6 ottobre 2024
Riporto l'inizio dell'editoriale di Carlo Verdelli sulla prima pagina del "Corriere della Sera" di stamattina, domenica 6 settembre: "Il 7 ottobre, Gaza, Netanyahu verso l'attacco all'Iran, i 956 giorni dall' invasione russa in Ucraina, 56 conflitti attivi nel mondo, mai così tanti dal 1945. E' il collasso dei grandi garanti, chiamati a frenare il peggio. Disimparare la pace ha costi incalcolabili." Modificherei solo il "disimparare la pace": in realtà, a mio avviso, NON ABBIAMO ANCORA IMPARATO LA PACE. Quella che sinora abbiamo definito "pace" è stato solo un intervallo, una sospensione di una guerra guerreggiata, in preparazione della successiva (secondo la logica aberrante "si vis pacem, para bellum"). Ancor più sconsolante, ma incontestabile nella sua analisi, è l'editoriale di Mario Ricciardi su "Il Manifesto" di stamattina.
Questi due articoli mi forniscono l'occasione di approfondire il discorso sulla natura delle guerre odierne. Ma prima vorrei analizzare, in quest'ultima prospettiva, la "risposta" di Netanyahu alla decisione di Macron di non fornire più certe armi ad Israele (cosa, peraltro, decisa già dai governi britannico e tedesco). Netanyahu ha affermato che le armi sono necessarie per difendere non solo Israele, ma anche la libertà e la democrazia dell'Occidente (e addirittura del mondo intero!) dalla "barbarie" del cosiddetto "Impero del Male". Siamo al limite dell'assurdo: Netanyahu evoca la difesa dalla barbarie altrui, proprio nel mentre questa "difesa" è a sua volta una barbarie. E qui mi collego al discorso sulla natura delle guerre attuali: totali, ibride, illimitate. Totali, perché coinvolgono un intero paese (abitanti, strutture produttive, risorse energetiche, ambiente, in una parola, l' ESISTENZA stessa) e non solo gli eserciti e le strutture militari. Ibride, perché qualsiasi mezzo (anche il terrorismo) viene usato pur di raggiungere il fine dell'annichilimento del "nemico" (laddove nemico non è unicamente il soldato, bensì sono tutti gli abitanti (civili e militari, donne e bambini, sani e malati, giovani e vecchi, ricchi e poveri, senza alcuna distinzione: nella morte e nella distruzione, le guerre odierne sono "egualitarie"). Illimitate, perché non hanno e non si danno limiti non solo di mezzi (sino a minacciare il mezzo nucleare), ma anche spaziali e temporali (spaziali, perché agiscono in tutto il mondo; temporali, perché non hanno né inizio né fine. In altri termini non esistono più (già dai due conflitti mondiali!) REGOLE della guerra. Quelle regole che hanno comportato il passaggio dalla barbarie delle guerre tribali alla civiltà dei conflitti "cittadini" ("civiltà" = "civis"). Appellarsi alle regole della guerra è del tutto ipocrita, in quanto non esistono più; e sanzionare la loro trasgressione come delitti contro l' umanità è del tutto illusorio, in quanto non esiste un potere che possa farlo.
In realtà le guerre attuali (TUTTE le 56 guerre attuali!) sono la barbarie in cui siamo tutti (alcuni senza accorgersene; altri, non so!) caduti. E non parlo di "umanità" (che non abbiamo ancora raggiunta). Parlo solo (si fa per dire!) di "civiltà", che stiamo pervicacemente distruggendo.
7 ottobre 2024
Stamattina, 7 ottobre, è stato interessante il dibattito a "Tutta la città ne parla" su Radio 3 della RAI. L' intervento dell'ambasciatore israeliano in Italia è stato incentrato sul fondamentalismo religioso dell' Islam sciita (Hamas, Hezbollah, Iran) e sulla minaccia portata da quest'ultimo all'esistenza stessa di Israele. Quindi il ragionamento dell'ambasciatore era il seguente: il "pogrom" del 7 ottobre 2023 è stato un atto di guerra contro Israele, quindi Israele ha il diritto di difendersi e tutto quanto è successo da un anno ad oggi rientra ed è "giustificato" da tale diritto. Che la guerra attuale sia ANCHE guerra di religione, è vero. Ma l'ambasciatore (forse perché fa riferimento ad un Israele "laico", che attualmente o non esiste o è in minoranza) nell'attaccare (giustamente) il fondamentalismo iraniano si dimentica del fondamentalismo ultrareligioso ebraico che comanda oggi nel governo (e anche in parte della società) israeliano. Molto interessante è stato l'intervento della giornalista e studiosa del Mediooriente, Paola Caridi, che ha messo in evidenza il crinale della storia rappresentato dal 7 ottobre 2023. Esso avrebbe rappresentato il funerale di quelle regole che dal 1945 avevano costituito, pur con tutti i limiti della guerra fredda, un ordine "passabile". E' vero: siamo in un mondo diverso e non certo "migliore". Sta di fatto che le regole precedenti non esistono più.
A mio avviso, però, la "svolta" è avvenuta prima: con le guerre nella ex-Yugoslovia, l'invasione dell'Iraq e dell'fghanistan, l'11 settembre 2001, il terrorismo dell' ISIS e la guerra in Siria. Il 7 ottobre 2023, nella sua orrenda e disumana evidenzialità, ne è stato il sigillo ufficiale: chi non si è ancora reso conto di questa (brutta) svolta della Storia e pensa che tutto "si accomoderà" (magari con il "sacrificio" di qualche popolo e di centinaia di migliaia di esseri umani) e che tutto tornerà a procedere come prima, ora dovrebbe finalmente guardare alla finestra e dismettere la violenta sicumera del proprio narcisismo, delle proprie incrollabili sicurezze e superiorità.
9 ottobre 2024
Mi ha impressionato, negativamente, quello che è successo nei giorni scorsi e che può sembrare del tutto secondario e trascurabile; e che invece, per l' indifferenza (se non per l' approvazione) generale con cui è stato pubblicizzato, è estremamente indicativo dell' obnubilamento dell'opinione pubblica: la celebrazione dei 100 anni dalla nascita della RAI.
Nel 1924 è stata creata da Mussolini l'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radio) e gestita per 21 anni come rete capillare di consenso e di controllo e come megafono della propaganda della dittatura fascista. Si dirà che queste sono sottigliezze "lessicali", che ben altre e ben più gravi sono le questioni ("ubi maior, minor cessat"), a cui si potrebbe replicare che di "piccole cose", di "quisquilie" sono fatte le "grandi cose". Ma qui non si tratta di "quisquilie", di una semplice "svista" terminologica: confondere RAI con EIAR significa celebrare (in buona o cattiva fede!) LA CONTINUITA' con il fascismo e il suo "modello" informativo. Cosa che non sembra, d'altronde, molto distante dall'atmosfera politico-informativa odierna. La RAI della Repubblica italiana ha ereditato e si è giovata della STRUTTURA TECNOLOGICA capillare, estesa su tutto il territorio nazionale e universale (diffusione degli apparecchi radiofonici, come strumento di massa).
Ma la RAI, come emittente pubblica di uno Stato democratico è, nella sua finalità istituzionale (che si cerca oggi di stravolgere, riportandola, appunto, ad un triste passato!), radicalmente NUOVA: essa è nata 79 anni fa, insieme con la Repubblica e la Costituzione italiana. Che sia stata una "svista" (o una "distrazione") non è un' attenuante, bensì un' aggravante: è il sintomo che l'autocoscienza delle radici antifasciste della democrazia repubblicana italiana si sta ottundendo.
10 ottobre 2024
Non so quanto uno storico del futuro (se ci sarà!) riuscirebbe a capire della situazione attuale del mondo, visto che, per riprendere una frase di Mao Zedong, "grande è la confusione sotto il cielo". Certo non gli sarà sufficiente la geografia politica formale degli Stati. Il potere effettivo dei singoli Stati, anche di quelli più grandi a livello continentale, e il loro incidere sul corso degli eventi sono piuttosto limitati. La questione della loro incapacità nell' affrontare positivamente la crisi climatica ne è la prova. Esiste infatti un'altra "rete" che influenza pesantemente (in alcuni casi, identificandosi con essi) gli Stati "ufficiali" stessi sino a condizionarne le decisioni fondamentali, come quelle riguardante gli armamenti e la guerra. Si tratta di "oligarchie" economico-finanziario-tecnologico-mediatico-militari di varia grandezza, alcune, come quella di Elon Musk, a livello planetario e delle maggiori multinazionali. Tra la rete "ufficiale" e "visibile" degli Stati e quella "non ufficiale" e non chiaramente definibile e identificabile delle "oligarchie" l'intreccio è difficilmente dipanabile.
Per questo, oggi, il disorientamento e il senso di impotenza sono massimi: e l'individuo si sente solo in un mare in tempesta.
***
Ultim' ora: "I soldati dell'IDF (Israel Defense Force) hanno attaccato DELIBERATAMENTE tre postazioni UNIFIL" nella Linea Blu in territorio libanese: due italiane e una indonesiana. Un ferito indonesiano; illesi i mille del contingente italiano. Il governo e l'esercito israeliano ripetono con lUNIFIL ciò che avevano già fatto a Gaza contro gli osservatori e le missioni UNCRP dell'ONU. Crosetto ha parlato di "incidente" nella sua protesta con l'ambasciatore israeliano, chiedendo che non si ripeta, a questa insopportabile e gravissima "provocazione" come reagiranno l' ONU e gli Stati europei, che sinora hanno concesso tutto (e di più) a Netanyahu?
Ho timore che, a parte le proteste (e l'eventuale ritiro del contingente UNIFIL, in quanto "non più sicuro"), tutto finirà lì: lo "sputtanamento" (mi si consenta il termine poco elegante) di Stati Uniti ed Europa è al limite della decenza!!!
11 ottobre 2024
Mi ha lasciato piuttosto perplesso il commento di Alessandro Campi, stamattina 11 ottobre a "Prima pagina" su Radiorai 3, sull' attacco israeliano di ieri al contingente UNIFIL. Campi, sposando l'interpretazione del quotidiano Libero, ha messo in dubbio il compito stesso dell' UNIFIL sin dalla sua creazione e la sua inefficacia e non aderenza alla risoluzioni dell' ONU alla base della sua istituzione. Ne deriva, sottinteso, il giudizio sull'inutilità dell'UNIFIL stesso e quasi un' implicita "giustificazione" di Israele che si sostituirebbe all' ONU nel garantire la sicurezza del confine israeliano dai terroristi di Hezbollah libanese.
Giunge ora notizia di un nuovo attacco israeliano al contingente UNIFIL cingalese con feriti molto gravi. Ieri, alla TV su la 7, Romano Prodi ha giudicato gravissimo e inammissibile questo attacco all'esistenza e alla funzione stessa dell'ONU. Certo, Prodi è in un certo qual modo "parte in causa", perché la creazione dell'UNIFIL con la maggior partecipazione di soldati italiani (e francesi, subito accodatisi) è in gran parte opera sua e del suo buon rapporto con i governanti israeliani di allora. Ma non si può non essere in totale sintonia col giudizio di Romano Prodi. In particolare quando sottolinea l'abisso tra l'Israele di allora e la politica (che Anna Foa, nel suo libro "La sconfitta di Israele", ritiene "suicida") odierna del governo Netanyahu.
12 ottobre 2024
Non mi ha affatto stupito, data la sua ormai "consolidata" posizione politica, il giudizio che Giuliano Ferrara (su "Il Foglio" di stamattina 12 ottobre) esprime sull'attacco al contingente UNIFIL di ieri e dell'altro ieri da parte dell' IDF. Secondo Giuliano Ferrara, l'UNIFIL (ed anche l'ONU) è stato un fallimento ed Italia e Francia, invece di prendersela con Israele, farebbero bene a togliersi di mezzo e ritirare dal Libano i propri contingenti UNIFIL quanto prima, dichiarando all'ONU la propria indisponibilità "in aeternum". Di fatto, un via libera, una totale approvazione e un sostegno "toto corde" alla violazione dell'integrità territoriale di uno Stato sovrano, il Libano, da parte di Israele. Questa violazione della sovranità di un altro Stato (fatta in vari modi: con "invasioni", "spedizioni speciali", bombardamenti "mirati" - veri e propri "assassinii a distanza" -, cyberattacchi, etc.) è stata attuata da tempo da parte di Israele, senza alcuna reazione internazionale. Del resto anche altri Stati fanno da tempo lo stesso. Ciò dimostra che il criterio della inviolabilità della sovranità territoriale degli Stati è da tempo "carta straccia" e viene invocato "a corrente alternata", a seconda dei propri variabili interessi geopolitici. Due pesi e due misure: contro l'invasore Putin, sanzioni economico-finanziarie e bombardamenti; contro l'invasore Netanyahu, sostegno politico, appoggi economico-finanziari e militari e, al massimo, qualche amichevole invito alla "moderazione" (a uccidere sì, ma "con juicio"!).
Il mondo è bello perché è vario: la schiera di coloro che la pensano come Ferrara è, d'altronde, molto vasta e, parlamentarmente e mediaticamente, oggi maggioranza in Italia. Giuliano Ferrara ha il pregio di un linguaggio diretto e crudo, al di là delle parole di finto ed ipocrita "sdegno" di chi, come Crosetto, respinge "patriotticamente" il diktat israeliano, ma in cuor suo la pensa come il "bastonatore" Ferrara.
Un articolo del tutto opposto a quello di Giuliano Ferrara ha scritto Alberto Negri su "Il Manifesto" di stamattina: ad esso rimando, per chi volesse "rifarsi la bocca"...
Sul tema dell'attribuzione del Nobel per la pace 2024 consiglio la lettura dell'appassionato articolo di Domenico Quirico su "La Stampa" di stamattina, di cui condivido completamente sia la forma sia il contenuto. Soprattutto la valutazione finale: che sarebbe stato più giusto e incisivo per la causa della Pace NON ASSEGNARE (quest'anno e finché dura questa situazione di guerra permanente) il Premio Nobel per la Pace. Visto che nessuno (o quasi) ha fatto alcunché per meritarselo: anzi!
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Riflessioni
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La scuola
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Catalogna e affini
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Competenze
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Identità e diversità
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Identità e diversità 2
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Igiene lessicale
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Popolo!
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Né patria, né matria, FRATR
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L'ipocrita polemica sulle fake news
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Il discorso di Fine d'anno
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C'era una volta il dialogo!
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La crisi istituzionale che viene da lontano
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Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
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Le parole della politica: autonomia
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Europa ed europeismo
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La Svolta
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Le parole della politica: "statalismo"
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Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
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Utopia
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Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
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Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
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L'insegnamento delle pandemia
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Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
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"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
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Homo insaziabilis
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Le parole della politica: "purtroppo"
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Economia e Politica
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Politica e Giornalismo politico
38
Parlamento e Governo
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"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40
Le parole della politica: competenza, competente
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Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
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Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
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12 ottobre 2024