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da "Smisurata preghiera" di Fabrizio De André (testo e musica)


SABATO 31 AGOSTO 2024

25 agosto 2024

Solo Papa Francesco, nell' appello domenicale di oggi in Piazza San Pietro, ha condannato esplicitamente, considerandolo "pericoloso", il "bando" alla chiesa ortodossa russa (e, quindi, ai fedeli che si riconoscono in essa) da parte del governo ucraino. Ha esortato ("per favore"!) a non confondere la religione con la politica e il potere; a distinguere Putin e le sue azioni criminali dalla fede religiosa ortodossa. Ciascuno - ha detto - deve essere libero di professare la religione in cui crede e di appartenere alla Chiesa che la rappresenta. Il paradosso è che a battersi per la libertà religiosa sia unicamente il Capo di una Chiesa, con una lezione di vera "laicità" a chi è pronto a farne strame per ragioni di realpolitik e di schieramenti geopolitici. Purtroppo, sembra si sia dimenticato che la libertà religiosa è stata storicamente in Europa la premessa e la base della libertà politica.


27 agosto 2024

Penso sia interessante e degna di riflessione la lettura (a pag.10 del "Domani" di lunedì 26 agosto) di un articolo di Michela Ponziani ("Ma l'italianità esiste? Un viaggio storico nell' identità fragile"), in cui la storica, prendendo lo spunto dalla condizione dell'emigrato meridionale Rocco nel film di Luchino visconti "Rocco e i suoi fratelli", eviscera le complesse relazioni, le analogie, gli intrecci (e il loro modificarsi storico di parole "totemiche", quali: "italianità", "identità", "diversità", "accoglienza", "cittadinanza", "patria e patriottismo".
Non può sfuggire che la querelle politica sullo "ius scholae" parte e si fonda su di un assunto storicamente discutibile: che esista una ben precisa e fissa identità nazionale italiana; e che essa sia racchiusa ed esplicitata nel concetto di italianità. Dovrebbe essere acquisita la constatazione che la definizione di "identità nazionale" è oggi molto più complessa di quella ottocentesca, risorgimentale, romantica e manzoniana: "una d'arme, di lingua, d'altar, di memorie, di sangue e di cor".
Michela Ponziani "punzecchia" il patriottismo ipocrita (odorante di razzismo) dei benpensanti che si esaltano per le vittorie "storiche" del tennista altoatesino di lingua tedesca Sinner, mentre storcono il naso di fronte ai risultati della pallavolista piemontese e di lingua italiana Egonu.
Ciò dimostra la difficoltà a definire univocamente e immodificabilmente il concetto di "identità nazionale italiana". Primo, perché esso è la somma e la risultante della commistione di molteplici, diverse ed anche contrastanti identità. Secondo, perché tale identità complessa e le diverse identità che la compongono cambiano e si evolvono storicamente.
La penisola italiana, per ragioni storico-politiche e geografiche evidenti (ma spesso volutamente ignorate) ha visto fin dalla preistoria il "passaggio" di (e la mescolanza con) popolazioni di "immigrati" o di conquistatori. Nessuno di noi può definirsi indigeno o autoctono. Rispetto ad altri territori e nazioni europee, l'identità nazionale italiana risulta quindi molto più fragile: ed anche piuttosto recente, in quanto risalente ad appena 163 anni fa, alla creazione dello Stato unitario italiano. Ciò non toglie che la caratteristica dell'Italia sia la molteplicità, varietà e diversità delle sue città, delle sue "parlate", delle sue tradizioni e dei suoi comportamenti culturali: cioè, quel "particolarismo" che ne costituisce al contempo il pregio e il difetto.
In conclusione, è la cittadinanza il collante dell' identità nazionale italiana; e l'esser nati nel territorio dello Stato italiano è la forma più "logica" e democratica per conseguirla. Già gli antichi romani, nel 313 d.Cr. con l'Editto di Caracalla, l'avevano capito. Ma i "patrioti" di oggi sembra lo abbiano dimenticato!


29 agosto 2024

Il "caso" di Pavel Durov (definito "miliardario", di origine russa e con triplice cittadinanza - russa, francese ed emiratina - fondatore e padrone della piattaforma Telegram), arrestato e rilasciato su cauzione a Parigi, con vari capi di accusa relativi alla gestione di Telegram, mi fornisce l'occasione per riflettere su certe figure che, con nomi diversi, a seconda della loro nazionalità di origine ("tycoon", "miliardario", "oligarca") esercitano un potere enorme a livello geopolitico, militare e mediatico, sino a causare guerre, specie quando si impadroniscono del potere di uno Stato (Putin nella Federazione russa) o ne diventano Presidenti (Trump negli Stati Uniti). Alcune di queste figure non agiscono solo in campo economico-finanziario, ma hanno anche "milizie" armate (tipo la Wagner di Prigozyn, acquisita dopo la sua "eliminazione" da Putin; o l'Azov dell'oligarca ucraino ex-padrone delle acciarie Azovtal).
Esiziale è la loro azione nel fomentare, causare e alimentare le guerre attuali, o intervenire a sostegno dell'uno o dell'altro contendente. Esemplare è l'intervento, con la propria rete satellitare e i propri droni, a favore dell'Ucraina, di una di queste "figure", forse la più potente: Elon Musk, con le sue varie imprese (Twitter, Tesla, Neutralink, Open Al, etc).
La piattaforma Telegram ha una diffusione ed un uso globale, essendo la più "libera" in quanto a contenuti e fruitori. Che venga trascinata nel conflitto con la Federazione Russa è preoccupante.
Come è preoccupante il "collateralismo" di Elon Musk non solo con Trump, ma anche con politici di governo del nostro Paese.


30 agosto 2024

Quello che sta succedendo in questi giorni in Cisgiordania da parte dell' esercito di uno Stato (che viene ritenuto come l' unico "democratico" in tutto il Medio-Oriente) e di alcuni suoi componenti (definiti come "coloni" ultraortodossi) su parte di questo Stato stesso a danno di altri suoi componenti (i palestinesi, definiti e trattati come "terroristi"), impone una riflessione seria e ragionata sul concetto di difesa e la sua "applicazione"; nonché sull' attribuzione di "democratico" che si autodefinisce "ebraico" e che si comporta, non da soli pochi mesi, bensì da anni in tale modo discriminatorio e oppressivo (nonché in violazione del diritto e delle convenzioni internazionali e del rispetto dei più elementari diritti umani).
Auspicherei che si potesse finalmente affrontare il problema, mettendo da parte la "questione ebraica" e il macigno storico della Shoa che impedisce un'analisi spassionata e "laica".
Il fanatismo, il fondamentalismo e il terrorismo religioso sono sempre e comunque condannabili, qualunque sia il dio in nome del quale si scatenano: sia il dio di Gesù, sia il dio di Allah (che, tra l'altro, è lo stesso Dio del libro). Ma anche in nome delle divinità induiste o sikhiste.
Appare intellettualmente inconcepibile, umanamente e moralmente inaccettabile condannare e combattere contro l'estremismo, il fondamentalismo e il terrorismo islamico (o indu o sikh che sia); e contemporaneamente accettare, difendere e appoggiare l'estremismo, il fondamentalismo e il terrorismo ebraico dello Stato di Israele.
Lo stesso capo dello Shin Bet israeliano ha definito ieri "terroristiche" le azioni dei coloni israeliani a Jenin e in altri villaggi della Cisgiordania. Data la connivenza e l'appoggio di fatto (per direttive dei ministri del Governo in carica) delle autorità israeliane, se si usa lo stesso criterio di giudizio e di condanna usato per altri Stati, si potrebbe definire Israele uno "Stato terrorista".
Vorrei che fosse chiaro il concetto: conta la sostanza di una azione, non la sua presunta giustificazione. In altri termini, riprendendo la saggezza del proverbio antico "di buone intenzioni è lastricata la via dell'Inferno", direi che conta il mezzo e non il fine: se il mezzo è l'inferno della guerra e dell'assassinio seriale e collettivo, non c' è, e non si possono razionalmente e moralmente accettare, "buone intenzioni" e giustificazioni che tengano.
Ritengo estremamente pericoloso che noi europei, che abbiamo vissuto e ci siamo resi responsabili secoli fa e più recentemente di azioni di ugual, se non peggiore, natura, non ci rendiamo conto che la nostra attuale "condiscendenza" verso il comportamento di Israele rischia di "contagiarci", di farci tornare indietro ai periodi bui (e poco commendevoli) della nostra storia.
Che dire poi non tanto del "diritto alla difesa" e dei suoi limiti (su cui ho già in precedenza riflettuto), ma della "necessità" di difesa dello Stato israeliano: se è plausibile che l'Ucraina debba difendersi dalla Russia, data la sproporzione delle forze, non sembra plausibile che uno Stato dalla potenza, economico-finanziaria, militare e tecnologica (nonchè dotata di armamenti atomici) abbia veramente bisogno di essere "difesa". Difesa da chi? Dai terroristi di Hamas? Dal regime di terrore e di guerra che ha imposto ai suoi stessi cittadini (che, infatti, in numero crescente dal 7 ottobre in poi espatriano)? La risposta (o le risposte), all'onestà intellettuale del lettore.


31 agosto 2024

Leggo sui quotidiani i dati ISTAT del luglio scorso: +56.000 occupati, con un totale che sfiora i 24 milioni e con un tasso di occupazione al 62,3%, record dal 2008. Il Consiglio dei Ministri, alla sua prima riunione dopo le "ferie" estive ha sbandierato questi dati come prova degli ottimi risultati di quasi due anni del governo Meloni. Non mi interessa qui discutere se questi risultati siano completamente attribuibili al governo in carica o anche (come ritengo) anche ai governi precedenti. Mi interessa invece analizzare e interpretare i dati ISTAT sulla base dei quali vengono dedotti tali "risultati".
Confesso la mia ignoranza, ma tali dati mi sembrano poco chiari e pongono a me molteplici domande e richieste di chiarimenti.
1) Il maggior numero si riferisce al precedente mese di giugno 2024; oppure al mese di luglio dell'anno precedente 2024?
2) La rilevazione riguarda le persone risultate al lavoro durante l'ultimo giorno lavorativo, dalle ore 0 alle ore 24, del mese rilevato, a prescindere della durata dell'occupazione lavorativa stessa (a tempo pieno; a tempo parziale; a ore indefinite e libere da scadenze settimanali e/o mensili , cioè diverse da quelle "ufficiali" previste dai rapporti di lavoro a tempo pieno o partime)? Oppure riguarda le persone complessivamente risultanti occupate (anche solo per 1 ora!) nel mese rilevato?
3) Essendo il cosiddetto "lavoro autonomo", al contrario del lavoro dipendente, difficilmente definibile in quantità, qualità e durata del tempo lavorativo, come viene rilevato questo tipo di "occupati"?
Da tutte queste domande (spero in un' esauriente risposta e chiarificazione dagli esperti del settore) risulta però la necessità di chiarire a cosa corrispondano oggi le categorie di "occupato" e "disoccupato", dato il radicale cambiamento dei rapporti di lavoro e la generalizzazione della flessibilità e precarietà OCCUPAZIONALE del lavoro stesso, nonché l'estrema differenza della paga o del guadagno oraria tra tipi di lavoro e di impiego diversi; e la tendenza verso il basso (al limite dello sfruttamento) del lavoro dipendente e salariato.
La mia impressione è che si usino parametri ormai superati, in quanto relativi al periodo del cosiddetto "posto fisso" e di un mercato del lavoro ben regolato, per contrabbandare come positivi e progressivi dati che in realtà nascondono il contrario.
Mi sembrerebbe un dato e un parametro più realistico e veritiero quello della quantità totale delle ore lavorate in un mese. E più significativo il rapporto percentuale e/o in cifre assolute con i periodi precedenti. Questi sono dati rilevabili con sodisfacente certezza. Da essi risulta un calo delle ore lavorate. Ciò non solo spiega le difficoltà e la esiguità della "ripresa", ma anche, in concomitanza con i bassissimi salari e il cosiddetto "lavoro povero", la stagnazione dei consumi interni e il crescente fenomeno dell' emigrazione lavorativa non solo giovanile.
Che il Governo propagandi una visione trionfalistica del suo operato è nell' ordine delle cose. Non è invece concepibile e ulteriormente sopportabile che le forze di opposizione rimangano incastrate (e impotenti) nella ricerca dell'unità il più "larga" possibile per "battere" il centrodestra. Finchè non decide di tagliare il "nodo" di Renzi e Calenda e del ricatto della loro "basculante" strategia centrista, la sinistra rimane nel dubbio amletico e rischia la paralisi o nuove sconfitte.
Possibile che la vicenda delle elezioni francesi, pur con le debite differenze, non abbia insegnato nulla? Se non altro che una cosa è Macron, in quanto Presidente della Repubblica presidenziale francese; altra Renzi e Calenda con una risibile percentuale di voti nella Repubblica non presidenziale (per ora!) italiana.


IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

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RIFLESSIONI

  1 – Riflessioni
  2 – Principi irrinunciabili
  3 – Tesoretto
  4 – La scuola
  5 – Catalogna e affini
  6 – Competenze
  7 – Identità e diversità
  8 – Identità e diversità 2
  9 – Igiene lessicale
10 – Democrazia
11 – Anniversari
12 – Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13 – Popolo!
14 – Né patria, né matria, “FRATR ÍA”
15 – L'ipocrita polemica sulle “fake news”
16 – Il discorso di Fine d'anno
17 – Neologismi
18 – La retorica dell'”anniversario”
19 – Smartphonite
20 – C'era una volta il dialogo!
21 – La crisi istituzionale che viene da lontano
22 – Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23 – Le parole della politica: autonomia
24 – Europa ed europeismo
25 – La Svolta
26 – Le parole della politica: "statalismo"
27 – Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28 – Utopia
29 – Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30 – Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31 – L'insegnamento delle pandemia
32 – Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33 – "Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34 – Homo insaziabilis
35 – Le parole della politica: "purtroppo"
36 – Economia e Politica
37 – Politica e Giornalismo politico
38 – Parlamento e Governo
39 – "Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40 – Le parole della politica: competenza, competente
41 – Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42 – Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio 43 – La Coppa e San Gennaro
44 – Kabul, l'America e l'Europa
45 – Julian Assange
46 – Astensionismo
47 – Delega fiscale
48 – La destra coerenza di Renzi
49 – Successo o bla bla bla ?
50 – Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 – Il Presidente
52 – Quirinale: il gioco dell'oca
53 – Non esistono guerre giuste
54 – Le parole della politica: realismo
55 – Le parole della politica: realismo
56 – Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 – Privatizzare
58 – Guerra, pace e pacifismo
59 – Il PD prossimo venturo
60 – La rivoluzione di Bergoglio
61 – Quirinale: il gioco dell' oca
62 – Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 – La riforma della Costituzione
64 – Presidenzialismo alla francese?
65 – Il “caso” Rovelli
66 – Il Presidente e l'etnia
67 – Festa della Repubblica
68 – Tutti i nodi vengono al pettine
69 – "Modificavit ridendo mores"
70 – Oligarcomachia
71 – La strategia della torsione
72 – 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 – Fuoco incrociato
74 – Gianni Vattimo
75 – Onnipotenza della tecnologia?
76 – A quale scopo?
77 – Logica duale
78 – Le parole della politica
79 – Antisemitismo
80 – In margine ad alcuni articoli…
81 – Premierato
82 – Quante storie


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  31 agosto 2024