13 gennaio 2025
Sulla scarcerazione dell'ingegner svizzero-iraniano Mohammad Najafabai ABEDINI, avvenuta ieri 12 gennaio su "motu proprio" del Ministro della Giustizia italiano Carlo Nordio, mi sembra interessante, per l'aspetto più generale (che definirei di "filosofia politica"), l'articolo di Renzo Guolo "Uno scambio tutto politico. Il diritto fa un passo indietro" a pag. 3 del quotidiano "Domani" di stamattina. Secondo Renzo Guolo, la "liberazione" di Abedini dopo quella di Cecilia Sala "conferma la natura politica dello scambio tra Roma e Teheran, con tanto di avallo delle due Americhe: quello, a denti stretti, dell'uscente anatra zoppa Biden; quello spiccio, e sostanzialista dell' uragano Trump...". E così prosegue, notando che fin dall'inizio si trattava di uno scambio Abedini-Sala : "Nella decisione del ministro della Giustizia di scarcerare immediatamente Abedini, senza nemmeno attendere l'imminente pronuncia dei giudici di Milano - possibilità, questa, prevista dall' art. 718 del codice di procedura penale - il Politico emerge con tutta la sua forza".
A sostegno di questa valutazione, aggiungerei la constatazione che è il medesimo ministro della Giustizia che PRIMA, ha avallato e dato applicazione al "mandato di cattura internazionale" americano nei confronti del "terrorista" Abedini, e POI ha scarcerato, dopo molti giorni di detenzione, lo stesso Abedini con motivazioni DEL TUTTO OPPOSTE a quelle date per la sua cattura e carcerazione. Nordio se l'è cavata, facendo riferimento, questa volta, alle norme che regolano l'accoglimento della richiesta di estradizione (tra l'altro, a quanto mi risulta, ufficialmente non ancora arrivata), che sarebbero diverse rispetto a quelle che regolano i mandati di cattura internazionale. Ma la sostanza è che tutta questa storia mostra come siamo in uno "stato d'eccezione" permanente, in cui la Giustizia cede il passo alla Ragion di Stato (comunque motivata: in questo caso, la liberazione di un cittadino italiano "ostaggio" in uno Stato straniero). A mio parere, la considerazione finale (chiara fin dall'inizio di questa storia!) è che si è trattato di un episodio di quella "guerra per ostaggi" che non è una novità storica, ma che ultimamente si è intensificata e ha riguardato in particolare i "cattivi" rapporti tra Stati Uniti e Iran (ma anche altri Stati in guerra tra di loro).
Da questo episodio, "felicemente" conclusosi, emergono alcuni quesiti: quali sono i rapporti non solo tra Politica e Giustizia, ma anche tra Politica-Diplomazia-Servizi segreti e Giustizia? quale "intreccio" tra tutti questi elementi si è manifestato, oltre alla generica definizione di "gioco di squadra" andato a buon fine? Ultima, ma non minore, la domanda: che figura ci fa la "sovranità nazionale" dell'Italia di fronte alle più o meno definibili "ingerenze" ("pressioni", "ingiunzioni", "ricatti", che dir si vogliano!)? Domanda non trascurabile, se si pensa alle intenzioni del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che entrerà ufficialmente in carica il 20 gennaio prossimo.
14 gennaio 2025
Dal mio tentativo ormai "annoso" di instaurare un DIALOGO attraverso i post su FB devo purtroppo trarre una triste e amara constatazione: che non esiste più (non solo nei social-media) un TERRENO COMUNE di dialogo e di confronto, un LINGUAGGIO COMUNE. Come nella biblica Torre di Babele, ciascuno parla per sé e contro l'altro, con quello che è il "linguaggio di guerra", rivolto a soverchiare e sopprimere "l'altro da sé". C'è stata, a mio avviso, una vera e propria rivoluzione, insieme antropologico-culturale, linguistica, economico-politica, incentrata sull'INDIVIDUALISMO EGOISTICO, SOLIPSISTICO e AGGRESSIVO del neoliberismo capitalistico, "vittorioso" e imperante in tutto il mondo. Causa e insieme effetto di tale "rivoluzione" è stato, agli inizi degli Anni Novanta, il cambiamento del LINGUAGGIO: non solo hanno acquistato la prevalenza le parole di contenuto semantico aggressivo e offensivo rispetto a quelle di contenuto semantico comunicativo e collaborativo, ma si è verificata, artificialmente e strumentalmente, una frattura nel CAMPO e TESSUTO STESSO del linguaggio: si confrontano come due eserciti nemici fautori del cosiddetto "politicamente scorretto" (o "cattivisti") e quelli del cosiddetto (sbeffeggiato come "ipocrita"!) "politicamente corretto" (o "buonisti"). In realtà questa è una distinzione artificiosa e strumentale, di nessun contenuto semantico, in quanto è del tutto soggettiva e opinabile la definizione di "corretto" e "scorretto", SE MANCA UNO STANDARD DI RIFERIMENTO COMUNE, universalmente accettato e condiviso. Ma è proprio questo standard che non si vuol più riconoscere, per imporre come unico il proprio linguaggio "di guerra" e come uniche e predominanti parole offensive e "contundenti". In realtà si è voluto (senza valutarne le possibili conseguenze) ROMPERE deliberatamente il TESSUTO LINGUISTICO.
Il linguaggio è alla base delle relazioni sociali, è ciò che le rende non solo possibili, ma positive e accrescitive in termini di comunicazione e di vantaggi reciproci. La rottura del tessuto del linguaggio si traduce in rottura del TESSUTO SOCIALE e produce la sua frantumazione e successiva dissoluzione. Gli episodi sempre più frequenti e gravi di violenza e aggressività distruttiva che si verificano in Italia (ma non solo!) sono i sintomi di questa preoccupante degenerazione, favorita anche dal ruolo di diseducazione linguistica e comportamentale dei social-media e degli stessi media "ufficiali" (TV, giornali, discorsi dei politici). Si registra un preoccupante impoverimento e immiserimento del bagaglio lessicale non solo dei giovani e giovanissimi, ma anche degli adulti, con un analfabetismo di ritorno a livello sia lessicale, sia cognitivo. Il dialogo si è ridotto a uno scambio di insulti e improperi, ad un'accusa reciproca di bugiardaggine: il che è la pietra tombale di qualsiasi possibilità di comunicare.
Questo è ciò che sperimento quotidianamente: e penso che sia esperienza generalizzata. Che magari abbiamo paura ad esplicitare, per non contraddire il mainstream dominante.
Non per me, "in direzione ostinata e contraria"!
15 gennaio 2025
Dal mio tentativo ormai "annoso" di instaurare un DIALOGO attraverso i post su FB devo purtroppo trarre una triste e amara constatazione: che non esiste più (non solo nei social-media) un TERRENO COMUNE di dialogo e di confronto, un LINGUAGGIO COMUNE. Come nella biblica Torre di Babele, ciascuno parla per sé e contro l'altro, con quello che è il "linguaggio di guerra", rivolto a soverchiare e sopprimere "l'altro da sé". C'è stata, a mio avviso, una vera e propria rivoluzione, insieme antropologico-culturale, linguistica, economico-politica, incentrata sull'INDIVIDUALISMO EGOISTICO, SOLIPSISTICO e AGGRESSIVO del neoliberismo capitalistico, "vittorioso" e imperante in tutto il mondo. Causa e insieme effetto di tale "rivoluzione" è stato, agli inizi degli Anni Novanta, il cambiamento del LINGUAGGIO: non solo hanno acquistato la prevalenza le parole di contenuto semantico aggressivo e offensivo rispetto a quelle di contenuto semantico comunicativo e collaborativo, ma si è verificata, artificialmente e strumentalmente, una frattura nel CAMPO e TESSUTO STESSO del linguaggio: si confrontano come due eserciti nemici fautori del cosiddetto "politicamente scorretto" (o "cattivisti") e quelli del cosiddetto (sbeffeggiato come "ipocrita"!) "politicamente corretto" (o "buonisti"). In realtà questa è una distinzione artificiosa e strumentale, di nessun contenuto semantico, in quanto è del tutto soggettiva e opinabile la definizione di "corretto" e "scorretto", SE MANCA UNO STANDARD DI RIFERIMENTO COMUNE, universalmente accettato e condiviso. Ma è proprio questo standard che non si vuol più riconoscere, per imporre come unico il proprio linguaggio "di guerra" e come uniche e predominanti parole offensive e "contundenti". In realtà si è voluto (senza valutarne le possibili conseguenze) ROMPERE deliberatamente il TESSUTO LINGUISTICO.
Il linguaggio è alla base delle relazioni sociali, è ciò che le rende non solo possibili, ma positive e accrescitive in termini di comunicazione e di vantaggi reciproci. La rottura del tessuto del linguaggio si traduce in rottura del TESSUTO SOCIALE e produce la sua frantumazione e successiva dissoluzione. Gli episodi sempre più frequenti e gravi di violenza e aggressività distruttiva che si verificano in Italia (ma non solo!) sono i sintomi di questa preoccupante degenerazione, favorita anche dal ruolo di diseducazione linguistica e comportamentale dei social-media e degli stessi media "ufficiali" (TV, giornali, discorsi dei politici). Si registra un preoccupante impoverimento e immiserimento del bagaglio lessicale non solo dei giovani e giovanissimi, ma anche degli adulti, con un analfabetismo di ritorno a livello sia lessicale, sia cognitivo. Il dialogo si è ridotto a uno scambio di insulti e improperi, ad un'accusa reciproca di bugiardaggine: il che è la pietra tombale di qualsiasi possibilità di comunicare.
Questo è ciò che sperimento quotidianamente: e penso che sia esperienza generalizzata. Che magari abbiamo paura ad esplicitare, per non contraddire il mainstream dominante.
Non per me, "in direzione ostinata e contraria"!
16 gennaio 2025
A tutt'ora (h.10:30 antimeridiane del 17 gennaio) Netanyahu non ha convocato il Governo e il Gabinetto di guerra che avrebbero dovuto dare la ratifica ufficiale e definitiva da parte di Israele al piano di tregua elaborato a Doha. Intanto l'IDF continua a bombardare Gaza. Gli "entusiasmi" mi sembrano eccessivi: per ora, mi sembra meglio "sospendere il giudizio".
Invece stanno succedendo a casa nostra "cose" su cui è doveroso riflettere: anche in seguito ai fatti successi alla questura di Brescia, il Decreto "sicurezza" è, per alcuni suoi contenuti (disapprovati dallo stesso Presidente della Repubblica per potenziale incostituzionalità), preoccupante. Mi sembra puntuale, anche se indiretta, la critica contenuta nell' "opinione" di Maurizio Tomazzoni (a pag. 3 del quotidiano trentino "il T" di stamattina) "Il circolo di cultura e la devastazione fascista", di cui riporto l' inizio (attenzione alle MOTIVAZIONI addotte allora per "giustificare" la chiusura del Circolo!): "Il 31 dicembre di 100 anni fa a Firenze, il Circolo di Cultura fondato tra gli altri da Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei e Carlo Rosselli fu devastato da fascisti che celebrarono il loro Capodanno portando libri e fogli a bruciare in Piazza Santa Trinità. La conseguenza fu che il 5 gennaio il prefetto di Firenze dichiarò sciolto per motivi di ordine pubblico proprio il Circolo di Cultura con la motivazione che le sue attività: provocando giuste rimostranze nel partito dominante (...) potevano dare luogo a gravi perturbamenti dell'ordine pubblico.
Non aggiungo altro: "ca va sans dire"!
Daniela Stoffie
Andiamo male.
17 gennaio 2025
Tra non molte ore finisce la presidenza Biden e inizia quella Trump. Azzardo un bilancio della prima e un giudizio su cosa significa per la democrazia l'avvento della seconda.
Il messaggio di congedo di Biden è stato "dignitoso" ed anche "coraggioso" nel denunciare il pericolo dell'avvento al potere politico di un gruppo di "oligarchie tecnocratio-finanziario-mediatiche". Comprensibilmente Biden ha taciuto le sue responsabilità e quelle dei "boss" del suo partito nell'aver mandato allo sbaraglio (e tardivamente) Kamala Harris e nel non aver capitalizzato i buoni risultati economici e di politica interna della sua presidenza: buoni risultati da lui giustamente rivendicati nel suo discorso d'addio.
A mio avviso, il giudizio sulla politica estera di Biden è del tutto negativo. La "grana" Afghanistan l'ha ereditata dalle precedenti amministrazioni, ma l'uscita da questa guerra ormai pluridecennale e ultracostosa è stata disastrosa e deleteria per il prestigio internazionale degli Stati Uniti come potenza geopolitica egemone. Ma, se questa "uscita" era in certo qual modo inevitabile, totale è la responsabilità di Biden sia nell'aver di fatto avallato la politica di Netanyahu, senza saperla (o poterla, per ragioni di equilibrismi elettorali) "moderare"; sia nell' aver "mostrato i muscoli" nella guerra in Ucraina: quasi per riscattarsi dalla "brutta figura" dell'Afghanistan. In Veneto si direbbe. "Il tacon peggio del buso". Biden si è creduto (senza esserne all'altezza) un novello Reagan, difensore dell'Occidente contro il nuovo "Impero del Male", riesumando così i Due Blocchi in una guerra non più solo "fredda", ma guerreggiata (per procura ad altri). Come notato da Prodi, la UE che aveva stabilito buoni rapporti con Putin e con la Federazione Russa (si parlava di un ingresso di quest'ultima nella stessa UE, in prosecuzione della Ostpolitik tedesca e dello stesso Gorbaciov) è stata risospinta in una posizione di totale dipendenza dagli Stati Uniti, non solo politico-militare, ma anche economico-finanziaria. La crisi attuale dell'Europa, oltre che da difetti propri (il nazionalismo imperante e la mancanza di unità politica), è causata in gran parte dall'essersi completamente incastrata, finanziariamente e produttivamente impegnata, dissanguandosi, in questa guerra. Il risultato dell'"affrancamento" dal petrolio e dal gas russi è che dipendiamo dagli USA e dall' Arabia Saudita e che il prezzo dell'energia nella UE è uno dei più alti.
Se questa è stata la padella Biden, da lunedì prossimo rischiamo di cadere nella brace Trump. L'avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti si configura come IL SUICIDIO (per antonomasia!) della democrazia. Molti, anche recenti e recentissimi, sono stati nella Storia i "suicidi" della democrazia, ma questo è particolarmente preoccupante per vari motivi: 1) perché avviene in quello che ne era considerato (a torto o a ragione) "il tempio" e il modello della democrazia liberale rappresentativa; 2) perché l'autore di questo "democrazicidio" è un plurindagato, che sarebbe condannato se non fosse stato eletto alla Presidenza; 3) perché è stato votato, nonostante SI SAPESSE di questa sua condizione; 4) perché ha manifestato e posto alla base della sua propaganda elettorale e del suo programma di governo la DISTRUZIONE della democrazia stessa, mettendo in pratica il principio che tutto è lecito se hai la maggioranza del consenso. Principio che si sta diffondendo in tutto il mondo e che Trump si appresta a generalizzare e consolidare: in un abbraccio fatale per tutte le agonizzanti democrazie. Per me, lunedì prossimo sarà un brutto giorno. Non so per altri...
Patrizia Visconti
Bruttissimo, anche per me
Elena Drago
Completamente d'accordo. Hai fatto un'ottimo quadro di un paesaggio davvero sconsolante
Umberto Puccio
Continuo a domandarmi perché gli europei non pensano a se stessi, ai propri interessi e rinunciano a svolgere quel ruolo nel contesto geopolitico mondiale che gli spetterebbe o che dovrebbero assumersi per riparare i danni causati al mondo nel corso degli ultimi sacoli. Wim Wenders, in una recente intervista, mi ha suggerito una possibile risposta: che la UE è una compagine economico-finanziaria e monetaria, ma SENZA UNA VERA E PROPRIA ANIMA EUROPEA. Non ci sentiamo europei, bensì italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, etc, ciascuno che pensa a sé stesso, quasi sempre in egoistica competizione con gli altri. In una parola: il NAZIONALISMO, che è ritornato e sta uccidendo l'idea stessa della grande entità politica costituita dala federazione degli Stati Uniti d' Europa. Quanti sono oggi i federalisti europei? Dai risultati delle elezioni nazionali, direi una minoranza sempre più esigua.
Umberto Puccio
Eppure, c' è stato un momento in cui l'Europa poteva ridiventare protagonista (in positivo!) della storia del nuovo millennio: la fine dell'URSS e della guerra fredda e la possibilità di inglobare la Russia postcomunista e "democratica" in una grande realtà geopolitica, capace di rendersi autonoma e competitiva nei confronti sia degli Stati Uniti, sia della Cina (nonché delle nuove potenze emergenti). La politica di Prodi, quando era presidente della Commissione UE, non è stata portata avanti dalla successiva Commissione e questa possibilità è andata perduta: con la conseguenza di confinare l'UE in una posizione del tutto marginale e subordinata, senza alcuna effettiva autonomia di azione e completamente a rimorchio dell'"alleato" statunitense. Quel che è stato, è stato: ed è inutile piangere sul latte versato. Ma è importante, specie in questi giorni "di passaggio", ricordarsi del passato per agire meglio nel futuro ormai prossimo. Di fronte all'offensiva trumpiana, l'Europa, o completa il processo di unificazione politica, mette fine alla guerra con la Federazione Russa, ristabilendo rapporti con essa; oppure è destinata a sparire come SOGGETTO POLITICO (e a perdere, quindi, anche potere economico-produttivo: già ora la produzione industriale è in calo!)
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
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RIFLESSIONI
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1
Riflessioni
2
Principi irrinunciabili
3
Tesoretto
4
La scuola
5
Catalogna e affini
6
Competenze
7
Identità e diversità
8
Identità e diversità 2
9
Igiene lessicale
10
Democrazia
11
Anniversari
12
Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13
Popolo!
14
Né patria, né matria, FRATR
ÍA
15
L'ipocrita polemica sulle fake news
16
Il discorso di Fine d'anno
17
Neologismi
18
La retorica dell'anniversario
19
Smartphonite
20
C'era una volta il dialogo!
21
La crisi istituzionale che viene da lontano
22
Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23
Le parole della politica: autonomia
24
Europa ed europeismo
25
La Svolta
26
Le parole della politica: "statalismo"
27
Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28
Utopia
29
Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30
Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31
L'insegnamento delle pandemia
32
Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33
"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34
Homo insaziabilis
35
Le parole della politica: "purtroppo"
36
Economia e Politica
37
Politica e Giornalismo politico
38
Parlamento e Governo
39
"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40
Le parole della politica: competenza, competente
41
Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42
Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
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18 gennaio 2025