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da "Smisurata preghiera" di Fabrizio De André (testo e musica)


SABATO 4 maggio 2024

1 maggio 2024

Situazione politica sempre più "deprimente" e grottesca: la vicenda delle candidature e dei simboli per le prossime elezioni europee mostra il basso stato della nostra società politica, rimasta ad un sconcertante livello di provincialismo e nazionalismo. Il Parlamento europeo, pur con i suoi attuali limiti, conterà sempre di più sulla vita e le scelte nazionali: un minimo di senso di realtà avrebbe comportato che i partiti avessero programmi chiari su quale Europa auspicano, da cui risultassero CHIARAMENTE le differenze; e proponessero candidati esperti e motivati. E non scelti per motivazioni di logiche politiche e di competizione intra e interpartitica a livello nazionale.
Mi è sembrata debole e sbilanciata sulle pur valide rivendicazioni italiane la posizione di Elly Schlein. Manca in essa un passaggio essenziale, senza il quale le critiche alla Meloni vanno a vuoto e si riducono ad uno slogan tipo "sotto il vestito, niente": il collegamento con l'idea di Europa e la sua struttura in quanto Federazione unitaria. È un errore madornale pensare e liquidare la lista e il simbolo "Giorgia" come se fosse NIENTE. C'è invece il TUTTO (e il peggio) di una destra reazionaria, razzista, xenofoba, nazionalistica sovranista, autoritaria e bellicista. Questo TUTTO andava denunciato, contrapponendogli l'idea di un'altra, opposta Europa: federale, sociale, solidale e "pacifista".
Salta agli occhi la contraddizione: quasi tutti i partiti nelle scelte concrete si dicono e sono "antipacifisti", ma tutti mettono la parola "Pace" dei loro simboli e nei loro programmi. Contraddizione che si spiega con la necessità propagandistica e elettorale di "lisciare" il sentimento comune degli italiani, poco bellicisti e comunque "disturbati" dagli effetti negativi sul loro quieto vivere delle attuali guerre; nonché terrorizzati dall' annuncio di altre e più "coinvolgenti" guerre.
C' è poi anche una parte degli italiani che subisce sulla propria carne, sul proprio livello di lavoro e di vita e sulla qualità, ridotta ai minimi termini, degli stessi lavoro e vita. Per questa parte la Pace non è un'utopia di idealisti e moralisti, bensì una NECESSITA' DI VITA.


1 maggio 2024

In prossimità del Primo Maggio il Governo convoca i Sindacati e preannuncia un Decreto Legge sul lavoro con l'annuncio di Bonus, ed altri provvedimenti di breve respiro. L'ha fatto l'anno scorso e lo ha ripetuto anche quest'anno.
Penso però che sia del tutto insufficiente contestarlo NEL MERITO dei singoli provvedimenti. Ritengo invece che sarebbe necessario contestarlo NEL METODO, che è ormai diventato una prassi legislativa e di governo: il legiferare e governare quasi esclusivamente (e secondo le momentanee convenienze propagandistiche della maggioranza) tramite DECRETI LEGGE. È un sistema da "ancien régime", che mette già in pratica, da più di un anno, ciò che ci aspetta con il futuro Premierato (già calendarizzato alla Camera per le sedute dei prossimi giorni di maggio!).
Si preannuncia il funerale della nostra Costituzione: e le stelle stanno a guardare (o quasi).
A proposito del lavoro e di questioni sindacali, non mi capacito del silenzio sulla posizione, che tiene da tempo la CISL, di "MORBIDEZZA" (per usare un eufemismo) nei confronti del Governo; e sulla rottura di fatto dell'unità sindacale con CGIL e UIL; nonché della sua "vicinanza" con l'UGL. Prove di "collateralismo" neocentrista? Chissà! Comunque per me non è un segnale rassicurante, anche se capisco la tentazione del silenzio per non approfondire le divisioni. Ma la ricerca dell'unità sia nel partito, sia nel sindacato non può superare il limite del tollerabile, diventando controproducente ed autolesionistica. E' estremamente difficile (e quasi donchisciottesco) ricucire una realtà così divisa e conflittuale come quella dell'Italia attuale in tutti i campi ed i settori. Gli interessi dominanti non hanno alcuna voglia di "ricucire". Oggi c'è una lotta di classe alla rovescia: della classe dominante contro le classi inferiori.
Per questo anche gli appelli del Presidente della Repubblica all'unità del Paese cadono nel vuoto: anzi certificano l'inefficacia della sua "moral suasion".


3 maggio 2024

Macron ha ripetuto la sua provocazione sulla possibilità di mandare truppe "europee", se l'offensiva russa rompesse in profondità il fronte attuale e le difese ucraine. Non so se si tratti unicamente di un "ballon d'Alsace" o di un'opzione concreta. Mi interessa analizzare i contenuti della sua argomentazione: la necessità di arrivare "subito" alla formazione di una difesa comune europea; e la motivazione: ne va della libertà e democrazia dell'Europa e della stessa civiltà "occidentale".
Mi sembra opportuno sciogliere l'ambiguità dell'espressione "difesa comune europea". Una cosa è ciò che significava, come uno degli elementi essenziali della creazione della Federazione europea secondo il percorso iniziato col Trattato di Roma e l'azione dei padri fondatori dell'unità europea (Adenauer, Schuman, De Gasperi). Altra cosa è ciò che sarebbe oggi nella situazione attuale della UE e della stessa Francia nella complessa dinamica delle nazioni componenti. Occorre ribadire che è stata proprio la Francia di De Gaulle a bocciare la CED (Comunità Europea di Difesa), a interrompere il processo federativo sovranazionale, ad indirizzarlo in senso nazionalistico (di un'"Europa delle patrie"); e a dotarsi di una "force de frappe" nucleare e di un efficiente e notevole complesso militare nazionale (che ancora, malgrado le "batoste" della decolonizzazione, è implicato in varie aree "calde", autonomamente dalla Nato e dall' ONU).
L'"interessamento" di Macron alla "difesa europea" risulta, quindi, piuttosto sospetto e "peloso". A parte il suo propagandistico (in funzione "elezioni europee") atteggiarsi a difensore della libertà del mondo occidentale minacciato dall'orso russo, a cosa mira concretamente Macron, se si tien conto dello "stato dell'arte" attuale dell'arsenale militare europeo e dei rapporti di forza tra i suoi componenti nazionali? La Francia è, fuor di dubbio, la nazione militarmente egemone, se non altro perché è l'unica che dispone del deterrente nucleare e che ha il potere autonomo di decidere se e quando usarlo. Anche la Polonia ha un consistente apparato militare, accresciuto notevolmente dopo l'attacco russo all' Ucraina, grazie all'appoggio esplicito e concreto degli Stati Uniti. La Germania si sta velocemente e intensamente riarmando. Si tenga presente che tutto ciò esula dalla quota del 2% del PIL dovuti annualmente alla NATO dagli Stati ad essa aderenti. Comunque, allo stato dei fatti, chi dirigerebbe questo coordinamento della difesa comune europea e chi la comanderebbe, se si arrivasse, come prospetta Macron, ad un suo effettivo uso sul campo di una guerra già in atto? Pur tra contrasti e tensioni tra distinti "patriottismi" nazionali e posizionamenti geopolitici, è evidente che è la Francia ad essere la più quotata. E si capisce anche la "fretta" di Macron nella sua svolta "bellicista": deve arrivare al dunque, prima che i concorrenti nel riarmo (Polonia, Germania e, in misura minore, Italia, Spagna e Grecia stesse) non possano minacciare concretamente la supremazia della Francia.
Macron agisce pro domo sua, su una china molto pericolosa per tutti. Può darsi che dopo le elezioni europee tutto si sgonfi. Resta però il danno nell' atteggiamento ideologico che viene diffuso e fatto prevalere nell'opinione pubblica: il riarmo come difesa della democrazia e della libertà dell'Occidente. La guerra come "conditio sine qua non" della democrazia stessa.
In questi giorni si assiste ad uno strano strabismo nel modo di commentare le varie "proteste" di massa: le manifestazioni a Tbilisi dei georgiani, sotto le bandiere e al suono degli inni georgiano ed europeo, contro la "legge russa" sono esaltate come un inno alla libertà (e alla "superiorità") della democrazia europea; e al diritto al dissenso politico; mentre quelle degli studenti e delle Università (in Italia, Europa, America del Nord ed anche in Messico e America del Sud) sotto la bandiera palestinese contro l' oppressione e la minaccia all'esistenza stessa di questo popolo sono tacciate di antisemitismo e di violenza prevaricatrice, ostacolate, sedate dalla polizia e, in alcuni casi, condannate e vietate dai Governi.
In "Tutta la città ne parla" (RAI Radio 3) di stamattina, 3 maggio, c'è chi ha parlato di discrasia tra ciò che simboleggiano la bandiera europea e il suo "Inno alla gioia" ("Freude, Freude..."); e ciò che è la realtà effettiva della UE oggi. È ammirevole che i georgiani si mobilitino sotto questi simboli. Ma tocca a noi europei non ingannarli ed illuderli. Come abbiamo in passato ingannato e illuso quei popoli che abbiamo coinvolti in guerre e conflitti disastrosi con la scusa di portar loro libertà e democrazia.
Quali che siano le giustificazioni, l'Europa di oggi promette armi e guerra. Nient'altro!


4 maggio 2024

Ieri era la giornata internazionale della libertà di stampa.
Da una classifica redatta ogni anno da Reporter senza frontiere, l'Italia si classifica al 46esimo posto, in una fascia considerata "a rischio", arretrata di quattro posti rispetto all'anno scorso. Aumenta in tutto il mondo, e in special modo nelle zone di guerra il numero dei giornalisti morti o impediti ad esercitare liberamente il loro mestiere.
Aumenta la censura, esplicita o sotterranea, alle inchieste giornalistiche non "in sintonia" con le "verità" del potere politico (o di denuncia delle sue "malefatte"), non solo nei regimi classificati come autoritari e/o dittatoriali, ma anche in quelli che si definiscono come democratici e liberali.
Si tenta di ridurre tutto alla logica della propaganda e contrapposizione politica: questo è l'aspetto più preoccupante, perché è la negazione dell'autonomia e libertà professionale del giornalista (e dello stesso intellettuale).
È trascorso un anno dalle tragiche e devastanti alluvioni della Romagna e delle frane subappenniniche. Come procede la ricostruzione? Come i risarcimenti? Per ora, tutto tace, o quasi. Come si concilia il consistente danno recato all'economia non solo locale, ma anche nazionale con le valutazioni trionfalistiche dell'andamento dell'economia italiana sbandierate in questi giorni dal Governo? Mi aspetto che i giornalisti, invece di sprecare le proprie energie nel bla bla sulle varie elezioni, si dedichino a controllare come procede la ricostruzione delle strade; la difesa dalle frane e la messa in sicurezza del territorio subappenninico e della piana alluvionale; la "liberazione" degli alvei di torrenti e fiumi; la ripresa delle attività agricole e industriali; la ricostruzione degli edifici pubblici; i risarcimenti promessi ai Comuni ed ai privati. Un'ultima domanda: quanti degli stanziamenti statali od europei sono stati attivati e spesi? Non vorrei che il lungo (ormai quasi continuo) periodo pre-elettorale costituisse una comoda e deresponsabilizzante "arma di distrazione di massa" non solo per i partiti di governo, ma anche per quelli dell'"opposizione".



IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

SABATO 18.11.2023
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RIFLESSIONI

  1 – Riflessioni
  2 – Principi irrinunciabili
  3 – Tesoretto
  4 – La scuola
  5 – Catalogna e affini
  6 – Competenze
  7 – Identità e diversità
  8 – Identità e diversità 2
  9 – Igiene lessicale
10 – Democrazia
11 – Anniversari
12 – Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13 – Popolo!
14 – Né patria, né matria, “FRATR ÍA”
15 – L'ipocrita polemica sulle “fake news”
16 – Il discorso di Fine d'anno
17 – Neologismi
18 – La retorica dell'”anniversario”
19 – Smartphonite
20 – C'era una volta il dialogo!
21 – La crisi istituzionale che viene da lontano
22 – Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23 – Le parole della politica: autonomia
24 – Europa ed europeismo
25 – La Svolta
26 – Le parole della politica: "statalismo"
27 – Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28 – Utopia
29 – Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30 – Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31 – L'insegnamento delle pandemia
32 – Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33 – "Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34 – Homo insaziabilis
35 – Le parole della politica: "purtroppo"
36 – Economia e Politica
37 – Politica e Giornalismo politico
38 – Parlamento e Governo
39 – "Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40 – Le parole della politica: competenza, competente
41 – Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42 – Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio 43 – La Coppa e San Gennaro
44 – Kabul, l'America e l'Europa
45 – Julian Assange
46 – Astensionismo
47 – Delega fiscale
48 – La destra coerenza di Renzi
49 – Successo o bla bla bla ?
50 – Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 – Il Presidente
52 – Quirinale: il gioco dell'oca
53 – Non esistono guerre giuste
54 – Le parole della politica: realismo
55 – Le parole della politica: realismo
56 – Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 – Privatizzare
58 – Guerra, pace e pacifismo
59 – Il PD prossimo venturo
60 – La rivoluzione di Bergoglio
61 – Quirinale: il gioco dell' oca
62 – Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 – La riforma della Costituzione
64 – Presidenzialismo alla francese?
65 – Il “caso” Rovelli
66 – Il Presidente e l'etnia
67 – Festa della Repubblica
68 – Tutti i nodi vengono al pettine
69 – "Modificavit ridendo mores"
70 – Oligarcomachia
71 – La strategia della torsione
72 – 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 – Fuoco incrociato
74 – Gianni Vattimo
75 – Onnipotenza della tecnologia?
76 – A quale scopo?
77 – Logica duale
78 – Le parole della politica
79 – Antisemitismo
80 – In margine ad alcuni articoli…
81 – Premierato
82 – Quante storie


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  20 aprile 2024