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La retorica della solidarietà
Umberto Puccio
![]() Per superare le solite retoriche litanie, i soliti buoni propositi e la momentanea "mobilitazione unitaria" di solidarietà nazionale che si verificano puntualmente DOPO ogni evento alluvionale e terremoto (più o meno gravi e impattanti), mi sembra opportuno fare alcune considerazioni (il più possibile "oggettive") sul piano storico-politico ed istituzionale, data la gravità e ampiezza della presente alluvione in Emilia-Romagna. Sperando che questo mio piccolo tributo spinga chi di dovere a cambiare radicalmente rotta, non a parole, ma nella specifica attività legislativa e relativi concreti Decreti attuativi, oltre gli stanziamenti finanziari per rimborso dei danni, ricostruzione e riattivazione delle attività produttive danneggiate. E' del tutto insufficiente (e controproducente) parlare in termini generici di "prevenzione" e rilevare la convenienza finanziaria (in termini di soldi storicamente spesi) tra investimenti per ricostruzione, rimborsi e riattivazioni da una parte; e investimenti per la cosiddetta "prevenzione", dall'altra. Aumentare (anche considerevolmente tali investimenti, data la disponibilità garantita, si suppone, dal PNRR), non è sufficiente, se non si definiscono la direzione, gli ambiti e i contenuti specifici in cui convogliare tali fondi. In altri termini, il "merito" della prevenzione. Apro e chiudo una parentesi di riflessione generale: un cambiamento radicale in termini di difesa dell'ambiente comporterebbe un corrispondente cambiamento del modello di sviluppo neocapitalistico! Tornando a quanto premesso, vorrei tralasciare le considerazioni sul cambiamento climatico e sulla "fragilità" geo-morfologica di gran parte del territorio italiano (compresa la Pianura padana, geologicamente pianura alluvionale, cioè prodotta dai detriti dei torrenti e fiumi dei versanti alpini e appenninici. Nonché ribadire che è riduttivo e fuorviante attribuire gli effetti catastrofici dei cambiamenti (tropicalizzazione) UNICAMENTE a questa fragilità geomorfologica. Occorre analizzare anche gli effetti della antropizzazione spinta, in particolare dopo la seconda industrializzazione del dopoguerra con la trasformazione dell'Italia da paese agricolo a paese industriale. Di fronte all'urbanizzazione senza limiti e alla cementificazione (che è aumentata in percentuale e continua ad aumentare negli ultimi due anni, anche in Emilia-Romagna, oltre la media nazionale) vanno analizzati i fattori politico-istituzionali che l'hanno prodotta e che continuano a favorirla e ad aggravarne gli effetti. Il primo elemento è più tecnico: la canalizzazione di torrenti e fiumi e l'innalzamento degli argini. Ciò è avvenuto in maniera massiccia dopo le alluvioni del novembre 1966, eliminando anche i minimi e capillari "vasi di espansione". E' continuata la politica di "tombare" (cioè, ricoprire, cementificandole) le foci dei torrenti, a vantaggio di strade e parcheggi; e di costruire porti "turistici" alla foce dei fiumi. Il secondo elemento è di carattere politico: non esiste una vera e propria Legge Urbanistica nazionale. Il progetto di Riforma Urbanistica del DC Fiorentino Sullo fu bocciato dal suo stesso partito, nelle continue lotte interne tra le varie correnti (Sullo apparteneva alla corrente "di sinistra"). Da allora è iniziata l'urbanizzazione selvaggia e il dominio delle lobby edilizie e delle infrastrutture stradali sull'economia italiana. Con gli effetti di cui oggi ci lamentiamo: siamo il Paese dal maggior patrimonio edilizio privato di tutta la UE e, complementariamente, dal minor (quasi inesistente, o mal gestito) patrimonio di edilizia pubblica. Il mercato degli immobili e delle locazioni è completamente in balia del mercato, degli interessi delle grosse società immobiliari e delle "seconde case" nelle località turistiche. Ma, come si suol dire, piove sul bagnato: ad aggravare la situazione, è più recentemente intervenuta la Legge di Riforma dell'Art. Quinto della Costituzione, sul cosiddetto "federalismo fiscale", che ha dato ai Comuni mano libera alle modifiche dei Piani Regolatori e all'ampiamento incontrollato delle zone edificabili, per impinguare le casse comunali con gli oneri di urbanizzazione e le entrate dell'IMU. Nei primi decenni postbellici, esisteva un Partito che aveva ancora una visione seria e responsabile del Sistema Paese. Esistevano: un Genio Civile unitario; un ente di ricostruzione (IRI); un ente telefonico pubblico; un ente elettrico statale (ENEL); un ente ferroviario Statale (le FS). Si è smantellata la struttura istituzionale dello Stato Unitario, senza costruire una vera e propria struttura federale, con definizione puntuale dei gradi e degli ambiti di competenza e responsabilità. Risultato: l'attuale immobilizzante anarchia istituzionale. Si rimane a livello di parole e di "buoni" (ed ipocriti!) propositi, se non si affrontano e si sciolgono questi nodi politico-istituzionali. Ma sembra che gli attuali partiti, tutti, non siano all' altezza o non abbiano la volontà di farlo. Un'ultima considerazione, di carattere culturale, riguardante quello che si definisce "sentimento" comune degli Italiani. Si riscopre (ed esalta retoricamente) la "solidarietà", il "darsi da fare" individuale e volontario degli italiani DOPO ogni evento catastrofico, con fiumi di inchiostro sui novelli "angeli del fango", soprattutto se giovani. Peccato che, passata l'emergenza, si torna alla situazione "normale", in cui ciascuno pensa unicamente al proprio interesse individuale da far prevalere ad ogni costo: alla faccia del principio di solidarietà reciproca! In questo, riscontro l'influsso della mentalità cattolica tradizionale: fare buone opere come espiazione e risarcimento dei propri peccati. E poi continuare a peccare! A mio avviso, Papa Francesco tenta di cambiare questa mentalità, affermando che la solidarietà e la cooperazione sono doveri non solo del cristiano, ma anche del cittadino. Umberto Puccio EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati GLI ARTICOLI PUBBLICATI 1 Riflessioni 2 Principi irrinunciabili 3 Tesoretto 4 La scuola 5 Catalogna e affini 6 Competenze 7 Identità e diversità 8 Identità e diversità 2 9 Igiene lessicale 10 Democrazia 11 Anniversari 12 Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta 13 Popolo! 14 Né patria, né matria, FRATR ÍA 15 L'ipocrita polemica sulle fake news 16 Il discorso di Fine d'anno 17 Neologismi 18 La retorica dell'anniversario 19 Smartphonite 20 C'era una volta il dialogo! 21 La crisi istituzionale che viene da lontano 22 Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica 23 Le parole della politica: autonomia 24 Europa ed europeismo 25 La Svolta 26 Le parole della politica: "statalismo" 27 Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile" 28 Utopia 29 Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo 30 Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo" 31 L'insegnamento delle pandemia 32 Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale 33 "Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia" 34 Homo insaziabilis 35 Le parole della politica: "purtroppo" 36 Economia e Politica 37 Politica e Giornalismo politico 38 Parlamento e Governo 39 "Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri" 40 Le parole della politica: competenza, competente 41 Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione 42 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio 44 Kabul, l'America e l'Europa 45 Julian Assange 46 Astensionismo 47 Delega fiscale 48 La destra coerenza di Renzi 49 Successo o bla bla bla ? 50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio 51 Il Presidente 52 Quirinale: il gioco dell'oca 53 Non esistono guerre giuste 54 Le parole della politica: realismo 55 Le parole della politica: realismo 56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa 57 Privatizzare 58 Guerra, pace e pacifismo 59 Il PD prossimo venturo 60 La rivoluzione di Bergoglio 61 Quirinale: il gioco dell' oca 62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità 63 La riforma della Costituzione 64 Presidenzialismo alla francese? 65 Il caso Rovelli 66 La retorica della solidarietà Condividi su Facebook Segnala su Twitter
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