19 gennaio 2025
25 gennaio alle ore 18:23 ·
Mi sono chiesto DOVE vanno i palestinesi liberati dalle prigioni israeliane. A Gaza? in Cisgiordania e nel campo profughi di Jenin per essere uccisi o imprigionati di nuovo come "terroristi"? Lo "scambio" è stato ed è una presa in giro. La realtà è l' occupazione violenta (e illegale!) della Cisgiordania, denominata "Muro di ferro". Come al solito, la "Comunità internazionale"(?) sta a guardare. Come procedela la "tregua" nel sud del Libano? Improvvisamente, dell' UNIFIL non si parla più. Cosa succede in Libano? E in quella che sembra essere diventata una semplice "espressione geografica", cioè la Siria?
Forse chiedo troppo, ma non ci sono solo Trump e Musk di cui preoccuparsi.
20 gennaio 2025
Le riprese del trasferimento delle tre donne israeliane, ostaggi di Hamas dal 7 ottobre 2023, alle ambulanze della Croce Rossa internazionale, avvenuto nel centro di Gaza City sono estremamente significative. Abbiamo visto, grazie all'emittente araba Al Jazeera, ciò che prima non era possibile vedere, perché Israele aveva il totale controllo delle immagini del conflitto. Mi sono tornate in mente le immagini, trasmesse dalla stessa Al Jazeera (e riprese dai TG RAI), della "caduta" di Gheddafi in Libia ad opera dei miliziani che, mimando il taglio delle teste, urlavano "Allah akbar!". Anche ieri miliziani di Hamas hanno "accompagnato" le ambulanze della Croce Rossa con le tre israeliane, alzando le armi e cantando la stessa "invocazione" in segno di vittoria. Sarà stata una messinscena, oppure una effettiva dimostrazione di "esistenza in vita" e "buona salute"? Queste immagini mi fanno pensare che mi sbagliavo quando ritenevo che Hamas fosse "con le spalle al muro". Comunque la situazione è sempre la stessa: di stallo tra due VICOLI CIECHI. Nessun dei due contendenti può vincere: può solo fingere, per propaganda interna, di aver vinto una mano di una partita che interessa ad entrambi prolungare il più possibile.
Netanyahu, per rimanere al potere, può continuare a bombardare Gaza e i suoi abitanti, ma non è riuscito e non riuscirà con l'esercito di terra a eliminare i combattenti di Hamas e "bonificare" completamente la fortezza sotterranea di cui risulta abbiano ancora il controllo.
D'altra parte Hamas può continuare a combattere, ma non può vincere CONTRO Israele, dopo averlo così profondamente ferito. Due sono le incognite. Cosa faranno i due "player" effettivi, attori della tregua attuale? Trump, nei confronti di Netanyahu; Doha e Riyad, nei confronti di Hamas.
Sta per iniziare la cerimonia di "incoronazione" di Trump. Confesso che preferirei rivedermi "La contenibile ascesa di Arturo Ui", di Brecht-Weill. Che dire? Non ci resta che sperare nel 48simo Presidente degli Stati Uniti. E che NON sia Donald Ui!
22 gennaio 2025
Gott mit MIR! Dio con ME! Già da molti anni (dalla "crociata" di Reagan-Wojtyla contro l'"impero del Male" e dalle guerre etnico-religiose della ex-Yugoslavia) Dio e la religione erano ridiventati strumenti di politica, di potere e di guerra, ma l'"esibizione" di lunedì scorso non solo ha superato, ma ha "cancellato" quella linea rossa che, alla fine delle seicentesche "guerre di religione" e della Rivoluzione Francese, ha separato il medio-evo dall'età (ed Europa) moderna; l'assolutismo "per grazia divina", dalla democrazia parlamentare. Lunedì scorso c'è stato un ME che si è posto sfacciatamente al di sopra e contro tutto e tutti, esibendo un'immensa forza finanziaria, mediatico-comunicativa, tecnologico-militare-spaziale che non ha pari nella Storia del mondo.
La corte di tecno-miliardari, in prima fila, lo ha "consacrato" (ma anche "imbrigliato"). Gli altri, i morti viventi dell'età precedente alla nuova "Età dell'Oro", protagonisti della defunta democrazia, zitti e plaudenti.
Quello che mi ha fatto più male è lo spettacolo pietoso fornito da questi ultimi, non tanto il plauso interessato dei miliardari voltagabbana e le urla di gioia della folla dei fans trumpiani. Si sono prestati alla "messinscena" di un "passaggio di consegna" democratico ad una persona che tale passaggio aveva eversivamente negato ed ostacolato e che manifestava in tutti i modi di apprestarsi a disarticolare e sopprimere la stessa democrazia moderna, la cui origine si fa risalire, ancor prima della Rivoluzione Francese, proprio alla RIVOLUZIONE AMERICANA.
Lucia Annunziata, interpellata da Floris a "Di martedì", ha giustamente messo in evidenza la inutilità di continuare a gridare: "Al lupo" e di stracciarsi le vesti; e la necessità di operare concretamente per opporsi e neutralizzare questo "lupo". Che sia tale, ormai è evidente, anche se molti cercano di "normalizzarlo": in fondo - dicono - "così fan tutti!" e han fatto, più o meno, quelli che lo hanno preceduto. Il che - ma solo in parte - è vero. Ed è proprio questo che mi fa ancor più male; e mi fa riflettere su cosa siamo, per colpevole "distrazione" (o, peggio, per nascosta connivenza!), diventati, scivolando sul piano inclinato della perdita della nostra identità.
Solo prendendo coscienza di questo "scivolamento" (che non è "di ieri", ma dura da decenni) che si può invertire la rotta e mettere in pratica il suggerimento di Lucia Annunziata. Che è rivolto in particolar modo alla UE e alla Commissione europea: non si può continuare a fare lo struzzo, a stare in mezzo al guado. Si deve scegliere e prendersi la responsabilità e gli oneri di UNA scelta.
La scelta di difendere la propria identità e il proprio modello culturale e politico di una democrazia "aperta" a tutti, consociativa, socialmente giusta e, in una parola, "umana": difendere quel che resta di ciò che abbiamo faticosamente costruito sulle rovine, materiali e morali, di due tremende guerre fratricide. Si deve incominciare dalle parole e dalle espressioni che usiamo senza renderci conto del loro significato.
Due esempi "attuali":
1) "Ci ha messo la faccia", come dato positivo, mentre invece nasconde un modus operandi personalistico, AL DI SOPRA e AL DI FUORI, DELLA NORMALE PRASSI della democrazia parlamentare rappresentativa;
2) una massima d' origine cinese: "Non importa il colore del gatto: basta che prenda il topo". Versione, "maliziosamente" attualizzata, della controriformistica "il fine giustifica i mezzi": che è l'esatto opposto della democrazia (che è soprattutto - anche se non solo -questione di regole, di modi e mezzi, di "come" si fanno le cose.
Se noi avalliamo queste espressioni, vuol dire che siamo già noi stessi morti per la democrazia. Senza bisogno che ci uccida Trump o Musk o Putin o il tecnooligarca di complemento...
24 gennaio 2025
Ho sentito oggi, 24 gennaio, Elly Schlein chiedere a Giorgia Meloni di "Metterci la faccia" per rispondere in Parlamento sulla richiesta di dimissioni della Ministra del Turismo del suo Governo. Non è la prima volta che Elly Schlein ributta su Giorgia Meloni, quasi a competere con lei, le stesse populistiche espressioni da quest'ultima, con successo, usate. A mio avviso è un giocare di rimessa, un segno di debolezza, un rinunciare ad una distinzione, all'affermazione di un proprio stile. Forse ciò è dovuto al fatto che nei suoi primi discorsi fu criticata - anche da un violento "fuoco presumibilmente amico" (Lilli Gruber) - per l'uso di un linguaggio troppo tecnico e complesso e di parole troppo "difficili" per la "gente comune". A mio avviso questo è stato (e continua ad essere) un errore esiziale, un cedere al populismo (nel linguaggio, nelle forme, nei contenuti) che caratterizza la destra, in cui essa destra è maestra e che costituisce la sua stessa essenza.
Nella polemica politica, la sinistra balbetta o non risponde per le rime. Un esempio: la cosiddetta "egemonia culturale della sinistra", a cui la destra addossa tutti i mali del Paese. In realtà, a parte alcuni limitati e ristretti settori scientifici, artistici e universitari, l'egemonia (cioè, la gestione, il controllo, l'influenza sul sentire comune e sui comportamenti sociali) è stata della DC prima e poi del berlusconismo tramite Mediaset. La sinistra ha ottenuto successi sul piano legislativo e sindacale, ma non è riuscita a modificare il sentire e i costumi comuni e radicati nella società italiana da secoli. Quando si dice che per risolvere i problemi attuali ci vorrebbe un cambiamento culturale si certifica che NON c'è stata NEL PASSATO alcuna "egemonia della sinistra". Semmai c'è stato un suo "adattarsi" alla lottizzazione clientelare del potere.
Sarebbe l'ora che se ne prendesse atto e si reagisse: non certo, scimmiottando la destra! Ahi, ahi, signora Schlein!
25 gennaio 2025
Mi sono chiesto DOVE vanno i palestinesi liberati dalle prigioni israeliane. A Gaza? in Cisgiordania e nel campo profughi di Jenin per essere uccisi o imprigionati di nuovo come "terroristi"? Lo "scambio" è stato ed è una presa in giro. La realtà è l'occupazione violenta (e illegale!) della Cisgiordania, denominata "Muro di ferro". Come al solito, la "Comunità internazionale"(?) sta a guardare.
Come procede la "tregua" nel sud del Libano? Improvvisamente, dell'UNIFIL non si parla più. Cosa succede in Libano? E in quella che sembra essere diventata una semplice "espressione geografica", cioè la Siria?
Forse chiedo troppo, ma non ci sono solo Trump e Musk di cui preoccuparsi.
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C'era una volta il dialogo!
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Homo insaziabilis
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Le parole della politica: "purtroppo"
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Economia e Politica
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Politica e Giornalismo politico
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"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
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Le parole della politica: competenza, competente
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Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
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Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
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48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
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59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
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18 gennaio 2025