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"Etica del Sacrifico" ed "Etica della Rinuncia"
Umberto Puccio
Sin dalle sue origini la nostra civiltà è stata caratterizzata dall'Etica del Sacrificio nelle sue varie forme protostoriche e storiche. Si sa di sacrifici umani alle Divinità presso gli Aztechi, ma anche la narrazione Biblica del mancato sacrificio del figlio Isacco da parte di Abramo, fermato da Yahweh (che avrebbe chiesto al Patriarca questa "prova" estrema della sua fede e della sua obbedienza alla Tavola delle leggi,) rimanda forse al superamento, da parte delle tribù ebraiche, dei sacrifici umani alla divinità, per distinguersi dalle popolazioni preesistenti nella "Terra Promessa" (i Filistei) e rinsaldare così la propria identità. Molto più significativa è la cerimonia del "capro espiatorio" nella festa ebraica del Kippur, in cui un capro viene ritualmente "caricato" di tutti i peccati del popolo ebraico che vengono "lavati" dal suo sacrificio (l'abbandono in pieno deserto). Questa dinamica viene ripresa, approfondendola e universalizzandola, dal Cristianesimo. Gesù Cristo, figlio di Dio, che è anche Uomo, è il capro espiatorio che con la sua morte sulla Croce riscatta tutta l'umanità ("hinc in aeternum") dal Peccato originale. Il termine latino "sacrificium" indica l' uccisione della vittima "sacra" per ingraziarsi, nel mondo antico greco-romano, la Divinità. La vittima era un animale: nelle società di origine pastorale gli animali più importanti, in quanto indicatori del patrimonio, erano i bovini, gli ovini e i suini, come è testimoniato a Roma dalla cerimonia sacrificale denominata "suovetaurilia" (uccisione di un maiale, di una pecora e di un toro. Nel mondo greco, si guarda alla quantità della vittima animale e alla sua maggiore importanza patrimoniale. Il termine greco "ecatombe" indica infatti l'uccisione sacrificale di cento buoi. Il Cristianesimo, segue la concezione soteriologica ebraica, ma la trasforma da salvezza collettiva (del Popolo eletto) in salvezza individuale di tutti gli uomini nati dopo il sacrificio di Cristo sul Golgota. Non mi soffermo qui sulla rivoluzione culturale implicita nella Resurrezione di Cristo, che significa la promessa per tutti della vittoria sulla Morte, del superamento del limite naturale (temporale e fisico) della vita umana. Ho parlato di rivoluzione, perchè è un ribaltamento totale della concezione greco-romana, secondo cui la natura dell' Uomo, che lo differenzia dalla natura degli Dei, è la sua mortalità. "Brotos" è il termine greco che significa "mortale" e "umano". Il senso del limite è talmente forte nella concezione greco-romano che anche gli Dei, pur essendo immortali, devono sottostare alla legge del Fato. La "ubris" è la punizione che gli Dei infliggono agli uomini, quando questi ultimi superano i limiti, come succede nell'Iliade ad Achille per aver fatto scempio del cadavere di Ettore e aver superato quel limite che separa la barbarie dalla civiltà: il rispetto dei morti.
La concezione ebraico-cristiana del sacrificio (e del capro espiatorio) ha soppiantato quella greco-romana ed è arrivata sino a noi non nel suo significato e valore religioso trascendente (che riguarda la scelta di fede del credente), bensì nella sua trasformazione in valore e comportamento sociale: insomma è diventata immanente e mondana, cioè etica. Questa trasformazione ha permeato nel profondo il linguaggio e le azioni individuali e collettive, agendo a livello ormai inconscio, quasi istintivo. Anche la guerra viene "legittimata" come sacrificio dei soldati morti in cambio della "salvezza" del resto della Nazione. Essi vengono considerati "eroi": anche la concezione dell' eroicità è influenzata da questo meccanismo. Il modo con cui OGGI viene presentata e interpretata la lotta contro il Virus Covid-19, come guerra globale contro un nemico globale, non è un fatto puramente lessicale, una metafora linguistica: lo dimostra la prima reazione del Presidente americano, del Leader inglese e di altri esponenti politici o opinionmaker che, in nome di un cinico darwinismo economico-sociale, ammettevano anche un altissimo numero di morti per Covid-19, come sacrificio necessario per salvaguardare l'economia mondiale e garantire il ritorno alla "normalità" della società affluente. Questa reazione dimostra la persistenza e potenza del meccanismo del "capro espiatorio". I due fenomeni globali della Pandemia e del cambiamento climatico ci pongono una domanda cruciale: riusciremo ad adattarci, cambiando radicalmente la nostra risposta e uscendo dagli schemi del passato, dalla cosiddetta "normalità" in cui ci siamo adattati? Riusciremo ad attuare un'altra radicale rivoluzione culturale, pari a quella precedente operata duemila anni fa dal Cristianesimo? Ipotizzo una risposta: passare dall' etica del sacrificio all' etica della rinuncia. Il che significa riprendere in parte il senso del limite della civiltà greco-romana e ribaltare il meccanismo del capro espiatorio. Non il sacrificio di una parte a favore dell'altra, ma la rinuncia di ciascuno a qualcosa in favore di tutti. Ciò non è semplice, nè indolore: significa cambiare lo stile di vita e i comportamenti individuali unitamente ai meccanismi economico-finanziari della società in cui vivono i singoli individui e raggruppamenti sociali e da cui vengono profondamente influenzati e quasi modellati. Significa porsi il problema della qualità della vita e non ridurla alla sempre maggiore quantità dei beni prodotti e posseduti. Significa scegliere tra i bisogni essenziali e quelli indotti dal meccanismo consumistico-pubblicitario. Il fatto è che la nostra società sembra soffrire di una diffusa e radicata sordità culturale, sembra essere in uno stato comatosa, di inebetimento indotto dalla droga consumistica. Un' ultima considerazione: il Papa Francesco, pur non venendo meno alla concezione religiosa cristiano cattolica e riprendendo la tradizione pauperistica e di difesa degli ultimi del Francescanesimo, è uno dei pochi che esorta tutti alla rinuncia come stile di vita quotidiano. Umberto Puccio
1 Riflessioni 2 Principi irrinunciabili 3 Tesoretto 4 La scuola 5 Catalogna e affini 6 Competenze 7 Identità e diversità 8 Identità e diversità 2 9 Igiene lessicale 10 Democrazia 11 Anniversari 12 Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta 13 Popolo! 14 Né patria, né matria, FRATR ÍA 15 L'ipocrita polemica sulle fake news 16 Il discorso di Fine d'anno 17 Neologismi 18 La retorica dell'anniversario 19 Smartphonite 20 C'era una volta il dialogo! 21 La crisi istituzionale che viene da lontano 22 Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica 23 Le parole della politica: autonomia 24 Europa ed europeismo 25 La Svolta 26 Le parole della politica: "statalismo" 27 Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile" 28 Utopia 29 Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo 30 Le parole della politica: "giustizialismo", "garantismo" 31 L'insegnamento della Pandemia 32 Le parole della politica: diritti, libertà, responsabilità, potere decisionale 33 "Etica del Sacrifico" ed "Etica della Rinuncia" Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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