1 dicembre 2025
Come nota Anna Foa (a pag.3 de "La Stampa" di stamattina, 1dicembre) l'"indigazione" per Gaza sembra essere già finita. Della terribile e disumana condizione dei gazawi non si parla più, forse perché l'attenzione e l'indignazione si sono "spostate" sulle continue "occupazioni", aggressioni, distruzioni ed uccisioni perpetrate (con la complicità anche "attiva" dell'IDF) dai coloni ebraici nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Ce ne siamo occupati e preoccupati, quando alcuni cooperanti e attivisti italiani sono stati aggrediti, bastonati, insultati e minacciati, alle quattro di notte, mentre dormivano, in Cisgiordania, in una casa di palestinesi, da coloni ebraici. Va bene che "chiodo schiaccia chiodo", ma questo, purtroppo, è un grave limite alla nostra azione, dovuto forse alla contemporaneità, pluralità, vastità e gravità delle cose che succedono sul palcoscenico internazionale. Sembra infatti che il mondo tutto ci crolli addosso: e la nostra vita stia diventando un inferno. Sembra che si sia persa qualsiasi possibilità di un ragionamento pacato e razionale, non completamente offuscato da atteggiamenti emotivi e/o ideologici, su ciò che ci sta succedendo. Sembra che abbiamo perso un minimo di capacità interpretativa della realtà storico-politica che ci circonda e rischia di "sommergerci".
Vorrei fare un tentativo di affrontare la "questione ucraina" oltre la rappresentazione in cui è stata costretta (e direi quasi, "imprigionata") dallo scoppio del conflitto con la Russia e conseguente logica di guerra. Se si guarda alla "trattativa" a tre tra Trump, Putin e Zelensky; alle caratteristiche "affaristiche" (anche personali) di questi tre personaggi; e al piano su cui si svolge la "trattativa" (la spartizione, anche a livello di interesse personale, delle ricchezze dell' Ucraina e dei futuri "introiti" della ricostruzione postbellica), risultano abbastanza evidenti anche le ragioni di fondo dello stesso scoppio di questa terribile guerra, a cui si sono mischiate, aggravandola e "internazionalizzandola" (in conflitto tra due "blocchi!") ragioni della dinamica globale tra USA, Cina e Russia e delle diverse e opposte sovrarappresentazioni ideologiche. I tre personaggi protagonisti sono infatti tre oligarchi, la cui prevalente (se non unica!) finalità è stata ed è quella di aumentare la propria ricchezza e il proprio potere "personali", magari anche a scapito degli Stati e dei Popoli che li hanno "eletti" e di cui sono diventati i padroni. Ciò che sta succedendo nella classe al governo in Ucraina è sminuito e liquidato come episodio "marginale" di corruzione, presente in tutti i Paesi postsovietici dell'Europa orientale: nonostante si cerchi (in modo piuttosto "impudente", a mio avviso) di "separare" la figura personale di Zelensky da quella dei vari oligarchi implicati in questo
"scandalo" e che non solo sono stati sino a ieri al governo e ai vertici del potere politico in Ucraina, ma sono stati anche all'origine (profondamente connessi e compartecipi) della "fulminea" e "travolgente" ascesa al potere della star televisiva Volodymyr Zelensky. Questa è la realtà che si vuol ignorare, liquidandola come propaganda filoputiniana. Così come si vuol sorvolare sul ruolo che sia l'ex-presidente USA, Joe Biden, sia i governanti europei ed "occidentali" hanno avuto in questa ascesa e nella sua legittimazione internazionale. Non ho mai nascosto la mia meraviglia che un fino ad allora sconosciuto ucraino fosse diventato improvvisamente una "star" internazionale, onnipresente in tutte le TV, i convegni internazionali, i "contatti" e le "trattative" ad alto livello e "invitato" in tutti i Parlamenti nazionali e nella stessa Assemblea dell'ONU: come se, da un lustro ad oggi, tutti dipendessero dalle sue labbra. Le ragioni di fondo della guerra stanno nel conflitto per il potere e le ricchezze dell'Ucraina tra i vari oligarchi russi e ucraini, scatenato dal superoligarca russo Putin, per ribadire la sua "supremazia" interna, dopo aver superato (con una certa difficoltà) e "assorbito" la rivolta del concorrente, prima solidale, oligarca russo Prigozin (e del suo potente Gruppo Wagner). Comunque, come che vada a finire, USA e Putin ci hanno guadagnato: e l'Europa, invece, abbondantemente perso, sotto ogni aspetto.
3 dicembre 2025
Molte volte si "specula"(o "si ciurla nel manico") e si "arzigogola" su alcune parole, non per capire che cosa ha voluto effettivamente dire la persona che le ha pronunciate, bensì, estrapolandole dal contesto complessivo del suo discorso, per attaccare questa persona e farle dire ciò che NON ha detto, con domande e posture da Santa Inquisizione. Ritengo che questo sia il caso della parola "monito" attribuita a Francesca Albanese nella sua condanna della violenta intrusione e devastazione della sede torinese del quotidiano "La Stampa". A "Lo stato delle cose" di lunedì scorso, Francesca Albanese ha chiarito, a mio avviso in maniera più che sufficiente, la sua posizione. Eppure Massimo Giletti le ha di nuovo chiesto di ripetere la sua condanna: o meglio, di formularla "senza se e senza ma". Ritengo questa richiesta di "giudizi ASSOLUTI" non solo inquisitoria, ma anche poco democratica e poco rispettosa della complessità e varietà del reale e del pensiero altrui. Non si può costringere (secondo una logica duale), di impostare il discorso e chiedere (o meglio, imporre) di schierarsi per una condanna assoluta, altrimenti si passa dalla parte dei violenti, oppure si rimane prigionieri dell'artificiosa e strumentale polemica e della ribaltante reciproca accusa di "violenza comunista" e "violenza fascista". La violenza non ha colore e va condannata in quanto tale, ma anche valutata nella sua specifica dimensione e nella attuale collocazione storica (per usare un termine spesso abusato, va "contestualizzata"). Soprattutto va evitato quello che invece è molto (strumentalmente e dolosamente!) praticato: riferire, identificandoli, fatti del passato con situazioni e fatti del presente, con la finalità di squalificare posizioni e valutazioni diverse dalle proprie. Questo uso strumentale della storia va esso sì condannato, da QUALSIASI PARTE esso provenga.
4 dicembre 2025
Su "il Manifesto" di stamattina, 4 dicembre, Roberto Della Seta ha dato notizia di un Progetto di Legge del senatore PD Graziano Del Rio, in cui si prevede che sia incriminato di "antisemitismo" chiunque critichi radicalmente Israele nell'espressione del suo attuale governo Netanyahu. Quindi, secondo Graziano Del Rio, sarebbero da incriminare per "antisemitismo" Anna Foa, Gad Lerner, David Grossman e tutti quelli che si sono permessi di criticare la politica genocidiaria di Netanyahu (compreso il Tribunale Internazionale di giustizia dell' Aja!).
Sono rimasto di stucco: a che abisso di autolesionismo i "riformisti" del PD (di cui Del Rio è un esponente di spicco) si condannano, per ragioni di supremazia e di vincita nella lotta INTERNA tra le varie "correnti" del PD!? Pensano forse di attirare, con le STESSE ARGOMENTAZIONI dei propagandisti del centro-destra, i filoisraeliani "senza se e senza ma" che non mancano in Italia? Può darsi che la loro (a mio avviso, molto rischiosa ed anche vergognosa"!) scommessa abbia successo e che abbiano fatto bene i loro calcoli, ma mi chiedo cosa ne pensa in merito Elly Schlein: era a conoscenza di questa "iniziativa " di un senatore del Partito di cui è (sinora!) Segretaria? Può "fare la gnorri" e mettere la sordina al fatto: ma fino a quando? Può permettersi che questo Disegno di Legge venga messo in discussione anche solo a livello di Commissione parlamentare? Penso di no. E penso che questa mossa di Del Rio sia CONTRO DI LEI, sia una pendente arma di ricatto: per avere da Elly Schlein qualcosa, in cambio del ritiro di questo vergognoso e inqualificabile Disegno di Legge. Comunque vada a finire, sta di fatto che questo è un altro ed ennesimo tentativo di mettere in difficoltà la Segretaria del PD e costringerla a farsi da parte. Se qualcuno trova un'altra plausibile spiegazione di questa "mossa" di Del Rio, lo esorto a esplicitarmela. Io non mi rendo conto di come sia saltata in mente a Del Rio: a meno che non sia stata in sogno suggerita dalla buonanima di Silvio Berlusconi (a lui, Graziano, come "grazia" all'incontrario)!
"Ovunque il guardo io giro", che desolazione! Anche Ursula von der Leyen, che sarebbe la Premier di me in quanto cittadino europeo, decide nuovi armamenti e nuovi enormi finanziamenti perché continui la sanguinosa e disastrosa (sotto tutti gli aspetti) "guerra difensiva" in Ucraina. Sentivo stamattina l'"Inno alla gioia", che è l'Inno ufficiale dalla UE: pensavo che stona con quanto sta facendo OGGI l'Europa stessa, a cui sarebbe più conforme l'Inno (arrangiato!): "All'armi, all'armi! siam atlantisti, nemici dei putinisti...". Del resto un importante e autorevole generale (di nazionalità italiana) della Nato, a cui ha fatto eco il Segretario Mark Rutte, ha parlato di necessità di una guerra cibernetica maggiormente "proattiva" della NATO e dell'Europa contro l'analoga attuale guerra cibernetica della Russia di Putin nei nostri confronti. Questa affermazione (che risale ai primi di ottobre ed è stata "lanciata" nei giorni scorsi) ha suscitato il finto ed ipocrita stupore dei tanti "caduti dal fico", che scoprono ora che siamo al centro e bersaglio di una subdola e insidiosa. guerra cibernetica, che viene da più parti (e di cui anche noi siamo SOGGETTI ATTIVI), non solo da parte della Federazione Russa. Come giudichiamo le continue "interferenze" degli Stati Uniti nelle elezioni dei Paesi europei (vedi Elon Musk nelle ultime elezioni tedesche), le "connessioni" e i megafinanziamenti di "Fondazioni" statunitensi di estrema destra a "Fondazioni", movimenti politici e partiti europei, non solo "sovranisti" e/o di estrema destra? Siamo "bersagli di propaganda" non solo da parte dei Russi. Ci vorrebbe, a mio avviso, un minimo di equilibrio e di imparzialità, per non cadere nell' ipocrita logica del doppio binario. Come quando si tira fuori il principio dell'"autodeterminazione dei popoli" solo quando coincide con i propri interessi e posizionamenti geopolitici: e negli altri casi lo si nega in quanto risultato di Referendum o elezioni che noi giudichiamo "farlocche". Quello dell'"autodeterminazione dei popoli" è un principio che va usato con estrema cura e circospezione. Perché costituisce un problema per la struttura istituzionale dello Stato-Nazione oggi vigente, che, per sua natura, non può risolvere. Solo il federalismo, che sostituisca la struttura istituzionale dello Stato-dinastico e dello Stato-Nazione, potrà, a mio avviso, risolverlo. Ma la filosofia politico-istituzionale federalistica del Manifesto di Ventotene, cui avrebbe dovuto ispirarsi e che avrebbe dovuto ATTUARE l'unificazione europea, è rimasta, purtroppo, sino ad oggi "lettera morta", oscurata ed uccisa da un risorgente e aggressivo nazionalismo: si continua a "sentire", a pensare e a decidere in termini nazionalistici. Del resto la politica è ormai del tutto soggetta al potere delle grandi concentrazioni economico-finanziario-tecnoligico-scientifico e militari di dimensioni mondiali, a cui potrebbe far da contrappeso o un'ONU dotata di un effettivo potere SOVRANAZIONALE; oppure la Federazione degli Stati Uniti del Mondo. Utopia? Sì, ma necessaria, se non vogliamo continuare a vivere in uno stato di perenne guerra, al limite dell'autodistruzione.
6 dicembre 2025
Su "Il Manifesto" di stamattina, 28 novembre, è uscito un lungo editoriale di Edgard Morin, di cui consiglio un'attenta lettura, perché evidenzia la regressione politico-culturale del mondo contemporaneo, in netta e stridente contraddizione con i giganteschi e veloci progressi e le quasi sovrumane potenzialità tecnico-scientifiche, che Internet, la digitalizzazione e l'AI rendono possibile. Questa enorme distopia, tra l'essere rimasti sul piano cultural-sociologico-politico all' età della pietra e l'avere, per converso un potere tecnologico-scientifico quasi da Dio, non può non porci la domanda sul pericolo esistenziale per tutta l'umanità che questo potere ci sfugga di mano e ci porti alla rovina. Edgard Morin è un filosofo-sociologo (ed anche antropologo ed epistemologo) francese di 104 anni, che ha da decenni analizzato i fenomeni socio-culturali ed economici della società capitalistica, anche nelle loro sovrastrutture ideologiche. Confesso che Morin è stato per me un "maestro": comunque, nella cultura europea, è uno degli ultimi "pensatori a tutto tondo" che ci sono rimasti. La lettura delle sue tante opere, dalla fine degli anni '50 ad oggi (65 anni!), è strumento essenziale per capire la nostra storia e la nostra società.
C' è un altro intervento di cui consiglio la lettura: l'editoriale di Franco Cembriani (sul quotidiano trentino "il T" di stamattina) intitolato "La privatizzazione della sanità". In base all'analisi indipendente presentata dal presidente della fondazione Gimbe al 20° forum Risk Management di Arezzo sullo stato della nostra sanità pubblica, Cembriani conclude che da questa analisi non emerge un quadro confortante: "I molti dati statistici in essa contenuti confermano, infatti, il continuo e progressivo indebolimento (declino) del Servizio sanitario nazionale e la parallela crescita dei soggetti privati (profit e non profit) che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e sociosanitarie". Questo ormai evidente quasi totale privatizzazione riguarda anche il Trentino, il cui Servizio sanitario nazionale era ritenuto, sino a non molti anni fa, uno dei migliori e più "funzionanti" di tutta Italia. Posso, per diretta esperienza personale dal 2000 ad oggi, che l'articolo di Franco Cembriani è condivisibile parola per parola.
29 novembre 2025
Stamattina, 29 novembre, a seguito dello sciopero di ieri, indetto dalla FIEG, sono usciti solo i quotidiani vicini o sostenitori della coalizione di Governo. Questa è già di per sé stessa una ben precisa indicazione politica, che va al di là del diritto alla libertà di sciopero. Mi ha però colpito in particolare l'editoriale di Claudio Cerasa su "Il Foglio", in cui si commenta in modo positivo l'intenzione del ministro della difesa, Guido Crosetto, non solo di aumentare di 30mila unità, con una sorta di "leva volontaria", gli effettivi dell' esercito italiano, ma anche di "spoliticizzare" il tema della difesa, affidandolo ai "tecnici" del settore, cioè ai MILITARI (di cui sono previste molte future audizioni al PARLAMENTO, come utili suggerimenti di "esperti" e come detentori - e questa è la cosa più grave - della verità della situazione di guerra con la Russia. Dietro la finzione della "neutralità tecnica" si nasconde, a mio avviso, il tentativo di sottrarre alla politica e al Parlamento la funzione decisionale di valutazione e di indirizzo della politica della difesa e di trasferirla agli "esperti " militari. Ritengo molto grave e pericoloso che diventi realtà questa "intenzione" di Crosetto, che tanto piace a Claudio Cerasa (e a Giuliano Ferrara!). Mi fa pensare ai golpe militari sudamericani (ed oggi presenti in tutto il mondo, negli Stati a "debole" democrazia). Che ciò possa succedere anche in Italia non è da escludersi, dato lo stato della sua democrazia ("a bassa intensità", come dice Mattarella!). E invece noi ci trastulliamo sulla domanda "amletica" se Elly Schlein avrà uno scontro unico e diretto con Giorgia Meloni alla prossima festa di Fratelli d' Italia, come se Atreiu fosse l'effettivo e d ufficiale agone della politica italiana: e come se qui si decidesse chi è il leader della coalizione di centro-sinistra. A mio parere, sia Schlein, sia Conte sbagliano e ha ragione il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, a dire che il posto giusto per "confrontarsi" con Giorgia Meloni è il Parlamento (e non Atreiu!).
In questi ultimi giorni un altro argomento che ha monopolizzato le prime pagine dei quotidiani, dei Telegiornali, dei Talkshow televisivi e dei social media è stato (e continua ad essere) quello de "la casa nel bosco": cioè la decisione di un giudice del Tribunale dei minori di sottrarre dalla potestà genitoriale tre figli minorenni e di affidarli alla struttura pubblica di custodia. Non mi sembra corretto entrare nel merito delle motivazioni del giudice su cui, si è detto di tutto e di più e, come al solito, ci si è schierati in due opposte tifoserie, con uso di parole "sopra le righe". Trattandosi di una questione "delicata", occorrerebbe, a mio avviso, tenere toni bassi e avere rispetto della sensibilità e delle scelte dei genitori, anche se non le si condividono. Casi simili ci sono strati in passato e ci saranno in futuro. Essi riguardano infatti il rapporto (potenzialmente conflittuale) tra pubblico e privato, tra interesse generale e interesse dei singoli, tra Stato e Famiglia (in quanto Stato "naturale" di base). Come nel caso della proprietà privata individuale in cui la nostra Costituzione prevede dei limiti (possibilità di "esproprio" per motivi di interesse generale; così, anche nel caso della potestà e decisionalità genitoriale nei confronti di figli minorenni è previsto una deroga a tale potestà, qualora essa vada contro il reale interesse e le "normali" condizioni di vita dei figli minorenni. Nel caso specifico c' è stato un sovradimensionamento dovuto ad una strumentalizzazione politico-partitica e ad una conflittualità ideologica (del tutto artificiosa, a mio parere) tra fautori di uno stile di vita più "naturale" ("ecologico" e rispettoso dell'ambiente) e "antiecologisti", che qui si atteggiano a difensori della famiglia contro le "ingerenze" dello Stato. La "strumentalizzazione" (e relativo sovradimensionamento) di questo caso è dovuta al fatto che siamo già in campagna elettorale per il prossimo Referendum Costituzionale sulla Giustizia e rientra nella strategia dei partiti di governo l'attacco e la delegittimazione dei giudici. C'è pero un altro aspetto che mi sembra utile sottolineare: l'ambivalenza di quella struttura sociale di base che è la famiglia: da una parte essa si sostituisce allo Stato nelle "mancanze", "insufficienze" e "inadeguatezze" di quest' ultimo, diventando l'effettivo "welfare state"; dall'altra, per le caratteristiche culturali della storia italiana, il cosiddetto "familismo" (o mentalità del "clan", del "favoritismo" agli appartenenti al proprio gruppo) rende debole, se non quasi inesistente, il senso dello Stato e dell'interesse pubblico. Questa "malattia" (direi quasi genetica) è molto dura a curarsi e ad essere estirpata. Purtroppo, è una brutta e ingombrante eredità di molti secoli di storia italiana. Anche il finto e disastroso "statalismo" del ventennio della dittatura fascista ha fatto sì che, per reazione, si continui a considerare "nemico" anche lo Stato democratico repubblicano postbellico. Per questo, al contrario degli altri Paesi europei, in Italia lo Stato non funziona: e chi ha cercato (debolmente, in verità) di farlo funzionare ha fatto un buco nell'acqua.
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
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RIFLESSIONI
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1
Riflessioni
2
Principi irrinunciabili
3
Tesoretto
4
La scuola
5
Catalogna e affini
6
Competenze
7
Identità e diversità
8
Identità e diversità 2
9
Igiene lessicale
10
Democrazia
11
Anniversari
12
Tifosi d'Italia, l'Italia s'è desta
13
Popolo!
14
Né patria, né matria, FRATR
ÍA
15
L'ipocrita polemica sulle fake news
16
Il discorso di Fine d'anno
17
Neologismi
18
La retorica dell'anniversario
19
Smartphonite
20
C'era una volta il dialogo!
21
La crisi istituzionale che viene da lontano
22
Dissesto idrogeologico e Legge urbanistica
23
Le parole della politica: autonomia
24
Europa ed europeismo
25
La Svolta
26
Le parole della politica: "statalismo"
27
Le parole della politica: "sviluppo", "sostenibilità", "sostenibile"
28
Utopia
29
Le parole della politica: semplificazione, macchina burocratica, statalismo
30
Le parole della politica: "giustizialismo" "garantismo"
31
L'insegnamento delle pandemia
32
Le parole della politica: diritti libertà,responsabilità, potere decisionale
33
"Etica del Sacrificio" ed "Etica della Rinuncia"
34
Homo insaziabilis
35
Le parole della politica: "purtroppo"
36
Economia e Politica
37
Politica e Giornalismo politico
38
Parlamento e Governo
39
"Fake(new)democrazia" o "il sonno della ragione genera mostri"
40
Le parole della politica: competenza, competente
41
Le parole della politica: liberalizzazione, esternalizzazione, privatizzazione
42
Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
43 La Coppa e San Gennaro
44 Kabul, l'America e l'Europa
45 Julian Assange
46 Astensionismo
47 Delega fiscale
48 La destra coerenza di Renzi
49 Successo o bla bla bla ?
50 Pandemia e cambio di paradigma: bilancio provvisorio
51 Il Presidente
52 Quirinale: il gioco dell'oca
53 Non esistono guerre giuste
54 Le parole della politica: realismo
55 Le parole della politica: realismo
56 Mattarella e la sostenibilità ambientale - Draghi e i sassolini nella scarpa
57 Privatizzare
58 Guerra, pace e pacifismo
59 Il PD prossimo venturo
60 La rivoluzione di Bergoglio
61 Quirinale: il gioco dell' oca
62 Auguri di Pasqua - Costituzione disattesa - Stato di eccezione e di necessità
63 La riforma della Costituzione
64 Presidenzialismo alla francese?
65 Il caso Rovelli
66 Il Presidente e l'etnia
67 Festa della Repubblica
68 Tutti i nodi vengono al pettine
69 "Modificavit ridendo mores"
70 Oligarcomachia
71 La strategia della torsione
72 11 settembre 1973 - 11 settembre 2001
73 Fuoco incrociato
74 Gianni Vattimo
75 Onnipotenza della tecnologia?
76 A quale scopo?
77 Logica duale
78 Le parole della politica
79 Antisemitismo
80 In margine ad alcuni articoli
81 Premierato
82 Quante storie
83 Il congiuntivo
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6 dicembre 2025