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Democrazia ed estrema destra
Il caso monzese
Umberto De Pace

fasci

Tra i tanti problemi che l'Europa si trova oggi di fronte, il riemergere di movimenti di ispirazione fascista e o nazista sarebbe un grave errore ritenerlo un fenomeno marginale. Se era prevedibile che tra gli effetti della grande crisi economica mondiale di questi anni, accompagnata dall'imponente fenomeno delle migrazioni, vi fosse anche la deriva populista, xenofoba e razzista, le politiche fin qui adottate per contrastarla, in gran parte hanno contribuito ad ampliare il consenso verso chi con demagogia e spregiudicatezza sfrutta il disagio sociale per i propri scopi e fini politici.
Sulla democrazia - 10


A conclusione di questo non breve, quanto non esaustivo, approfondimento sul tema della democrazia quali considerazioni possiamo trarre?
Con maggiore cognizione di causa possiamo comprendere come, tutto sommato, la democrazia sia la migliore forma di governo che l'umanità ha saputo darsi fino ad oggi, pur tenendo conto, come abbiamo visto, di tutti i suoi limiti, contraddittorietà e fragilità, aspetti che fin dai suoi prodomi nell'antichità ne accompagnano le vicissitudini. Quale nota di colore in tal senso, ad esempio, si può nuovamente citare la “democratica” Atene, dove le donne stavano in casa e se uscivano portavano il velo, mentre nell'”autocratica” Sparta le giovani donne facevano ginnastica nude a fianco dei loro coetanei maschi altrettanto implumi.

Giovani spartani che si esercitano, Edgar Dega, 1860-62, olio su tela, National Gallery Londra.

Questo ci ricorda lo storico Alessandro Barbero, il quale spiega inoltre come i luoghi comuni, tesi a denigrare la democrazia, non appartengano in realtà a una specifica epoca ma l'accompagnino da sempre, difatti: “… l'idea che i nostri rappresentanti siano corrotti e incompetenti fa parte dell'idea stessa della democrazia rappresentativa fin dai suoi albori.” “Luoghi comuni” che lo storico Luciano Canfora invita a diffidare in quanto, troppo spesso, accompagnano la lettura dei complessi e articolati processi e sviluppi della democrazia nell'antichità.
Abbiamo visto come il termine democrazia spesso lo si usi al posto di altri, quali, eguaglianza, libertà, tolleranza, repubblica, pace, solidarietà, come se fossero suoi sinonimi, quando in realtà sono termini che l'accompagnano, l'affiancano, la completano o l'arricchiscono. Abbiamo visto come essa sia un processo in continua evoluzione e in perenne ricerca di un suo equilibrio o completezza che, sia pur improbabile, caratterizza il suo essere elemento dinamico e aperto, modificabile e perfezionabile nel tempo.

Robert Michels e Gaetano Mosca

Esplicito in tal senso un aneddoto che Robert Michels (1876-1936) riporta sotto forma di metafora, nelle ultime pagine del suo libro “La sociologia del partito politico”: un vecchio che sta morendo, indica ai suoi figli il giardino di loro proprietà nel quale è sotterrato un tesoro, incitandoli a procurarselo. I figli dopo aver scavato e dissodato il terreno non trovano nulla. Gaetano Mosca (1858-1941) nella recensione al libro di Michels, che fu suo allievo, ricorda sempre Luciano Canfora, spiega come quell'”agire” rappresenti la democrazia; il continuare a dissodare il terreno per trovare un tesoro rappresenta il processo democratico. La democrazia quindi non è un regalo o un qualcosa da ricevere perché, come ha ben riassunto Gustavo Zagrebelsky, che abbiamo già citato ma vale la pena riprendere: “La democrazia non è qualcosa fuori di noi, indipendentemente da noi, e tanto peggio per noi se ci siamo illusi. Non è lecito parlare di promesse non mantenute della o dalla democrazia, come se questa ci avesse un tempo dato affidamenti, poi rivelatisi vani. La democrazia non promette niente a nessuno, ma richiede molto a tutti. E' non un idolo, ma un ideale corrispondente a un'idea di dignità umana, e la sua ricompensa sta nello stesso agire per realizzarlo.” (Contro l'etica della verità”, Editori Laterza, gennaio 2008). Ma soprattutto, come ben evidenzia Giovanni Sartori: “… ciò che la democrazia è non può essere disgiunto da ciò che la democrazia dovrebbe essere. Una esperienza democratica si sviluppa a cavallo del dislivello tra dover-essere ed essere, lungo la traiettoria segnata da aspirazioni ideali che sempre sopravanzano le condizioni reali.” (“Democrazia. Cosa è”, ed. Rizzoli, gennaio 1993).
Per il pianeta intero, ove oggi, pur minoritaria, la democrazia è in vigore, essa è una forma di governo tutto sommato ancora “giovane”. Giovane lo è sicuramente per il nostro paese, come abbiamo dimostrato, nel quale prende forma a partire dalla lotta di Liberazione contro il nazifascismo e stabilisce le sue regole, a partire dalla legittimazione reciproca, tra quelle forze, pur non ancora democratiche, che la sostennero e la sperimentarono nel corso dall'esperienza dei Comitati di Liberazione che si andarono mano a mano a organizzare sul territorio nazionale. Quelle regole sono tracciate, quali fondamenta, nella Costituzione Italiana e su di esse stabiliranno la loro legittimità tutti i successivi atti legislativi. E se è vero che in una democrazia nessuna decisione o votazione, come ricorda Zagrebelsky, “chiude definitivamente la partita”, è altrettanto vero che ciò non vale per le votazioni “che instaurano la democrazia stessa”, perché è su quelle decisioni che essa trova fondamento. Fra le regole inviolabili della nostra Costituzione abbiamo visto esserci quella della riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista.

Giulio Enea Vigevani

Ma non solo, come ricorda Giulio Enea Vigevani – Professore associato di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano-Bicocca – in un suo recente articolo sulla Rivista di diritto dei media (“Origine e attualità del dibattito sulla XII disposizione finale della Costituzione: I limiti della tutela democratica”, gennaio 2019), la Corte Costituzionale, nelle sue sentenze, valorizza la XII disposizione oltre il dato puramente testuale, collegandola espressamente all'ispirazione antifascista della Costituzione, con ciò riconoscendo: “… il fondamento per limitazioni a libertà fondamentali anche in assenza di una esplicita ricostituzione del partito fascista (è il caso dei reati di apologia di fascismo e di manifestazioni fasciste previsti dalla legge Scelba), purché le manifestazioni siano idonee a far sorgere una situazione di apprezzabile pericolo di riorganizzazione del partito fascista.” Vigevani sottolinea inoltre come la Corte Costituzionale abbia confermato l'unidirezionalità della clausola di divieto solo per le forze neofasciste senza allargarla ad altre ideologie antidemocratiche. In tale senso la Costituzione è volutamente asimmetrica: “… è l'unico limite di natura ideologica per quanto concerne la costituzione di un movimento politico, dentro un progetto di democrazia “aperta”, che non richiede adesione ai valori democratici, ma “lealtà di comportamento” nella vita pubblica, in una prospettiva di progressivo inserimento nel gioco democratico delle associazioni antisistema e costituisce una eccezione al principio pluralista, che postula la completa rappresentazione politica della società; al contempo, la XII disposizione è, “ascrivibile al concetto stesso di costituzione materiale” ed esalta l'antitesi tra ordine democratico e regime fascista che connota il testo costituzionale.”


Un progetto di “democrazia aperta”, quello scelto dai Costituenti, che si discosta da quello di “democrazia protetta” ad esempio adottato dalla Germania nella sua Legge fondamentale: “…
che all'art. 21 prevede che siano incostituzionali i partiti che si prefiggono di attentare all'ordinamento costituzionale democratico e liberale.”
La crisi della democrazia odierna ci porta nuovamente a riflettere su tale progetto. Di fronte al riproporsi oramai costante e diffuso, di gesti, parole, iniziative che si rifanno direttamente a quello che fu il regime o il pensiero fascista, se non addirittura, in alcuni casi a quello nazista, occorre forse rivedere tale progetto di “democrazia aperta”? Necessita fornire la nostra democrazia di più stringenti norme e strumenti tesi a rafforzarne la tenuta e a garantirne la continuità? Necessitano interventi legislativi, come è stata la proposta di legge Fiano https://www.camera.it/leg17/126?tab=2&leg=17&idDocumento=3343&sede=&tipo=, presentata in Parlamento nel 2015, relativa al reato di propaganda tramite gesti, immagini, oggetti che si richiamano al regime fascista o al partito nazionalsocialista tedesco?

Mondovì (CN) gennaio 2020 porta di casa di Aldo Rolfi, figlio
di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944

Paolo Barile (1917-2000) – giurista, politico e avvocato – come ricorda fra le note del suo articolo Vigevani, avvertiva che: “In verità, la democrazia non si protegge dalle forze nemiche a mezzo di norme giuridiche: se la democrazia muore nel cuore del popolo, nessuna forza “giuridica” potrà farla resuscitare. ... Se per disgrazia le forze antidemocratiche vincono la battaglia, nessuna barriera giuridica potrà proteggere la democrazia, morta negli animi di chi avrebbe dovuto difenderla: non con le leggi ma con la vita” (“Diritti dell'uomo e libertà fondamentali”, Ed. Il Mulino, novembre 1984). Paolo Barile fu allievo di Pietro Calamandrei il quale avrebbe voluto delle norme e dei controlli più stringenti sulla democraticità dei partiti, e nel corso della discussione in Assemblea del 4 marzo 1947 osservava: “Non so perché questa disposizione (ndr, la XII) sia stata messa fra le transitorie: evidentemente può essere transitorio il nome “fascismo”, ma voi capite che non si troveranno certamente partiti che siano così ingenui da adottare di nuovo pubblicamente il nome fascista per farsi sciogliere dalla polizia”. Tutto ciò ci riporta a quel “paradosso” della tolleranza, che abbiamo peraltro già affrontato con le riflessioni di Norberto Bobbio, e ci impone di riflettere su cosa occorra e sia meglio fare per difendere la democrazia dagli attacchi dei suoi nuovi e vecchi nemici. Per Giulio Enea Vigevani: “La scommessa di fondo del Costituente è stata a favore di una democrazia aperta, che includesse progressivamente le culture e le forze politiche in origine ostili a essa. Tale scommessa sembrava vinta, anche per quanto riguarda il partito più legato al fascismo, il M.S.I.” Ma oggi l'espandersi dell'estremismo di destra, in parte proveniente tra l'altro da quella medesima fonte, e lì a dimostrare che il pensare di liberarsi per sempre e totalmente dal fascismo e dal nazismo non sia altro che un'illusione. Come illusorio sarebbe affidarsi al solo potere legislativo o repressivo, come troppo spesso si tende a fare, dimenticando che uno degli elementi imprescindibili della democrazia è la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Partecipazione che non si esaurisce nel solo atto del voto ma che può esprimersi, singolarmente e, soprattutto, collettivamente, non solo nella difesa di principi costituzionali ma anche nel saper cogliere e interpretare quei cambiamenti sociali, culturali e politici specifici della propria epoca e, conseguentemente, agire sia a favore del cambiamento che, qualora necessiti, della difesa e conservazione dei diritti acquisiti e dei principi di convivenza civile inalienabili.


C'è lo ricorda Primo Levi nel suo libro “I sommersi e i salvati” (Einaudi, 1986) nel quale a mani nude si addentra nei meandri più nascosti dell'animo umano, ne attraversa le viscere, ponendosi domande, alcune senza risposta, di fronte all'orrore sull'unicum del sistema concentrazionario nazista: “Non possiamo capirlo; ma possiamo capire da dove nasce e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
Attraversiamo un'epoca complessa, difficile, nella quale per usare le parole dello storico Salvatore Veca la cultura pubblica democratica è: “… sottoposta a pressione dalla trasformazione di molte delle sue categorie di base, in una fase in cui sembrano salienti la crescente debolezza del potere politico nei confronti di poteri sociali senza frontiere e l'erosione delle basi della comune lealtà civile di cittadinanza … Il contesto mutato di un mondo di incessante deformazione ci chiede semplicemente quali risposte la lealtà alla forma di vita democratica e ai suoi elementi fondamentali deve dare a dilemmi e sfide che attraversano i confini e scompaginano il quadro di sfondo della costellazione nazionale. Ci chiediamo: quale democrazia nella costellazione postnazionale? Tentare risposte in questo campo è un esercizio intellettuale e politico difficile, molto difficile. Ma, al tempo stesso, ineludibile …” I grandi cambiamenti e le questioni che l'umanità oggi deve affrontare: ambientali, tecnologiche, conflittuali, economiche, di governo e rappresentanza, affondano le loro radici in quei principi di eguaglianza, libertà, giustizia, solidarietà e partecipazione che abbiamo visto essere i pilastri di una democrazia. Principi che qualora vengano disattesi “deformano” il benessere della comunità compromettendo la convivenza civile. Il problema non è la democrazia, quale strumento e forma di governo, il problema oggi è quello di innovare e rafforzare la democrazia affinché riprenda nelle sue mani il proprio destino. A fronte di tutto ciò l'estremismo di destra, oggetto della presente indagine, rappresenta una delle prevedibili conseguenze di un'epoca di crisi. Un fenomeno che non va enfatizzato ma nemmeno sottovalutato quanto, piuttosto, compreso, contrastato, controllato e ridimensionato. Come abbiamo visto gli strumenti per fare ciò nel nostro paese ci sono, a partire dalla nostra Costituzione, la cui ispirazione e in cui i principi dell'antifascismo sono saldi e indelebili. Tocca a tutti noi fare in modo che non vengano disattesi avendo sempre presente che “la democrazia non promette niente a nessuno, ma richiede molto a tutti.”

Umberto De Pace

GLI ARTICOLI PUBBLICATI
0 - Prologo
1 - Perché Monza?
2 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 1
3 - Bran.Co. e Lealtà Azione - 2
4 - Forza Nuova - 1
5 - Forza Nuova - 2
6 - CasaPound - 1
7 - CasaPound - 2
8 - CasaPound - 3
9 - Lorien e Progetto Zero
10 - Lorien e Compagnia Militante
11 - A.D.ES.
12 - Le radici dell'estrema destra monzese - 1
13 - Le radici dell'estrema destra monzese - 2
14 - Sul neofascismo - 1
15 - Sul neofascismo - 2
16 - Sul neofascismo - 3
17 - Sul neofascismo - 4
18 - Sull'antifascismo - 1
19 - Sull'antifascismo - 2
20 - Sull'antifascismo - 3
21 - Sull'antifascismo - 4
22 - Sull'antifascismo - 5
23 - Sull'antifascismo - 6
24 - Sull'antifascismo - 7
25 - Sull'antifascismo - 8
26 - Sull'antifascismo - 9
27 - Sull'antifascismo - 10
28 - Sull'antifascismo - 11
29 - Sull'antifascismo - 12
30 - Sulla democrazia - 1
31 - Sulla democrazia - 2
32 - Sulla democrazia - 3
33 - Sulla democrazia - 4
34 - Sulla democrazia - 5
35 - Sulla democrazia - 6
36 - Sulla democrazia - 7
37 - Sulla democrazia - 8
38 - Sulla democrazia - 9
39 - Sulla democrazia - 10



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  3 marzo 2020