, di fame e di morte, del neocapitalismo nella Russia di Eltsin, dopo il fallimento di Gorbaciov (e del suo tentativo - forse tardivo e velleitario, comunque non aiutato dall' Occidente - di trasformazione socialdemocratica e "europeistica" del comunismo sovietico.
Forse perché avevamo paura di guardarci allo specchio in una possibile futura bruttissima copia della nostra società, abbiamo fatto finta di non vedere, abbiamo lasciato fare, senza renderci conto del pericolo, nei suoi riflessi e influssi sulle nostre stesse democrazie, di quella esplosiva amalgama di capitalismo selvaggio, eredità dello stalinismo sovietico, imperialismo di eredità zarista e nazionalismo etnico che stava diventando la Federazione Russa.
Abbiamo assistito all' emergere di Putin (ex-KGB!) con sostanziale acquiescenza da parte di tutti, sia per interessi (e intrallazzi) economici, sia per realpolitik (quella stessa realpolitik per cui ieri e oggi trattiamo con Libia, Tunisia, Turchia ed Egitto!), sia per il suo essere una non trascurabile (ed anche "corteggiata"!) pedina nello scacchiere del neocapitalismo globale.
Nessuno si è allarmato, quando Putin ha alterato la Costituzione eltsiana della Federazione Russa, modificando prima il potere della Duma (e del Premier da essa espresso) a favore del Presidente della Federazione; e poi togliendo progressivamente la limitazione temporale del mandato presidenziale, sino a trasformarlo in un incarico a vita. E la "democratura", in regime dittatoriale e totalitario: di cui è improprio fare paragoni storici, ma è corretto rilevarne la novità negativa.
Oggi tutti cascano dal pero e scoprono ("io non c' ero; e, se c' ero, dormivo!") con stupore che il regime di Putin sta superando in durata molti precedenti storici.
Ci sarebbe (sempre per la mia contestabile opinione!) molto da riflettere sia sul perché e per come di questa durata, sia sui pericoli che si corrono nel modificare in una CERTA DIREZIONE l
19 marzo 2024
A "Tagadà" di oggi 19 marzo, mi ha lasciato perplesso l'uscita di Maria Teresa Meli, affermata e onnipresente giornalista del Corriere della Sera, che, commentando il "putinismo" del giudizio di Matteo Salvini sulle elezioni russe, ha giudicato ancor più grave, in termini di "putinismo", la posizione di Papa Francesco. Mi sfugge la necessità di questa connessione Salvini-Bergoglio. L'unica spiegazione possibile è che continua l'attacco del mainstream al Papa Francesco. Il Corriere della Sera è, se non erro, il maggior quotidiano italiano: questa uscita del tutto gratuita di una sua giornalista è, per me, molto preoccupante.
Come preoccupante è la constatazione che la realpolitik svuoti e renda una pura e semplice affermazione di principio (da metter in soffitta, quando contrasta con presunti interessi concreti) la difesa dei diritti umani. Per cui, si può trattare (e considerare "alleato necessario") un al-Sisi, che è responsabile dell'assassinio di Regeni e che imprigiona, tortura e uccide oppositori e giornalisti; e contemporaneamente "indignarsi" (giustamente) contro Putin e il suo regime.
A seconda del mutare degli interessi, uno che prima era Presidente vezzeggiato diventa Dittatore vituperato: e viceversa. Secondo come tira il vento della realpolitik dominante.
L'era Kissinger dura tutt'ora. Andiamo avanti, turandoci il naso, tappandoci le orecchie e bendandoci gli occhi (quando non ci fa comodo sentire, udire e vedere)!
21 marzo 2024
Mi sembra interessante l'analisi delle prospettive del prossimo Consiglio d'Europa fatta da Adriana Cerretelli su "Il Sole/24 Ore" del 20 marzo. La giornalista, in sintonia con il carattere del proprio giornale, parte da considerazioni economico-finanziario ma non si limita ad esse, ampliandole agli aspetti politico-culturali. Quanto detto da Borrel (40 miliardi per finanziamenti e armi all' Ucraina, tramite anche l'"incameramento" dei beni russi "congelati" in Europa; l'allarme di Macron sulle difficoltà attuali, in termini di uomini e armamenti, a contenere l' offensiva russa e l'enunciazione di un possibile intervento diretto di truppe europee sul campo di battaglia (anche se subito smentita dagli altri partner europei); l' esortazione alla Commissione e alla BEI da parte della Von der Leyen ad investire nella integrazione e unificazione di un esercito UE e incentivare la produzione di armi, sia convenzionali, sia nucleari nelle imprese europee di armamenti; tutti questi elementi fanno concludere ad Adriana Cerretelli che da questo Consiglio d'Europa viene, di fatto, prospettata un' economia di guerra; e che ciò sarebbe una "svolta storica".
La "messa a terra" di tutte queste "proposte" (ammesso che vengano approvate dal Consiglio, dalla Commissione e dal Parlamento europei) ha due conseguenze: la prima, di carattere economico finanziario; la seconda, derivante dalla prima, di carattere storico-politico e culturale.
1) nel prossimo bilancio comunitario, non solo prevarranno i "frugali", ma verranno aumentate le spese per gli armamenti e ridotte in misura corrispondente le spese (già molto contenute nell'ultima Legge di Stabilità) per lo ""Stato sociale"(Sanità, Istruzione, Cultura, Lavoro, Qualità della vita e dell' ambiente.
2) tutto ciò comporterebbe un cambiamento culturale, una "svolta storica" nel concepire l'Europa del passato e quella futura. La storia del cammino di costruzione della UE sarebbe considerata come un periodo di spensierata ed egoistica "ricreazione" a spese dell' ombrello difensivo della NATO e della beneficenza dello "zio d' America"; e non come un tentativo di realizzare dopo le sofferenze, le morti e gli odi reciproci di due terribili guerre un modello di convivenza pacifica e di collaborazione tra diversi.
Questo sarebbe, aggiungo io, il messaggio, il modello di filosofia politica e istituzionale (ed anche di rapporti) umani con cui l'Europa potrebbe (per la sua consistenza e importanza economico-finanziaria e geopolitica) svolgere un ruolo positivo nello scenario mondiale. Si prefigurerebbe invece una UE come potenza economico-militare in conflitto armato con le altre e opposte potenze globali, in uno scenario di guerra mondiale "a pezzi".
Mi permetto di aggiungere una mia considerazione: noi europei ragioniamo e agiamo sulla base di un assunto: che sia intenzione di un novello Annibale invaderci e assoggettarci. Elenchiamo, per sostenere questo assunto, alcuni precedenti storici. Ma non ci rendiamo conto che, in maniera speculare, questo novello Annibale potrebbe attribuire a noi la stessa intenzione nei suoi confronti, convalidata anch'essa da precedenti storici.
Quanto sia pericoloso questo clima bellicoso e di lotta di propagande, lo constato da una notizia (apparsa su "l'Adige" del 21 marzo): il Ministro dell'Istruzione, in seguito ad una denuncia di associazioni, giornalisti ucraini, starebbe indagando su libri di testo delle scuole medie, in cui si troverebbero cartine geografiche e valutazioni storiche relative all'Ucraina, considerate inesatte e "filoputiniane". Come per l'Istituto di Pioltello (chiusura per l'ultimo giorno del Ramadan, decisa dal Consiglio d'Istituto), mi sembra non solo un attacco all'autonomia scolastica, sancita da una Legge dello Stato (i Decreti Delegati della Scuola), ma un atto di censura, per di più sollecitato da un Paese straniero o da suoi simpatizzanti.
22 marzo 2024
Continua nei mass media, nei quotidiani e nei talk-show televisivi l'accostamento Papa Francesco - "bandiera bianca "- resa. Nei giorni scorsi è stata diffusa in Francia la notizia di una prossima visita di Bergoglio a Mosca. Sono inquietanti queste "notizie", e questi attacchi mediatici, di cui non è chiara la fonte, ma che hanno l'obiettivo implicito di "squalificare" la posizione papale e indebolire (appunto come "resa" pusillanime al prepotente e insaziabile invasore russo) i suoi tentativi di mediazione per giungere ad una tregua della guerra in Ucraina.
Anche se si tratta di due situazioni in parte diverse, viene spontaneo chiedersi come mai non si parli analogamente di "resa" riguardo alla richiesta, alle pressioni, alle trattative per giungere ad una tregua tra Hamas e Israele.
Constato che non si sa più nulla della famigerata intervista (del febbraio scorso) a Papa Francesco di quella televisione svizzera, intervista che doveva essere trasmessa INTEGRALMENTE nel mese di marzo; e di cui era stato estrapolato e dato alle varie TV (da chi?) quello spezzone in cui l'immagine della "bandiera bianca" veniva travisata come richiesta di "resa" da parte del Papa stesso.
Mi chiedo perché, nonostante sia evidente che Bergoglio parlasse del coraggio che ci vuole a chiedere una sospensione delle armi e una tregua per giungere ad una trattativa, si continui ad usare l'immagine della "bandiera bianca" come simbolo di resa. L'unica possibile (ed inquietante) risposta è che ci si prepari alla guerra: come del resto risulta dalle conclusioni del Consiglio d' Europa, anche se tutti i partecipanti dicono, ipocritamente, di non volerla.
Non "si vis pacem, para bellum", bensì "si non vis bellum, para pacem"!
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
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Riflessioni
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La scuola
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Catalogna e affini
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Competenze
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Identità e diversità
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Identità e diversità 2
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Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
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Popolo!
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Né patria, né matria, FRATR
ÍA
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L'ipocrita polemica sulle fake news
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Il discorso di Fine d'anno
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Neologismi
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La retorica dell'anniversario
19
Smartphonite
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C'era una volta il dialogo!
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La crisi istituzionale che viene da lontano
22
Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
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Le parole della politica: autonomia
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Europa ed europeismo
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La Svolta
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Le parole della politica: "statalismo"
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Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
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Utopia
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Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
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Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
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L'insegnamento delle pandemia
32
Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
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"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
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Homo insaziabilis
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Le parole della politica: "purtroppo"
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Economia e Politica
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Politica e Giornalismo politico
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Parlamento e Governo
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"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
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Le parole della politica: competenza, competente
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Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42
Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
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2 marzo 2024