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Le parole della politica:
"purtroppo" Umberto Puccio
Ultimamente, mi ha colpito la frequenza dell'uso dell' avverbio "purtroppo" nel linguaggio giornalistico e politico (che hanno raggiunto un livello quasi totale di uniformizzazione). E allora mi sono chiesto se questo termine, in apparenza così insignificante, non fosse invece la parola chiave per svelare la struttura logica del discorso (o della conversazione) in cui era inserito, spesso nella parte finale. Nelle interviste, l'intervistato, di fronte a domande precise, a cui non può dare una risposta nel merito, perché essa sarebbe contraria alle tesi da lui sostenute, o cambia discorso, o si rifugia nella "complessità della realtà", o col "purtroppo" compie un salto logico e chiude il discorso, riportandolo al punto di partenza, cioè ad una realtà di fatto problematica e negativa. Uno dei casi più frequenti è quando si ricorre all' argomento (nelle versioni psicologiche, psicanalitiche o morali e religiose) della "duplicità" della natura umana e del prevalere nella realtà del lato negativo: "purtroppo" gli uomini sono sempre stati nel corso della storia e sono tutt'oggi egoisti e più o meno "cattivi". In altri: termini, più terra terra: "purtroppo" così va il mondo, bellezza. E chi non accetta tale banalità è un ingenuo, un idealista, un illuso: o, peggio, un "buonista". Ferruccio De Bortoli, intervistato in una puntata di "Quante Storie" su TV RAI 3, dopo essersi lamentato della presenza in Italia di un pregiudizio "antiproduttivistico" e di una valutazione negativa del Mercato e del Profitto delle aziende private, alla questione del MES e dell' alto debito dello Stato italiano e alla constatazione del maggiore capitale privato (sia di risparmio, sia immobiliare) in Italia rispetto agli altri Paesi europei, ha concluso che "purtroppo", a confronto del capitale privato che gode di un'ottima salute, lo Stato italiano è in rosso profondo. De Bortoli si è fermato qui: non si è chiesta la ragione storico-politica di quel "purtroppo". Non ha voluto riflettere su un fatto che caratterizza la società italiana e la differenzia da quella degli altri Paesi: che il debito pubblico è inversamente proporzionale al capitale privato. E che questo meccanismo, dagli anni Ottanta in poi, si è intensificato ed ha portato il debito pubblico dello Stato italiano ad un livello di guardia. Umberto Puccio 1 Riflessioni 2 Principi irrinunciabili 3 Tesoretto 4 La scuola 5 Catalogna e affini 6 Competenze 7 Identità e diversità 8 Identità e diversità 2 9 Igiene lessicale 10 Democrazia 11 Anniversari 12 Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta 13 Popolo! 14 Né patria, né matria, FRATR ÍA 15 L'ipocrita polemica sulle fake news 16 Il discorso di Fine d'anno 17 Neologismi 18 La retorica dell'anniversario 19 Smartphonite 20 C'era una volta il dialogo! 21 La crisi istituzionale che viene da lontano 22 Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica 23 Le parole della politica: autonomia 24 Europa ed europeismo 25 La Svolta 26 Le parole della politica: "statalismo" 27 Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile" 28 Utopia 29 Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo 30 Le parole della politica: "giustizialismo", "garantismo" 31 Le parole della politica: "purtroppo" Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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