23 marzo 2025
Quando, a mezzogiorno di oggi, domenica 23 marzo, ho visto alla TV Papa Francesco salutare la folla e uscire dal Policlinico Gemelli per tornare al Santa Marta in Vaticano, sono stato diviso tra due sentimenti. Il primo, il sollievo e la gioia (per me e per Lui) di poterlo rivedere, anche se ancora convalescente, dopo più di un mese e dopo che era stato ben due volte in pericolo di morte. Il secondo, la preoccupazione nel vedere la sua fragilità e contemporaneamente l'ammirazione per il suo coraggio, per l'umiltà di condividere la sua fragilità e sofferenza e trasformarle in un grido di indignazione per ciò che continua ad accadere in molte parti del mondo ("assurdo"); e in un ennesimo appello alla pace. Papa Francesco ha sofferto ed è stato vicino alla morte. Rivederlo, è stato come fosse risorto. Da cattolici, si dovrebbe sperare che, in corrispondenza della Pasqua ormai prossima, il mondo "risorga" dalle sofferenze e dalle morti da cui è sommerso; dalla guerra alla pace. Da "laici" ci preoccupiamo, però, non solo per le condizioni attuali del mondo, ma anche per il futuro del pontificato di Bergoglio e della Chiesa Cattolica. In questo lungo periodo della "vacatio", per grave malattia, del Pontefice, nelle voci di dimissioni e/o di imminente Conclave, è emersa la presenza di una forte resistenza alla "svolta" bergogliana nella Chiesa cattolica, a tutti i suoi livelli. Avrà Papa Francesco il tempo e la capacità fisica (della sua determinazione morale e intellettuale non c'è dubbio) di "consolidare" questa "svolta" in modo che, dopo di Lui, non si dissolva "come neve al sole"? Non mi (e ci) resta che sperarlo!
25 marzo 2025
Alcune considerazioni su due espressioni, sinonime, poste come punto di partenza, del tutto assiomatico e aprioristico, delle "argomentazioni" prevalenti: "svolta storica" e "bivio della Storia". Dire che sono delle consuete esagerazioni retoriche, significa affermare una cosa per poi negarla. E' un modo molto capzioso e scorretto (ma molto diffuso!) di argomentare. Siccome bisognerebbe tornare al senso delle parole che si usano, occorrerebbe specificare, parlando di "bivio", QUALI SONO LE DUE STRADE tra cui ci si trova a dover scegliere. E, parlando di "svolta", in che cosa consiste e in che direzione si presume vada questa "deviazione" dalla strada seguita sino ad oggi dalla Storia.
L'interpretazione più "ristretta" (e più "locale") di questa svolta è che è finita la prospettiva euroatlantica e che l'Europa (non più "protetta" dallo "zio Sem" americano) deve "far da sé" e armarsi ancor di più di quello che ha fatto sinora, in direzione di una prospettiva di "difesa" nei confronti di una futura guerra di aggressione. L'interpretazione "globalistica" è che la "svolta" dell'imperialismo "muscolare" ed aggressivo trumpiano ha cambiato gli equilibri geopolitici mondiali verso un "multilateralismo conflittuale" di vari, più o meno grandi, "imperialismi", con lo spostamento nell'estremo oriente e nell'oceano Pacifico del punto di attrito. Ma di "svolta" si può parlare solo relativamente all'Europa, che si trova ad essere periferica e demograficamente "vuota". Non certo per gli Stati Uniti, che già da tempo hanno spostato la loro attenzione (e il loro "imperialismo") nella zona del Pacifico. Per quanto riguarda la prima interpretazione (quella "più ristretta") essa è del tutto funzionale ad inchiodare l'Europa stessa ad una prospettiva vecchia, di conflitto con la Russia, e "nordatlantica", proprio mentre si sta rompendo questa "alleanza" tra Stati Uniti ed Europa su cui si fondava. Però la NATO rimane in vita, anzi si chiede ai Paesi europei di rafforzarla in funzione antirussa.
In conclusione, se di "svolta" si vuol proprio parlare, essa sta nell' affermarsi di un clima di esasperazione dei rapporti internazionali e del prevalere della logica di potenza e di forza, dell'"aggressione" al posto della competizione regolata e mediata diplomaticamente.
Risulta che in questi ottant'anni di "pace" siamo andati vicinissimi alla catastrofe nucleare. Gli arsenali nucleari si sono sempre più ingranditi e "perfezionati"; da due che erano, si sono moltiplicate le potenze che li detengono o che si apprestano a detenerli. Stati come la Germania e il Giappone, che le avevano proibite nella loro Costituzione, attraverso un'apposita Riforma costituzionale, eliminano la proibizione e i limiti al riarmo. Pensate poi a cosa può portarci l'applicazione dell'Intelligenza Artificiale ai sistemi degli armamenti. Già risulta che Israele ha utilizzato gli algoritmi della I.A. per individuare e decidere i suoi bombardamenti su Gaza. Rischiamo di andar tutti in Paradiso (o all' Inferno!) per colpa di un algoritmo dell'IA!
Al posto delle "svolte" e dei "bivi" apparenti c'è però una svolta e un bivio necessari e cogenti, se non si vuol soccombere come specie umana: cambiar strada ed incamminarci nel percorso, difficile, ma necessario, della pace universale, del tabù della guerra.
27 marzo 2025
Estremamente interessante l'articolo di Domenico Quirico ("La Stampa" di stamattina, 27 marzo) sui pericoli in Europa non solo per l'atteggiamento "bellicista" (che ci riporta all'esaltazione della "guerra come igiene del mondo" degli anni precedenti lo scoppio del Primo conflitto mondiale), ma anche per il ritorno ai "cannoni di Krupp": cioè allo stanziamento, dopo modifica costituzionale, di centinaia di miliardi nell'industria degli armamenti e nella "riconversione" dell'automotive (Wolkwagen, Mercedes, Opel in piena crisi) alla produzione di armi "tradizionali" e di nuovi e avanzatissimi sistemi di difesa e offesa bellica. Varie sono le prevedibili conseguenze. Per la Germania, il "suicidio politico" del Partito dei Verdi (i Gruene) che si ritrovano ad abbandonare di fatto la riconversione ecologico-ambientale e sostenere una opposta ed energivora riconversione. Il futuro politico della Germania si preannuncia, dal mio punto di vista, piuttosto cupo. L'unica speranza è nei giovani e giovanissimi, in particolare nelle giovani e giovanissime donne. La componentistica elettronica si sposterà dall'automotive alla produzione militare. Per gli stretti rapporti di interdipendenza (con prevalenza tedesca) in questo settore produttivo tra Germania ed Italia, questo cambiamento avrà i suoi effetti anche in Italia: anche l'agonizzante automotive italiano dovrà convertirsi. E qui c'è un'incognita: come si comporterà la multinazionale di John Elkann?
Comunque, quel che sta succedendo oggi in Germania può riprodurre una situazione paradossale: una nuova versione della GERMANIA ARMATISSIMA ED EGEMONE contro cui combattevano, 84 anni fa, gli estensori del Manifesto di Ventotene! La politica dei vertici della UE a tradizione tedesca non è una garanzia. Anzi, tutt'altro, data l'effettiva, anche se non esplicita, struttura NAZIONALISTICA dell'attuale UE e della sua Governance (a parte la "foglia di fico" del Parlamento europeo, i cui poteri sono del tutto consultivi). Ciò che decide in questi giorni il Consiglio europeo e Ursula von der Leyen è determinante per il futuro della democrazia europea. Purtroppo, a livello sia dei singoli Governi, sia delle singole forze politiche europee, risulta prevalente la scelta nazionalistica e bellicistica (quest' ultima, camuffata da difesa della libertà e della democrazia!). Stupisce che molte autorevoli personalità, giornalisti e "intellettuali" che si definiscono "progressisti" (se non, addirittura, "di sinistra") ricorrano alla rozza e semplicistica (che definirei "prepolitica" e "predemocratica") argomentazione della necessità di reagire ad uno schiaffo con uno schiaffo ancor più forte, secondo la massima: "chi si fa agnello, lupo se lo mangia" (come dimostrerebbe la storia del passato). Questi "luoghi comuni" populistici trovano, però, la loro "potenza" e capacità persuasiva in una sorta di determinismo storico: cioè nella convinzione che ciò che è avvenuto nel passato e la medesima "LOGICA" debbano necessariamente riprodursi nel futuro. Il passato non come pedana da cui slanciarsi nel futuro, bensì come PESO CHE CI SCHIACCIA nel passato. L'impressione è che l'umanità si pensi come vecchia, come rivolta al suo passato: e non come giovane e rivolta al futuro. Questo, del resto, corrisponde alla realtà dell'umanità EUROPEA, in piena crisi demografica, dove prevale e "comanda" la generazione anziana e i giovani sono sempre più una minoranza. Vecchi come Bergoglio, che pensa come un giovane e si rivolge ai giovani e ai bambini come la speranza del mondo futuro ce ne sono in Europa pochi: non a caso egli proviene "dalla periferia del mondo", da un Paese relativamente "giovane".
28 marzo 2025
Il "video-messaggio" (con cui ormai Sua Videomaestà comunica e comanda) di ieri di Giorgia Meloni è estremamente indicativo: da una parte, tacendola, mette la sordina alla effettiva posizione dell'Italia nei confronti della guerra in Ucraina e delle "fibrillazioni" dello scenario internazionale; dall'altra "richiama all'ordine", a "serrare i ranghi" la litigiosa compagine di Governo. Ha infatti ripreso in mano la Legge di Riforma Costituzionale del Premierato (che ultimamente sembrava messa in secondo piano rispetto alla Riforma della Giustizia - cara a Forza Italia - e dell'Autonomia differenziata, quest'ultima cara alla Lega). Giorgia Meloni ha "dettato" il percorso dell'approvazione di quella che per Fratelli d' Italia è "la madre di tutte le Riforme: entro la fine della legislatura devono essere completati i sei passaggi parlamentari della sua approvazione, in modo da sottoporla al prevedibile Referendum confermativo nel 2027, dopo le nuove elezioni.
Le forze di opposizione sono avvisate. Più che controbattere il filotrumpismo e filomuskismo della Meloni nelle questioni europee e internazionali, dovrebbero preoccuparsi del massiccio potere di interferenza e di influenza di Musk (e degli altri ticoon americani sulla opinione pubblica e selle stesse elezioni italiane (ciò che ha fatto Musk nelle recenti elezioni tedesche è sotto gli occhi di tutti!). Giorgia Meloni sembra sicura di poter rivincere, forte dell'"appoggio" americano, le prossime elezioni e "andare poi a nozze" nel Referendum confermativo.
Non c' è molto tempo. Le opposizioni, più che attardarsi e sfinirsi in scaramucce di retroguardia (in cui sono costrette ad inseguire o ad agire di rimessa, sempre in ordine sparso!) dovrebbero, a mio avviso, prepararsi per le prossime elezioni politiche: 1) denunciando, anche con iniziative legali, le interferenze e le pressioni di potenze straniere su candidati e partiti di governo; 2) concordando un programma elettorale comune, rivolto ai gruppi sociali in grave crisi (e al limite della sussistenza... e della disperazione!) e alle giovani generazioni (lavoro e salari adeguati; giustizia tributaria con lotta all' evasione e tassazione veramente progressiva; ristabilimento della scuola e della sanità pubbliche ed universali, con un'adeguata e funzionale ristrutturazione delle stesse (blocco dell'attuale processo di totale privatizzazione); politiche di inclusione contro ogni forma di discriminazione); 3) impegno a CONSERVARE la forma di democrazia parlamentare rappresentativa stabilita dalla Costituzione vigente e le attuali prerogative del Presidente della Repubblica (NO al Premierato!); 4) le liste dei vari partiti, che sottoscrivono tale programma indichino un UNICO candidato Presidente (secondo il sistema elettorale attuale o, eventualmente uno simile, correlato con la Legge di Riforma costituzionale), NON SCELTO tra i presidenti o segretari dei partiti, PER NON FAVORIRE LA IMMOBILIZZANTE COMPETIZIONE INTERNA. Elly Schlein ha criticato Giorgia Meloni come "il cavallo di Troia di Trump" in Italia e in Europa. Trump non ha bisogno della Meloni per la sua politica internazionale: è la Meloni che ha bisogno di Trump (e di Musk) per i suoi interessi elettorali. Per mantenere il consenso elettorale, malgrado la tragica situazione della società e dell'economia italiane.
In campo internazionale, ciò che succede in Turchia svela la sostanza dittatoriale del regime di Erdogan: le forze dell'opposizione democratica (in testa gli abitanti delle grandi città - Istanbul e Smirne - gli universitari e le donne) chiedono all'Europa democratica di non lasciarli soli. Ma l'Europa "democratica" non sembra rispondere alcunché. Forse perché è evanescente o in altre faccende affacendata (leggesi: il pantano ucraino!). Idem può dirsi della strage di palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Possibile che non si possa aiutare in qualche modo l'opposizione israeliana ad abbattere la dittatura di Netanyahu? Ma finché non avrà risolto il problema dei palestinesi, Israele non potrà essere una democrazia: non è democrazia quella che si basa su un regime di "apartheid", di non riconoscimento reciproco e di odio inveterato tra i suoi componenti.
29 marzo 2025
Due "interviste", apparse stamattina, sabato 29 marzo, sono estremamente interessanti per capire "l'aria che tira" (ahinoi!) in Europa: o meglio, nei vertici della UE (Commissione, Consiglio europeo, Gruppo dominante nel Parlamento europeo). La prima è la lunga intervista a Ursula von der Leyen sul "Corriere della Sera" (con "apertura" a tutta pagina, in prima). La seconda (molto più breve, ma in alcuni punti quasi un "copia e incolla" della precedente) a Manfred Weber, Presidente dei Popolari europei, in una pagina interna de "La Stampa". Entrambi sono tedeschi e appartengono al PPE (come molti degli stessi Commissari): e ciò indica chi è che comanda oggi nella UE. Lo spazio e la collocazione data dal "Corriere della Sera" all'intervista alla von der Leyen è un segnale evidente di come si collochi l'indirizzo editoriale di questa testata, la più letta e prestigiosa d'Italia. Ursula von der Leyen si rivolge al nostro Paese, da una parte, dando un pieno riconoscimento alla posizione di "ponte" tra Europa e Trump svolta da Giorgia Meloni; dall'altra, mettendo in evidenza, dati gli stretti rapporti industriali tra Germania ed Italia, gli enormi vantaggi per le industrie e per tutta l'economia italiana (e, a suo dire, anche per la sanità e l'avanzamento tecnologico-educativo) derivanti dalla "conversione" al militare e al riarmo prevista dal suo Piano (dal nome ballerino!) e dalle centinaia di miliardi di euro stanziate dal Governo tedesco per la conversione "militare" della manifattura tedesca. Ciò che impressiona (e spaventa!) è l'"allure" bellicista di questa intervista, la cui nervatura argomentativa si basa su un dato della storia passata: che la guerra e la competizione militare siano state elemento di progresso tecnologico ed economico. Che questo sia stato e possa ancora essere UNO degli effetti delle guerre (o della PREPARAZIONE ad una futura guerra) non esime dal porci la domanda se, di fronte a tutti gli altri terribili effetti e quasi certi esiti catastrofici della guerra moderna, non sia giunto il momento di "sganciarsi" dal passato e di invertire totalmente la rotta.
Questo è il punto nodale che la civiltà e la cultura occidentale, da quando è entrata in crisi la sua egemonia e il suo potere (anche militare) dopo l'attacco alle Torri Gemelle e la disastrosa "ritirata", dopo anni di guera ed occupazione "democratica" dell'Afghanistan, deve affrontare e risolvere. A considerarlo sotto un'altra prospettiva, l'equilibrio del terrore tra "sogno americano" e "sogno comunista" si è dissolto, ma anche il vincente "sogno americano" è svanito e si è trasformato nell'incubo del disordine mondiale, della mancanza di un punto di riferimento positivo e aggregativo, nel predominio del potere tecnocratico
-finanziario autoreferenziale ed autoaccrescentesi a livello esponenziale e ad inarrestabile (sembra!) velocità. A "Tutta la città ne parla" di stamattina su RAI Radio 3 se ne è discusso. E' stata individuata, di fronte a questa nuova ed ingarbugliata situazione, una sostanziale "afonia", la mancanza di "parole", di "concetti" e di "prospettive" nuove, adatte a superarla e "sbrogliarla". Le parole del passato hanno perso di significato e di "operatività" concreta, nella e per la loro contrapposizione argomentativa: "guerra" e "pace"; "guerrafondai" e "pacifisti"; "offesa" e "difesa"; "aggressore e aggredito". Tutti attribuiscono all'altro, alternativamente, le due parti in commedia, senza rendersi conto di essere tutti, ad alterne vicende, vittime dello stesso brutto copione. Che occorrerebbe riscrivere ma che non riusciamo ancora a trovare le PAROLE e la TRAMA PER SCRIVERLO. Forse perché la maggioranza di noi (direi, vista l'intervista di oggi su "il Corriere della Sera", la quasi totalità!), per pigrizia o per interessata convinzione, NON LO VUOLE. Concordo con l'opinione espressa da Massimo Cacciari nella discussione sopra citata: l'unica area che si sforza concretamente di elaborare queste nuove parole e che costituisce un faro di speranza e di orientamento in questo deserto di disperazione e di smarrimento, è quella parte del mondo e della Chiesa Cattolica che fa riferimento al messaggio e all' opera di Papa Francesco.
Quanto sia difficile l'unità del centro-sinistra italiano, lo sta dimostrando l'Assemblea romana di "Azione" oggi a Roma: non tanto l'intervento di Giorgia Meloni (che fa, come al solito, la sua farsa di "democratica" che parla e dialoga con gli "avversari" (al contrario dell'"antidemocratica" Schlein, che si sottrae al confronto (?) e la tratta da "nemica"), bensì l'intervento di Calenda, che si è detto aperto e dialogante con TUTTI (da "vero" democratico!) per poi urlare di voler "cancellare" il Movimento 5 Stelle e ricevere fragorosi applausi dalla platea. Da questa Assemblea risulta che Calenda è più vicino alla Meloni che non alla Schlein: e che comunque sia, forse più di Renzi (il che è tutto dire!) un elemento disgregante all'interno di un possibile (ma sempre più improbabile, considerati i componenti) centrosinistra UNITO.
Il disastroso terremoto nel Myanmar (ex Birmania), non solo ha riportato all'attenzione generale una dittatura militare ed una ormai decennale guerra civile con distruzioni, atrocità, violazioni dei diritti umani e decine di migliaia di morti civili, ma fa anche riflettere sull'assurdità di continuare a farsi la guerra (la giunta militare continua, nonostante il terremoto, a bombardare la zona controllata dalle forze ribelli, anch'essa devastata dal sisma), invece di unirsi per combattere quello che già il Leopardi de "La ginestra" indicava come il vero nemico ("lo sterminator Vesevo", cioè le calamità naturali). La giunta militare, di fronte all'enormità della catastrofe, ha chiesto l'aiuto della Comunità Internazionale. La Comunità Internazionale dovrebbe chiedere alla Giunta militare la cessazione della guerra, la liberazione di Aung San Suu Kyi e il ritorno alla democrazia. Ma non lo fa, perché non esiste in quanto comunità e non ne ha, quindi, l'autorità morale e politica. Ciascun Stato interverrà secondo i propri interessi geopolitici ed economici: non a caso si sono mosse per prime, non solo per vicinanza geografica, la Cina e la Russia, che sono, appunto, sostenitrici della dittatura militare birmana.
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
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RIFLESSIONI
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1 Riflessioni
2 Principi irrinunciabili
3 Tesoretto
4 La scuola
5 Catalogna e affini
6 Competenze
7 Identità e diversità
8 Identità e diversità 2
9 Igiene lessicale
10 Democrazia
11 Anniversari
12 Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13 Popolo!
14 Né patria, né matria, FRATR
ÍA
15 L'ipocrita polemica sulle fake news
16 Il discorso di Fine d'anno
17 Neologismi
18 La retorica dell'anniversario
19 Smartphonite
20 C'era una volta il dialogo!
21 La crisi istituzionale che viene da lontano
22 Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23 Le parole della politica: autonomia
24 Europa ed europeismo
25 La Svolta
26 Le parole della politica: "statalismo"
27 Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28 Utopia
29 Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30 Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31 L'insegnamento delle pandemia
32 Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33 "Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34 Homo insaziabilis
35 Le parole della politica: "purtroppo"
36 Economia e Politica
37 Politica e Giornalismo politico
38 Parlamento e Governo
39 "Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40 Le parole della politica: competenza, competente
41 Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
83 Il congiuntivo
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29 marzo 2025