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L'imam, l'aedo e noi
Umberto De Pace



Manifestazione di fronte alla Prefettura di Torino per chiedere la liberazione dell'imam - Torinooggi.it 27/11/2025

Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di via Saluzzo a Torino, è stato raggiunto da un decreto di espulsione firmato dal ministro degli interni Matteo Piantedosi per “motivi di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo”. Rinchiuso nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Caltanissetta, riceve la convalida del suo trattenimento presso la Corte d'appello di Torino. “La tutela della libertà di manifestazione del pensiero - scrive la giudice nel provvedimento … - ha sempre un limite non derogabile nell'esigenza che attraverso il suo esercizio non vengano sacrificati beni anch'essi voluti garantire dalla Costituzione e che tale deve ritenersi il mantenimento dell'ordine pubblico”. (…) Tra i fatti contestati c'è la trascrizione di un file audio in possesso della questura sabauda con quanto detto dall'imam durante un corteo dello scorso 9 ottobre: “Io personalmente sono d'accordo con quello che è successo il 7 ottobre (…) Noi non siamo qui per essere con la violenza, ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violenza” … la questura ha inoltrato anche una nota che dà conto di “rapporti con esponenti indagati e condannati per apologia di terrorismo” (…) l'imam ha negato di conoscere questi soggetti, pur non escludendo di averli incontrati, e di aver mai espresso sostegno ad Hamas. L'uomo ha inoltre richiesto la protezione internazionale, perché se dovesse essere espulso verso l'Egitto vedrebbe la propria incolumità messa a rischio in quanto oppositore del regime di al-Sisi.” (il Manifesto, Shanin per il tribunale è un nemico pubblico. Ma San Salvario sta con lui. - Sara Tanveer, Mario Di Vito, 29 novembre 2025).
Il riferimento alle sue “amicizie” riguarda: “… Halili Elmahdi, considerato l'autore del “primo documento in lingua italiana di propaganda della ideologia estremistica musulmana”, già condannato per terrorismo per propaganda a favore della jihad. Il secondo è Giuliano Delnevo, studente genovese morto nel 2013, a 23 anni, in Siria: dopo la sua conversione all'Islam aveva cambiato nome in Ibrahim. L'imam dice che già la Digos di Torino gli aveva chiesto dei legami con Halili Elmahdi: “Ho detto di averlo visto in moschea pregare”. Gli si contesta di essere stato fermato in compagnia di Delnevo, nel marzo 2012, a Imperia. Ma l'imam dice di non conoscerlo bene, quel giorno li avevano fermati e avevano chiesto i documenti.” (La Repubblica, Due “legami pericolosi” dietro all'espulsione dell'imam di via Saluzzo - Giada Loporto, 28 novembre 2025). A Mohamed Shahin è stata respinta la richiesta di asilo politico dalla commissione territoriale di Siracusa, per la quale egli non corre nessun pericolo a tornare in Egitto, di parere diverso i suoi avvocati difensori, che hanno presentato ricorso, i quali sostengono che il decreto di espulsione significa per il loro assistito “morte certa o, tortura certa”. Di questa vicenda ancora in corso, diventata fin da subito un caso nazionale, vanno sottolineati i molteplici attestati di solidarietà all'iman giunti non solo dalle varie componenti religiose e culturali della comunità musulmana di Torino ma anche dalle associazioni religiose, culturali e politiche, che vanno dal vescovo di Pinerolo, Presidente della Commissione CEI per l'ecumenismo e il dialogo, all'ANPI, fino alle interpellanze in parlamento di PD, 5 Stelle e AVS. Va inoltre evidenziato l'uso (disinvolto?) dei virgolettati alle sue dichiarazioni incriminate, riportate sui vari organi di informazione, differenti una dalle altre. Infine, per chi volesse approfondire, molto interessante la ricostruzione della figura di Halili Elmahdi, una delle presunte “amicizie” dell'iman, fatta da Nicolò Cenetiempo su Altraeconomia (Il caso di Halili Elmahdi e lo stato dell'arte della deradicalizzazione dentro e fuori dal carcere, 8 Luglio 2024).



(Il Foglio 28 settembre 2025 pag.1)

Giuliano Ferrara - fondatore de Il Foglio Quotidiano, suo direttore fino al 2015 oggi editorialista - in un suo intervento che potremmo dire raccoglie la summa del suo pensiero sul conflitto israelo-palestinese, pur riconoscendo “l'indicibile violenza” messa in campo dal governo israeliano ne sostiene in pratica il perseguimento in quanto “non sembrano esserci alternative”, fino a concludere: “Possiamo salvarci la coscienza disprezzando toni e argomenti della destra nazionalista e religiosa che condiziona il governo ed esercita una leadership ben oltre i propri confini politici, ma una coscienza salvata non risolve il problema di un odio interetnico sconfinato, alimentato dalla volontà di sterminio degli ebrei in quanto tali e da quel “mai più” affidato non alle parole e alle coscienze ma, purtroppo e inevitabilmente, alla pura forza, finché questa forza resisterà, e nonostante tutto c'è da sperare di essere morti e sepolti prima che si esaurisca.” (La via tragica e necessaria d'Israele, 22 agosto 2025). Va riconosciuta a Ferrara la sua chiarezza: “Il suicidio di Israele non esiste. Esiste il tentato omicidio di Israele. Esiste la sua legittima difesa, necessariamente fondata sulla sproporzione. La sproporzione vuol dire che Hamas deve essere distrutta. Punto.” (Caro Adriano, finché anche un solo combattente di Hamas non si arrenderà, il tempo non cambierà la nostra ferma difesa di Israele, 29 agosto 2025). Così come gli va riconosciuta la creatività letteraria: “Quando tutto sarà finito, e il cuore e la testa delle persone che non hanno smarrito il senso etico della storia e non lo hanno barattato per la buona coscienza autogratificante non vedendo l'ora che tutto sia finito al più presto, sarà studiata per anni questa guerra idolatrica dell'isteria contro la fermezza e il coraggio di un popolo.” (Il coraggio di Israele, baluardo contro l'isteria idolatrica di chi se ne frega di Hamas, 28 settembre 2025) e le graffianti (feroci?) iperbole: “Nei banchi del governo sedevano i criminali di guerra, a partire dal loro capo. Ma il giorno della vittoria è stato la consacrazione laica del loro crimine nel concetto della giustizia, della sicurezza e della pace ottenuti con il coraggio della decisione politica e del valore militare.”, riferendosi alla liberazione degli ultimi ostaggi israeliani e alla visita di Trump alla Knesset. “Netanyahu si è presentato per quel che è, un leader di guerra e di pace, la pace della vittoria per la redenzione dall'orrore del 7 ottobre, e chiederà un nuovo e difficile consenso in nome dell'una e dell'altra. Le molte e tragiche vittime civili di questi due interminabili anni sono state evocate solo per attribuirle, com'è sacrosanto, alla feroce tattica di sacrificio popolare e salvezza degli effettivi che ha squadernato la legione dei predoni di Hamas.” (La forma retorica del nuovo inizio dopo la grande vittoria, che fa amare anche le leadership che si detestano, 14 ottobre 2025). Quello di Giuliano Ferrara è un sostegno totale e incondizionato alla risposta data da Israele al massacro del 7 ottobre, che come tutti sappiamo è stato un massacro all'ennesima potenza, una carneficina totale, per molti un genocidio. Ferrara - che potremmo definire l'aedo dello Stato di Israele, il cantore della sua antica tradizione, vera o presunta che sia - con il suo consueto furore, infarcito di cinismo e macabra teatralità, raggiunge vette inimmaginabili nel sostegno all'orrore e al crimine ordinato dal governo ed eseguito dall'esercito israeliano, fino al punto di immolare, con l'inequivocabile riferimento al “mai più” da lui citato, sull'altare della Shoah - che è bene ricordare significa “catastrofe” o “distruzione” in ebraico (ùåàä) - la catastrofe e distruzione di Gaza.
Noi, se non vogliamo essere semplici spettatori o ignare comparse sul palcoscenico della storia, abbiamo il compito di dare corpo e un senso alla nostra democrazia, oggi ostaggio della logica di guerra e di supremazia. Garantire la libertà di opinione non vuol dire accettare o condividere idee e dichiarazioni odiose come quelle di chi giustifica, sotto qualsiasi forma, l'uccisione di civili inermi, come è stato per lo più il 7 ottobre e ciò che ne è seguito. Anzi, respingerle, isolarle e condannarle vuol dire rafforzare la democrazia. Soffocarle o incarcerarle è ciò che fanno le dittature o i regimi autoritari. Purtroppo il caso Shanin proprio per l'inconsistenza dei fatti a lui contestati, come giustamente denuncia Amnesty International
:“…rappresenta un caso allarmante di strumentalizzazione del diritto in chiave repressiva e di repressione del dissenso pacifico per mezzo della normativa in materia di sicurezza nazionale.” Insomma un atto politico degno di un regime autoritario verso il quale tende inesorabilmente il governo di estrema destra del nostro paese.
Va aggiunto che l'opinione espressa da Shanin, benché pare abbia rettificato e contestualizzato le sue affermazioni, è condivisa da non pochi sostenitori della causa palestinese; inutile sottolineare come l'opinione di Ferrara abbia invece caratterizzato la complicità del governo italiano e di gran parte di quelli europei con l'operato di Israele. Tra imam e aedi sarebbe bene che noi tutti mantenessimo fermo anche un altro principio base della nostra democrazia, la laicità, rifuggendo dalle fedi che troppo spesso offuscano le menti e distorcono la realtà.

Umberto De Pace

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  10 dicembre 2025