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Democrazia ed estrema destra
Il caso monzese
Umberto De Pace

fasci

Tra i tanti problemi che l'Europa si trova oggi di fronte, il riemergere di movimenti di ispirazione fascista e o nazista sarebbe un grave errore ritenerlo un fenomeno marginale. Se era prevedibile che tra gli effetti della grande crisi economica mondiale di questi anni, accompagnata dall'imponente fenomeno delle migrazioni, vi fosse anche la deriva populista, xenofoba e razzista, le politiche fin qui adottate per contrastarla, in gran parte hanno contribuito ad ampliare il consenso verso chi con demagogia e spregiudicatezza sfrutta il disagio sociale per i propri scopi e fini politici.
Sulla democrazia - 8



Assemblea costituente

Da ultimo, ma non meno importante, va ricordato il pensiero dei protagonisti della stagione costituente.

Piero Calamandrei
Piero Calamandrei (wikipedia)

Piero Calamandrei (1889 – 1956) – politico, avvocato, accademico, fra i fondatori del Partito d'Azione – in un discorso tenuto all'Assemblea Costituente oramai prossima al termine dei suoi lavori, esprime con queste parole la genesi della Costituzione: “Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni, non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani … Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore.”

Giuseppe Dossetti
Giuseppe Dossetti (wikipedia)

Giuseppe Dossetti (1913 – 1996) – presbitero, giurista, politico, teologo e accademico, dirigente della Democrazia Cristiana, sacerdote dal 1959 – riassume con queste parole, a cinquant'anni di distanza dall'Assemblea Costituente della quale ha fatto parte, lo spirito nel quale è nata la nuova Carta Costituzionale: “Alcuni pensano che la Costituzione sia un fiore pungente nato quasi per caso da un arido terreno di sbandamenti postbellici e da risentimenti faziosi volti al passato. Altri pensano che essa nasca da una ideologia antifascista di fatto coltivata da certe minoranze, che avevano vissuto soprattutto da esuli gli anni del fascismo. Altri ancora – come non pochi dei suoi attuali sostenitori – si richiamano alla Resistenza, con cui l'Italia può avere ritrovato il suo onore e in certo modo si è omologata a una certa cultura internazionale. E così si potrebbe continuare a lungo nella rassegna delle opinioni sbagliate o insufficienti. In realtà, la Costituzione italiana è nata ed è stata ispirata da un grande fatto globale, cioè i sei anni della seconda guerra mondiale … Anche il più sprovveduto o il più ideologizzato dei costituenti non poteva non sentire alle sue spalle l'evento globale della guerra testé finita. Non poteva, anche che lo avesse cercato di proposito, in ogni modo, dimenticare le decine di milioni di morti, i mutamenti radicali della mappa del mondo, la trasformazione quasi totale dei costumi di vita, il tramonto delle grandi culture europee, l'affermarsi del marxismo in varie regioni del mondo, i fermenti reali di novità in campo religioso, la necessità impellente della ricostruzione economica e sociale all'interno e tra le nazioni, l'urgere di una nuova solidarietà e l'aspirazione al bando della guerra … Insomma, voglio dire che nel 1946 certi eventi di proporzioni immani erano ancora troppo presenti alla coscienza esperienziale per non vincere, almeno in sensibile misura, sulle concezioni di parte e le esplicitazioni, anche quelle cruente, delle ideologie contrapposte e per non spingere, in qualche modo, tutti a cercare, in fondo, al di là di ogni interesse e strategia particolare, un consenso comune, moderato ed equo. Perciò, la Costituzione italiana del 1948, si può ben dire nata da questo crogiolo ardente ed universale, più che dalle stesse vicende italiane del fascismo e del postfascismo; più che dal confronto/scontro di tre ideologie datate, essa porta l'impronta di uno spirito universale e, in un certo modo, trans-temporale”. (G. Dossetti, I valori della Costituzione, in Costituzione italiana: istruzioni per l'uso, Roma 1995, pp.12-15).

Umberto Terracini
Umberto Terracini (wikipedia)

Umberto Terracini (1895 – 1983) – dirigente del Partito Comunista e Presidente dell'Assemblea Costituente – a seguito del voto appena espresso che approvava il testo finale della Costituzione chiuderà il suo discorso con le seguenti parole: “L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori. Cittadini fra i cittadini, sia pure per breve tempo, traduciamo nelle nostre azioni, le maggiori e le più modeste, quegli ideali che, interpretando il voto delle larghe masse popolari e lavoratrici, abbiamo voluto incidere nella legge fondamentale della Repubblica. Con voi m'inchino reverente alla memoria di quelli che, cadendo nella lotta contro il fascismo e contro i tedeschi, pagarono per tutto il popolo italiano il tragico e generoso prezzo di sangue per la nostra libertà e per la nostra indipendenza; con voi inneggio ai tempi nuovi cui, col nostro voto, abbiamo aperto la strada per un loro legittimo affermarsi. Viva la Repubblica democratica italiana, libera, pacifica ed indipendente!”.
L'inchino del Presidente Terracini è lo stesso gesto che, nel corso del confronto costituente, invita a fare Giuseppe Dossetti, ricordando la morte di un suo caro amico vicecomandante partigiano al cospetto del quale: “… noi presenti giurammo allora, di fronte a un sacrificio così grande e così consapevole, che avremmo sentito e osservato l'impegno che esso importava per noi. Questo è l'impegno, con il quale oggi vi parlo. Ecco dice a voi tutti … che dobbiamo inchinarci su questo mondo nuovo, con religioso rispetto, perché in nulla venga menomato e tradito il messaggio e il compito che i nostri morti ci hanno lasciato”.


E' quanto riporta Giuseppe Filippetta – è stato direttore della Biblioteca del Senato e del suo Archivio Storico, autore di numerosi saggi di storia, storia del pensiero giuridico e diritto costituzionale – nel suo recente libro “L'estate che imparammo a sparare. Storia partigiana della Costituzione.” (ed. Feltrinelli, novembre 2018). L'autore ricostruisce la complessità di un periodo storico nel quale: “Scelte dei singoli cittadini, scelte dei singoli costituenti, scelte dei partiti si intrecciano e concorrono, tra il 1943 e il 1947, a fare del tempo di guerra e del tempo di pace un'unica stagione costituente, a conclusione della quale sta la Carta costituzionale repubblicana … Dentro il crogiolo costituente del 1943-1947 (che fa dell'Italia il teatro della produzione sociale del nuovo diritto democratico) stanno, insieme alle decisioni e agli accordi dei partiti, le esistenze e le scelte di tutti gli italiani. Di quelli che instaurano e che vivono gli ordini partigiani, di quelli che partecipano al referendum istituzionale del 2 giugno e che eleggono i propri rappresentanti all'Assemblea costituente, di quelli che discutono del loro presente e del loro futuro nelle case, nelle piazze e nelle sedi dei partiti, di quelli che rappresentano gli altri cittadini alla Costituente.”
Ovviamente non mancarono all'interno dell'Assemblea costituente voci critiche, come quella di Roberto Lucifero d'Aprigliano, rappresentante del Partito Liberale, per il quale la Costituzione doveva essere non antifascista ma afascista.

Roberto Lucifero d'Aprigliano Aldo Moro
Roberto Lucifero d'Aprigliano e Aldo Moro (wikipedia)

A lui rispose Aldo Moro, tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante all'Assemblea: “Io, come già ho espresso in sede di Commissione all'amico Lucifero qualche riserva su questo punto, torno ad esprimerla, perché mi sembra che questo elementare substrato ideologico nel quale tutti quanti noi uomini della democrazia possiamo convenire, si ricolleghi appunto alla nostra comune opposizione di fronte a quella che fu la lunga oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale. Non possiamo in questo senso fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima, il quale nella sua negatività ha travolto per anni le coscienze e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale.”

Possiamo a questo punto riassumere il tutto con le parole di Domenico Gallo: “Pur accettando la precisazione di Dossetti, che la Costituzione non è il semplice prodotto di una ideologia antifascista, coltivata in Italia da limitate élite politiche, non si può disconoscere che il presupposto politico della Costituzione italiana è rappresentato dall'antifascismo. Su questo punto occorre essere chiari. La Costituzione italiana è una costituzione compiutamente antifascista, non perché è stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei lutti subiti; al contrario, per voltare definitivamente pagina rispetto alla triste esperienza del fascismo e della guerra, i costituenti hanno sentito il bisogno di rovesciare completamente le categorie che caratterizzano il fascismo.”
Su queste fondamenta pone le sue basi la democrazia nel nostro paese e per quanto complessi e contraddittori furono i successivi suoi sviluppi fino a giungere ai nostri giorni, tali fondamenta ne mantengono intatti i principi costituivi.

Umberto De Pace

GLI ARTICOLI PUBBLICATI
0 - Prologo
1 - Perché Monza?
2 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 1
3 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 2
4 - Forza Nuova - 1
5 - Forza Nuova - 2
6 - CasaPound - 1
7 - CasaPound - 2
8 - CasaPound - 3
9 - Lorien e Progetto Zero
10 - Lorien e Compagnia Militante
11 - A.D.ES.
12 - Le radici dell'estrema destra monzese - 1
13 - Le radici dell'estrema destra monzese - 2
14 - Sul neofascismo - 1
15 - Sul neofascismo - 2
16 - Sul neofascismo - 3
17 - Sul neofascismo - 4
18 - Sull'antifascismo - 1
19 - Sull'antifascismo - 2
20 - Sull'antifascismo - 3
21 - Sull'antifascismo - 4
22 - Sull'antifascismo - 5
23 - Sull'antifascismo - 6
24 - Sull'antifascismo - 7
25 - Sull'antifascismo - 8
26 - Sull'antifascismo - 9
27 - Sull'antifascismo - 10
28 - Sull'antifascismo - 11
29 - Sull'antifascismo - 12
30 - Sulla democrazia - 1
31 - Sulla democrazia - 2
32 - Sulla democrazia - 3
33 - Sulla democrazia - 4
34 - Sulla democrazia - 5
35 - Sulla democrazia - 6
36 - Sulla democrazia - 7
37 - Sulla democrazia - 8



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  8 febbraio 2020